Lib3llula ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 decennio fa

aiuto scheda libro????!!!?

raga mi servirebbe un aiuto cn la scheda del libro "la lunga vita di marianna ucrìa"...deve essere fatta così:

titolo:

autore:

genere:

anno pubblicazione:

parte iniziale della storia:

esordio:

spannung:

protagonista:

carattere protagonista:

considerazioni personali:

personaggi secondari:

Quello cn cui trovo difficoltà è soprattutto la trama k devo dividerla in esordio spannung e parte inziale!!vi ringrazio in anticipo!!! aiutatemi!

3 risposte

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    Lui elegante e trasandato… lei chiusa dentro un corsetto amaranto che mette in risalto la carnagione cerea». Padre e figlia, anzi «il signor padre» e «la mutola» avvinti in un rapporto che va oltre il muro del silenzio, che crea una sorta di legame indissolubile, fuori dal tempo. Ma «il signor padre» è un uomo e la «mutola» una donna, nel malefico ingranaggio di un mondo arcaico e onnipresente al contempo, dove certe cose sono da maschi e certe altre da femmine. «Assiste, la piccola mutola innamorata profondamente del padre, alla scena cruenta e orribile della esecuzione dell’uomo: «lo sguardo della bambina si sposta sul condannato e lo vede piegarsi penosamente sulle ginocchia. […] Qualcosa non ha funzionato: l’impiccato, anziché penzolare come un sacco continua a torcersi sospeso per aria, il collo gonfio, gli occhi strabuzzati fuori dalle orbite. […] Ma ora è davvero morto; lo si capisce dalla consistenza di pupazzo che ha preso il corpo appeso. […] Il signor padre si china sulla figlia estenuato. Le tocca la bocca come se si aspettasse un miracolo. […] La bambina prova a spiccicare le labbra ma non ce la fa…». «Scantu la ‘nsurdiu e scanto l’avi a sanare» [«uno spavento l’ha assordata e uno spavento la deve guarire»], aveva trovato scritto un giorno in una lettera del signor padre alla signora madre. Ma di quale spavento parlava? C’era stato un intoppo, un inciampo, un arresto involontario del suo pensiero quando era bambina? E a cosa era dovuto?».

    No, Marianna non ricorda perché a un certo punto della sua vita le orecchie si siano rifiutate di ascoltare e la bocca di parlare. Né assistere all’impiccagione di un ragazzo giustiziato dal macabro Tribunale della Inquisizione era servito a nulla. Ma la sua menomazione non si traduce in una sconfitta, che anzi la diversifica dalle altre donne e riempie il suo silenzio di pensieri. Pensieri che ruba dalla mente degli altri, dove riesce a penetrare senza sforzo, pensieri che costruisce con acume e acutezza di ingegno, forte della bella filosofia del signor Davide Hume e soprattutto forte della sua intelligenza, sollecitata dalla lettura, dalle riflessioni, dalla coscienza di dover lottare per non sprofondare nel labirinto della sua menomazione senza speranza. «L’intelletto quando agisce da solo e secondo i suoi più generali principii, distrugge del tutto se stesso… noi ci salviamo da questo scetticismo totale soltanto per mezzo di quella singolare e apparentemente volgare proprietà della fantasia per la quale entriamo con difficoltà negli aspetti più reconditi delle cose…». Marianna entra negli aspetti più reconditi delle cose, senza sottrarsi al suo destino di povera femmina, nata solo per saziare l’appetito sessuale dell’uomo, allevare figli, ubbidire, sottostare, invecchiare precocemente.

    Lei però non invecchia precocemente, anzi: «strano come regga bene l’età… neanche un filo di grasso, nessuna deformazione, snella come quando aveva vent’anni, la carnagione chiara, fresca, i capelli ancora ricci e biondi, solo una ciocca bianca sulla tempia sinistra…». Sposa a tredici anni, partorisce i suoi figli e li alleva, ma non fisicamente, perchè nelle nobili famiglie ci sono i subalterni a pensare a tutto. Le sue rimangono mani: «che non hanno mai percepito il peso di una pentola, di una brocca, di un catino, di uno straccio. […] Hanno accarezzato, quelle mani, qualche testa di neonato, ma non si sono mai intrise della loro lordura. […] Certamente si sono posate, inerti, sul grembo, non sapendo dove rintanarsi, che cosa fare; poiché ogni gesto, ogni azione, era considerata pericolosa e inopportuna per una ragazza di famiglia nobile». Marianna alleva i suoi figli e le sue figlie con amorosa dedizione, attenta alla loro crescita mentale e psicologica, dipingendoli sulla tela e dipingendo nella sua mente la meravigliosa capacità di «essere» che ciascuno di noi ha e che ci fa individualità irripetibili e uniche. Manina, la paciera, Felice con la sua vocazione alla medicina, Giuseppa che rincorre la passione, Mariano che rifiuta di crescere e di autodeterminarsi e… Signoretto il più piccolo… il prediletto, tutti insieme a giocare, a vivere, a comunicare, sia pure per iscritto.

    Quella comunicazione che a lei era mancata… lei, figlia della sua «signora madre» inetta, infelice e affogata nel laudano, lontana, persa nel suo torpore di frustrazione, capace solo di ricordare alla figlioletta la sua situazione di «povera mutola». «Chissà che aveva in quella testa sempre languidamente reclinata su una spalla la dolcissima signora madre! […] Con quella tendenza a impigrirsi dentro un letto sfatto, dentro una poltrona, perfino dentro un vestito in cui si assestava appoggiandosi con le carni molli alle stecche di balena, ai ganci, financo alle asole. Una pigrizia più fonda di un pozzo nel tufo, un torpore che la conteneva come un baccello di carruba contiene il seme duro, morbido color della notte» .Lei, figlia prediletta del signor padre, che incapace di risolversi,

  • Anonimo
    1 decennio fa

    Posso aiutarti in alcuni punti

    Titolo : la lunga vita di marianna urcìa

    Autore : Dacia Maraini

    Genere : Romanzo Storico

    Anno Pubbl. : 1990

    Protagonista : Marianna Ucrìa

    Personaggi Secondari : Duca Signoretto, Saro, Pretore Camaleo

    Scs se è poko

  • Anonimo
    1 decennio fa

    studiaaaaaaaaa

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