Anonimo
Anonimo ha chiesto in Musica e intrattenimentoTelevisioneTelevisione - Altro · 1 decennio fa

qualcuno sa dirmi come si intitola la canzone che mettono a carramba che sorpresa?

quando lei dice "e dall'argentina tuo nonno è qui..." tararararara

che canzone è quel tararararara?

3 risposte

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Migliore risposta

    Bella domanda... E' un classico valzer.

    Si tratta di una musica originale composta dal maestro Tony De Vita che non ha titolo. La Raffa in più di un'occasione l'ha ribattezzata con il nome di "Valzer dei ricongiungimenti".

    E' contenuta nel cd (FONIT CETRA, uscito nel 1996) intitolato "Carrambacherumba".

  • 1 decennio fa

    A me sembra quella di Via col vento!

  • Dany M
    Lv 4
    1 decennio fa

    CHE SORPRESA! s'intitola

    Le sorprese non vengono solo da "Carràmba". Per fortuna!

    Come annunciavo nella pagina precedente, è poi finalmente accaduto che, a distanza di un secolo, un discendente dei Carcuro americani abbia rimesso piede in Italia, anche se non a Banzi, ma in Lombardia a casa mia. Non portava egli il cognome Carcuro, ma Bidone, però pure esso di origine italiana, genovese. Solo sua nonna materna era una Carcuro, Antonietta di nome, figlia di Donato Carcuro, fratello di mio padre Lorenzo.

    Milton è arrivato dall'Argentina, dalla città di Cordoba, facendo il viaggio all'incontrario di quello del suo bisnonno Donato, con appena qualche anno in più di lui (compirà 24 anni il 21 novembre prossimo... non lo dico perché gli facciate gli auguri, anche se io un messaggio glielo invierò senz'altro). Suo nonno partì però forse dal porto di Napoli, Milton è arrivato in volo all'aeroporto di Fiumicino.Cinque mesi fa. E stasera, proprio da Fiumicino, riprende il volo di ritorno per Buenos Aires, quindi un pullman per Cordoba. Mi ha detto che in Argentina praticamente non esiste ferrovia.

    Egli è venuto in Italia per lavorare. Ci è rimasto per cinque mesi, lavorando su uno yacht che, tra una crociera e l'altra, è rimasto ormeggiato a Varazze. Ma a Napoli ci è andato pure lui, forse senza sapere che nelle acque del golfo, dove è stata attraccata la sua barca, sono finite tante lacrime di tristezza del suo bisnonno, quando la nave salpò per l'America, senza portarlo mai più indietro per il ritorno.

    Forse lui, chissà, pensava anche di ritornarvi un giorno. Nessuna speranza aveva invece sua madre, che si sarà straziata l'anima al momento della sua partenza, e di quella di Francesco e Michele, convinta che si trattava di un addio. Come poi fu.

    La mamma del suo bisnonno gliel'ho fatta vedere in un ritratto, insieme al padre del suo bisnonno, Domenico. Egli non sapeva che nei venti anni trascorsi da me a Banzi quel ritratto l'ho sempre avuto davanti ai miei occhi. Neppure che quando mia madre mi raccontava (a lei riferita da altri) della straziante partenza del suo bisnonno io, puntualmente, mi sono sempre commosso, piangendo a mia volta. Come pure ho pianto ancora quando un giorno venne a casa lo zio Rocco, con una lettera in mano che recava la ferale notizia della morte del fratello Donato, e comunicandola a mio padre, si abbracciarono in un pianto dirotto, per mio padre affatto particolare, perché piangeva un fratello mai visto.

    Milton non sapeva neppure la ragione perché suo bisnonno fosse finito in Argentina. Gliel'ho spiegata io. Donato, infatti, fu costretto a fuggire dagli Stati Uniti - dove nello stato di New York erano approdati tutti e tre i fratelli, stabilendosi a Schenactady - per sfuggire alla giustizia. Accadde infatti che egli commise un omicidio per questione d'onore: ammazzò una persona proprio di Banzi, che pare avesse insidiato la moglie. Per non finire in galera fuggì in Argentina.

    Per il periodo necessario a sistemarsi nel nuovo Paese, sua moglie fu messa al sicuro a Banzi. Aveva già una bambina (Anita), all'incirca della stessa età di mio padre. Sicché lei portava in braccio da un lato sua figlia, dall'altro il suo piccolo cognato. Ma sotto il vestito portava anche un bel coltello, per far fronte ad eventuali rimostranze dei parenti dell'ucciso.

    Anche in Argentina, a Cordoba, mio zio Donato incontrò altri banzesi, ma a loro non ebbe motivo di fare alcun male, piuttosto di mostrar loro la sua magnanimità. Da gran possidente terriero che era diventato, accadde, infatti, che presso la sua azienda andasse a lavorare proprio qualche emigrante di Banzi.Qualcuno di essi però era alquanto scansafatiche ed allora, quando suo figlio Domingo s'infuriava e voleva cacciarlo via, mio zio gli intimava di lasciarlo stare, di fargli fare quello che era capace o che aveva voglia di fare, perché con quelli bisognava essere indulgenti in quanto compaesani.

    Poi a Milton gli ho mostrato e letto anche l'atto di nascita del bisnonno di sua nonna (e pure mio) Francesco, che non ha esitato a fotografare e che qui mi piace riportare, perché rappresenta una pagina della storia della nostra comune origine. L'atto era il numero due dell'anno 1834 e recitava esattamente così.

    "L'anno milleottocentotrantaquattro il dì diciannove del mese di Gennaio alle ore ventuno avanti di Noi Leonardantonio Nozza, Eletto, ed uffiziale dello Stato Civile del Comune di Banzi, Distretto di Potenza, Provincia di Basilicata, è comparso Domenico Carcuro, figlio di Giuliano, di anni trenta, di professione contadino, domiciliato in Banzi, il quale ci ha presentato un figlio secondocchè abbiamo ocularmente riconosc,iuto, ed ha dichiarato che lo stesso è nato da Lucia Saluzzi di anni trentuno, domiciliata con suo marito e da esso dichiarante di anni come sopra, di professione come sopra, domiciliato come sopra, nel giorno diciassette del mese di Gennaio anno 1834 alle ore quattro nella casa di propr

Altre domande? Fai una domanda e ottieni le risposte che cerchi.