aiuto analisi correggio??!?!?!?

cerco un'analisi di una qualunque opera di correggio! ma su internet ho trovato solo analisi corte! mi serve qualcosa il più lungo possibile! grazie e 10 punti al migliore!

3 risposte

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    A me sembrano anzi un pò tante, troppe notizie... vedi tu.

    Madonna di San Francesco

    1515

    olio su tavola, 299 x 245,5

    Dresden, Gemäldegalerie

    Quest’opera, firmata sulla ruota di santa Caterina (“ANTO[N]IVS/ DE/ ALEGRIS/ P.”) e che sappiamo esser stata completata nel 1515, ha rappresentato il punto di riferimento per sistemare cronologicamente il catalogo delle opere giovanili del Correggio. Vera e propria cesura fra due modi di intendere e di fare l’arte: il primo, precedente a questo lavoro, ancora ancorato alla tradizione artistica mantovana e bolognese, il secondo, posteriore, ormai pienamente inserito nella “maniera moderna” che secondo Vasari fu proprio il Correggio a iniziare in Lombardia [1]. Fu commessa il 30 agosto 1514 da Fra' Girolamo Catanio, priore della chiesa di San Francesco di Correggio, grazie al lascito di Quirino Zuccardi. Si trattava di una commissione impegnativa e prestigiosa che attesta la fama raggiunta in loco dal giovane artista.

    Il modello della tradizionale tipologia della pala d’altare tardo quattrocentesca e primo cinquecentesca viene rinnovato grazie all’ambientazione della scena entro la solenne quinta architettonica delle colonne ioniche. Una cornice colta e preziosa, valorizzata dal raffinato trono all’antica della Vergine decorato nel basamento da un fregio floreale e da un medaglione che ospita l’immagine monocroma del profeta Isaia [2]. Ciò nonostante, le figure abitano questo spazio in maniera semplice e naturale. Di ciascun santo è reso il particolare "moto dell’animo", secondo i precetti vinciani per cui a un sentimento corrisponde un movimento del corpo e dei lineamenti del viso. Questo impercettibile muoversi, quasi fluttuare, delle figure crea intorno alla Vergine un ritmo circolare che la sua mano destra sospesa a mezz’aria pare voler smorzare. In questa delicata polifonia di gesti ed espressioni, sottolineata dalla sapiente distribuzione della luce calda e sfumata, nonchè in alcune precise citazioni (come la mano sospesa della Vergine) il Correggio rivela una profonda riflessione sulle opere di Leonardo e raggiunge un risultato che non ha niente da invidiare ai modelli più celebri di Raffaello o alle contemporanee pale di Andrea del Sarto tanto da far ancora oggi discutere i critici su quali opere dei grandi maestri cinquecenteschi egli potesse aver incontrato entro questa data. [M. Spagnolo]

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    1. Vasari 1568: "Et egli fu il primo che in Lombardia cominciasse cose della maniera moderna: per che si giudica che, se l’ingegno di Antonio fosse uscito di Lombardia e stato a Roma, averebbe fatto miracoli e dato delle fatiche a molti che nel suo tempo furono tenuti grandi; con ci sia che, essendo tali le cose sue senza aver egli visto de le cose antiche o de le buone moderne, necessariamente ne seguita che, se le vavesse vedute, arebbe infinitamente miglliorato l’opere sue, e crescendo di bene in meglio sarebbe venuto al sommo de’ gradi. Tengasi pur per certo che nessuno meglio di lui toccò colori, né con maggior vaghezza o con più rilievo alcun artefice dipinse meglio di lui, tanta era la morbidezza delle carni ch’egli faceva, e la grazia con che e’ finiva i suoi lavori."

    2. Anonimo, Guida alla galleria estense, MS inizio XVIII sec.: “Nell’altra tavola alta palmi 13 e larga 10 2/3 vedesi di prima maniera del Correggio la B.V. col Puttino a sedere sopra un’antico piedistallo di marmo sorretto da due puttini coloriti però dal vivo intagliatovi un ovato per ornamento un Mosé sedente con le Tavole: da una parte S.Cattarina, e S. Gio:Battista, e dall’altra S.Francesco e Sant’Antonio da Padova, e vi sono certi colonnini su cui appoggiasi un Arco sotto cui stanno tutte queste figure questa Taavola benché della maniera che all’hora usavasi da quegli antichi pittori come Mantegna Francia tuttavia mostra molto più di grandiosità e movenza, e ne panni scostasi da quella ristrettezza praticatasi in quei secoli: nelle mani vi è la solita grazia di questo ingegno ed in certe vedute di volti s’accorge che sino d’all’hora meditava quel novo e stupendo modo, che di lì a poco cominciò a pratticare: in aria pure vi sono due puttini e varie teste di serafini, e sotto questo quadro su la Ruota di Santa Catterina lasciò scritto Antonius de Allegris”

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    Il 30 agosto 1514, nella sua camera da letto, Antonio Allegri, venticinquenne, non ancora sposato e con il consenso del padre, sigla il contratto con Padre Hieronimo de Cataniis, custode del convento dei Frati Minori di San Francesco in Correggio, al fine di eseguire la pala maggiore della chiesa omonima. Vi lavorerà alacremente nei mesi successivi, per consegnare il lavoro ed essere pagato infine il 4 aprile 1515. E' questa la prima opera datata, e dunque l'unico riferimento di paragoni stilistici per un numeroso gruppo di d

  • 1 decennio fa

    cupola del duomo di parma(1526):

    -cupola gotica su base ottagonale dedicata all'assunzione della vergine

    -grandiosa scena coraleesaltata dall'uso di tinte chiare,leggere e fluenti

    -turbine di nubi dal forte effetto concentrico

    -illusionismo prospettico dovuto alle nuvole a spirale

    -nel tamburo ottagonale,con otto finestre,c'è una balaustra dove sono collocati apostoli e angeli ke hanno torce accese(simboli di resurrezione e immortalità)

    -al disopra della prima fascia si sviluppano i cerchi concentrici del paradiso,scalati da angeli e santi.qui c'è anke la vergine ascendente ke nn è posizionata proprio al centro

    -al centro di un alone insostenibile di luce c'è cristo(ke ha un attegiamento mlt dinamico)-->si possono notare i primi segnali di inquietudine rispetto alla compostezza classica

    -opera priva di architettura

  • 1 decennio fa

    La cupola di S. Giovanni Evangelista

    Nel 1520 Correggio è di nuovo chiamato a Parma per decorare l'abside (che sarà abbattuta nel 1587) e la cupola di San Giovanni Evangelista con Ascensione di Cristo.

    I lavori per questa commissione durano un triennio.

    La cupola è stata affrescata non più suddivisa in tanti scompartimenti, come si usava a quei tempi, ma mediante un'unica composizione. Inoltre, le figure, per il senso audace dello scorcio e del loro moto vorticoso, raggiungono un effetto molto singolare di prospettiva aerea.

    Quando lavora per le chiese, Correggio sa di dover usare un linguaggio facile e di effetto immediato. Nella cupola di San Giovanni è chiaro il ricorso a Michelangelo, per dare rilievo ai moti e forza al chiaroscuro. Le masse concatenate delle figure che formano tutt’intorno al Cristo un parapetto solido, ma pieno di movimento, spinge in alto le masse soffici e luminose delle nuvole. La figura del Cristo quasi risucchiata nel vuoto, (per usare un'espressione moderna: «pedala nel vuoto») cioè partecipa al movimento con lo scorcio delle gambe (ma anche delle braccia) al moto e alla prospettiva delle figure in basso, con la veste chiara svolazzante nella luminosità delle nubi e del cielo.

    Quest’ effetto suscita proprio quello che il maestro voleva provocare: ammirazione, entusiasmo non tanto per l’effetto in se quanto per la causa, la volontà divina che compie il miracolo.

    Correggio sarà imitato nei secoli successivi per la sua tecnica intesa a dare ai fedeli, raccolti nella navata sottostante, l'illusione che la cupola si fosse spalancata sulla visione della gloria dei cieli.

    Come già detto, la struttura della cupola è certamente complessa: entrati nella chiesa, si nota subito uno scorcio possente, articolato, reso con un “sottinsù”vertiginoso. Il Correggio lo realizzò tenendo conto di due punti di vista diversi, dai quali doveva essere osservato: dalla navata principale dove sostavano i credenti e dal coro dove vi erano i monaci. Due impianti prospettici, due punti di vista, due significazioni e scopi differenti, infatti il tema dominante si frammenta: la cupola che rappresenta la discesa dalle nubi di Cristo, (il ritorno di Cristo profetizzato da S. Giovanni nel libro dell’Apocalisse) trova un collegamento con la collocazione di S. Giovanni all’estremità della cupola, che per essere vista necessita di un punto di vista preciso.

    Il Correggio, qui è capace di creare un turbinio di colori e corpi. I dodici apostoli alla base della cupola, le nuvole che si accendono di luce verso il centro, i cherubini che a tratti compaiono fra le nuvole e cristo che potentemente salta nel mondo: elementi che si compenetrano fra loro in un equilibrio perfetto, una visione, come il tema appunto comporta.

    OPERA DEL CORREGGIO: caratteristiche principali e ambiente del Correggio

    Correggio ha l'audacia e la personalità del precursore, la cui influenza è destinata a durare a lungo nel tempo (il barocco, per esempio, guarderà più a lui che a Raffaello). «Mai in nessun tempo è stato rilevato» e «in nessun paese la pittura aveva raggiunto altrettanti movimento, varietà e coraggio d'atteggiamenti». Ma non tutti comprendono, non subito: tanti infatti hanno criticato la sua opera.

    L’ambiente

    L’ambiente in cui nacque il pittore non fu sterile ne privo di dialogo intellettuale, anche se risulta difficile poterlo paragonare ai centri culturali del tempo quali Milano, Venezia, Mantova, Ferrara, Firenze o Roma. Correggio riesce ad entrare presto in questo ambiente. A Correggio, tuttavia mancava una tradizione artistica di un certo livello e il nostro pittore dovette presto abbracciare l’idea di recarsi a Mantova, dove si ha l’idea, (non priva di documentazione) che divenne un allievo del già noto Mantegna. Correggio qui iniziò la sua meravigliosa crescita, sia umana che artistica. Influenzato dal Mantegna si innamorò dell’antichità classica e della mitologia, elementi questi che entreranno con vigore nella sua preparazione umanistica amalgamandosi con la pacatezza del suo bagaglio artistico emiliano. Non poté evitare che nel suo cammino, opere di Leonardo e Giorgione lo influenzassero, permettendogli di sviluppare un forte senso atmosferico dello spazio e la capacità di dominarlo e comprenderlo nei suoi valori, nonché avvicinarsi ad un tema allora in voga: il rapporto uomo- natura.

    La poetica degli “affetti” nel Correggio: le opere di cavalletto e le cupole

    La stessa tecnica di immaginazione come tecnica della verosimiglianza che Correggio aveva usata nelle cupole, si trova, in scala minore ma ancora più raffinata, nei quadri di cavalletto, religiosi o mitologici che siano, e egualmente rivolti a dimostrare la naturale sorgente del sentimento, il naturale sviluppo attraverso l’immaginazione del vero nel verosimile, del reale nel possibile.

    Nelle cupole Il Correggio distrugge, per ragioni di statica visiva che imponevano tutto un sistema di movimenti abnormi, la figura litu

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