Anonimo
Anonimo ha chiesto in Arte e culturaLibri ed autori · 1 decennio fa

Aiutatemi per favore!?

scheda libro del principe d Machiavelli:

chi sa dirmi:

-dove è ambientato?

-quando è ambientato?

-il protagonista

-stile d scrittura dell'autore

Grazie mille,m togliereste dai pasticci perchè ne ho letti solo su 3 d questi libri,e questo l'ho saltato

Grazie!

7 risposte

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    - il principe non parla di luoghi, quindi non si può dire dove è ambientato. Machiavelli era di Firenze, e si sofferma sulla figura del principato come migliore forma di governo per l' Italia del 500.

    - Anche qui, date certe non possiamo darle, ma molti pensano che sia stato scritto da Luglio fino al Dicembre del 1513 (visto che in una lettera a Francesco Vettori datata 10 Dicembre 1513, Machiavelli già citava questo suo Opuscolo chiamata "De principatibus" che sarà poi chiamato il Principe). Fun un' opera scritta di getto tranne forse il I e XXVI capitolo che hanno un tono molto più appassionato in antitesi con il tono razionale dell'opera. Di presuppone che per scrivere il Principe abbia anche interrotto la stesura dei "Discorsi" (altra sua opera) vista l' urgenza della situazione storica su cui doveva intervenire il Principe

    - Diciamo che Machiavelli delinea le caratteristiche ideali che un Principe deve avere sono: riuscire a sfruttare L'occasione che la fortuna gli propone per poter agire, saper prevedere eventuali fatti negativi successivi così da prevenire, saper adattarsi ad ogni situazione e non importa se x raggiungere il suo obiettivo (il mantenimento dello Stato e il bene dei cittadini) adotta comportamenti criticabili dal lato morale. L'uomo secondo machiavelli è dal punto di vista morale, malefico il cui unico interesse è l'interesse economico, il principe non può essere sempre Buono altrimenti soccomberebbe agli uomini perciò si adatta alle esigenze: infatti Machiavelli raffigura il principe come un centauro (metà uomo, metà cavallo), perchè in certi caso deve essere un'essere umano, altrimenti feroce come una bestia. Per il principe (dedicato a Lorenzo de medici, non il Magnifico perchè già morto nel 1492), si pensa si sia ispirato a Cesare Borgia che per ragguingere il suo fine (creare e essere a comando dello stato della toscana anche grazie l'aiuto del padre, il papa Alessandro VI) non guardava in faccia nessuno e diveniva anche crudele, oppure a Castruccio Castracane (il nome è ridicolo xD) comandante Lucchese di cui scrivera anche la biografia.

    - essendo un 'opera che doveva tornare utile al Principe e applicarla concretemente sulla realtà storica, ha un stile molto semplice, lontano dal modello imposto nel rinascimento che guardava alla prosa ciceroniana, a Machiavelli serviva una prosa agile senza complicate figure retoriche o preziosismi linguistici (si pensi a petrarca): i periodi sono molto lunghi e talvolta ci sono cambi di soggetto non esplicitati, periodi che dimostrano l'ardore cn cui Machiavelli li scrisse trasportato com'era dal suo amore per la politica. Il lessico è ricco di Latinismi tecnici frutto dell'esperienza che Machiavelli ebbe come cancelliere, Latinismi arcaici ripreso dai classici che amava molto leggere, ed essendo un'opera concreta e non astratta, preferiva scegliere immagini concrete da rappresentare. E' considerato il precursore della prosa scientifica come anche della politica come una vera e propria scienza.

    Questo è tutto quello che so e che ho avuto modo di studiare a scuola. Spero si esserti stata di aiuto ^^

  • 1 decennio fa

    Ciao, il Principe è ambientato intorno al 1500, non ha una vera ambientazione, in quanto parla e descrive di un modello di principe ideale. E' un trattato politico, di conseguenza il personaggio centrale non c'è, nel testo vengono fatti riferimenti a personaggi della storia come Francesco Sforza, il Papa Alessandro VI, Cesare Borgia e Giulio II. Lo stile dell'autore è uno stile concreto, che si distacca dall'idea medievale di Dio al centro della vita dell'uomo.

    La lingua è una commistione tra fiorentino illustre e fiorentino parlato. Non dimenticare di parlare del nodo problematico della virtù - fortuna.

    Buone feste!

  • Anonimo
    1 decennio fa

    Il Principe è un trattato di dottrina politica composto da Niccolò Machiavelli nel 1513 mentre si trovava a Sant'Andrea in Percussina, confinato in seguito al ritorno della casata Medici (1512), seguita ad un'accusa di aver partecipato alla congiura antimedicea di Pier Paolo Boscoli. Machiavelli dedicò l'opera a Lorenzo II de' Medici, figlio di Piero II de' Medici, con la speranza di riacquistare l'incarico di Segretario della Repubblica, e fu pubblicata postuma nel 1532. Si tratta senza dubbio della sua opera più rinomata, quella dalle cui massime (spesso superficialmente interpretate) sono nati il sostantivo "machiavellismo" e l'aggettivo "machiavellico".

    La prima menzione di questa opera si ha nella Lettera a Francesco Vettori datata il 10 dicembre 1513 indirizzata all'amico Francesco Vettori, in risposta ad una lettera di quest'ultimo che raccontava la sua vita a Roma e che chiedeva notizie sulla vita che conduceva Machiavelli a Sant'Andrea. Quest'ultimo rispondendo raccontandogli gli aspetti rozzi della vita in campagna e parlando anche dei suoi studi, dichiara di aver composto un "opuscolo" intitolato De principatibus.

    È un'opera non ascrivibile a un genere particolare in quanto non ha le caratteristiche di un vero e proprio trattato. Se ne è ipotizzata la natura di libriccino a carattere divulgativo. L'intera opera fu composta nella seconda metà del 1513 all'Albergaccio tranne la Dedica a Lorenzo de' Medici e l'ultimo capitolo, composti pochi anni dopo. La prima edizione a stampa fu edita nel 1532. Il Principe si compone di una Dedica e ventisei capitoli di varia lunghezza; l'ultimo capitolo consiste nell'appello ai de' Medici ad accettare le tesi espresse nel testo.

    Per raggiungere il fine di conservare e potenziare lo Stato Machiavelli giustifica qualsiasi azione del Principe, anche se in contrasto con le leggi della morale ("si habbi nelle cose a vedere il fine e non il mezzo", scrive nei Ghiribizzi scripti in Raugia da cui si ha la celebre massima erroneamente attribuita a Machiavelli che "il fine giustifica i mezzi"), ma tale comportamento è valido solo per conseguire la salvezza dello Stato, la quale, se è necessario, deve venire prima anche delle personali convinzioni etiche del principe, poiché esso non è il padrone, bensì il servitore dello Stato.

    La contraddizione del Principe e del pensiero di Machiavelli [modifica]

    Machiavelli nel Principe teorizza quindi come ideale un principato assoluto, nonostante egli si sia formato nella scuola repubblicana e abbia sempre creduto nei valori della repubblica; il suo modello è la Repubblica Romana, che Machiavelli esalta nei Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, con la partecipazione diretta del popolo. I critici risorgimentali sostennero la tesi che il Principe fosse una specie di manuale delle nefandezze della tirannide, celebre l'immagine del Foscolo dei Sepolcri ("quel grande che temprando lo scettro ai regnatori gli allor ne sfronda ed alle genti svela di che lagrime grondi e di che sangue"). Il dibattito su questa questione è tuttora aperto, tra le ipotesi c'è anche quella dell'opportunismo: Machiavelli vuole riottenere un posto politico di rilevanza e sarebbe quindi disposto anche ad accettare la dimensione monarchica, oppure il suo principe potrebbe essere un modello universale di capo di stato, di qualunque forma esso sia, monarchia o repubblica. La critica moderna ha però ultimamente ipotizzato che la volontà di scrivere il Principe, e quindi di parlare di monarchia, è stata mossa dall'aggravarsi della situazione in Italia. Difatti alla fine del '400 ed inizio del '500, l'Italia si trovava in un periodo di continue lotte interne. Machiavelli, attraverso il suo trattato, voleva quindi incitare i principati italiani a prendere le redini del paese, ormai sommerso da queste continue guerre, credendo che l'unico modo per riacquistare valore, in quel preciso periodo, fosse proprio un governo di tipo monarchico. È dunque questo il motivo che ha suscitato numerose critiche per lo più fuorvianti.

    Stile e Lessico [modifica]

    Lo stile è quello tipico di Machiavelli, cioè molto concreto in quanto deve essere in grado di fornire un modello immediatamente applicabile, non sono presenti particolari ornamentazioni retoriche, piuttosto fa massiccio uso di paragoni e similitudini (come la metafora del centauro per evidenziare l'unione tra fisicità, energia e intelligenza che insieme costituiscono la virtù di Machiavelli) e metafore tutte basate sulla concretezza, per esempio le metafore arboree spesso presenti. Numerosissimi sono i riferimenti ad eventi del suo presente, soprattutto riguardanti il regno di Francia, ma anche dell'antichità classica, si riferisce all'Impero Persiano di Ciro, a quello Macedone di Alessandro, alle poleis greche e alla storia romana. Machiavelli costruisce quindi il suo modello osservando la realtà, questo è il concetto di realtà effettuale. Il lessico non è aulico ma quasi un sermo cotidianus (Machia

  • serena
    Lv 6
    1 decennio fa

    fai una ricerca su internet

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  • Anonimo
    1 decennio fa

    -in nessun luogo

    -in nessun tempo

    -il protagonista è il principe (forse)

    -lo stile di scrittura è illeggibile

    Fonte/i: non date pollici in giu
  • Anonimo
    1 decennio fa

    Il Principe fu scritto da Niccolò Machiavelli (1469-1527) tra il luglio e il dicembre del 1513, nella villa (soprannominata "L'Albergaccio") di S. Andrea in Percussina presso San Casciano, dove Machiavelli si era ritirato in seguito alla caduta della Repubblica fiorentina e al ritorno dei Medici a Firenze. Nel 1512, infatti, in seguito al ritiro dei francesi dall'Italia, la signoria medicea fu restaurata a Firenze e Machiavelli, che era stato funzionario della repubblica per tutti i quattordici anni della sua esistenza, venne prima licenziato, poi accusato di aver preso parte ad una congiura contro i Medici, quindi arrestato e in seguito confinato all'Albergaccio. Per il resto della sua vita egli non riuscirà più a ricoprire alcun incarico pubblico, malgrado i suoi tentativi e la sua inesauribile passione politica. All'inattività forzata, comunque, Machiavelli non si rassegnò mai e, non potendo agire direttamente sulla realtà sociale e politica del suo paese, si concentrò sulla stesura di opere di carattere storico e politico, nel tentativo di influenzare tramite esse i potenti del suo tempo.

    L'occasione della stesura de Il Principe fu data dalle voci che circolavano sulle intenzioni di papa Leone X di creare uno Stato per i nipoti Giuliano e Lorenzo de' Medici: voci che spinsero Machiavelli a interrompere la stesura dei Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio e a scrivere un più breve trattato dove esporre le convinzioni maturate in tanti anni di frequentazioni ed esperienze politiche. Al trattato egli premise una dedica a Lorenzo de' Medici, anche se solo nel 1516, sempre nella speranza di poter tornare protagonista delle vicende sia fiorentine sia italiane, anche se non sarà così.

    L'opera uscì postuma nel 1532 ed è composta di XXVI capitoli tra loro logicamente collegati e fortemente interrelati. La chiara struttura consente di individuare i vari "blocchi" di capitoli dedicati ad un unico argomento e i nessi tra i vari "blocchi". I primi undici capitoli descrivono come si crea un principato: dopo aver elencato, nel primo capitolo, i vari tipi di principato possibile, Machiavelli analizza nei successivi capitoli tali diversi Stati: i principati ereditari e quelli nuovi (con o senza nuovi territori annessi al principato già esistente), con particolare attenzione dedicata - capp. VI-X - al principato del tutto nuovo che è quello che più interessa all'autore visto che, secondo lui, solo un nuovo e forte principato potrebbe rimediare allo stato miserevole dell'Italia dell'epoca, coacervo di staterelli sempre in balia delle potenze estere. L'undicesimo capitolo è dedicato al singolare tipo di principato rappresentato dallo Stato della Chiesa.

    Il secondo gruppo di capitoli, dall'XI all'XIV, tratta del problema delle milizie mercenarie e degli eserciti propri: requisito indispensabile per la sopravvivenza degli Stati è, difatti, secondo Machiavelli, il possesso di milizie proprie. Seguono poi i capp. XV-XXIII dedicati alla figura del principe, alle virtù che deve possedere, ai comportamenti da adottare nei vari frangenti. Sono questi i capitoli più discussi perché è proprio qui che Machiavelli più si discosta dalla tradizione individuando come comportamenti virtuosi solo quelli che risultano più utili al mantenimento dello Stato, dal che deriva quel "capovolgimento dei criteri etici tradizionali" che ha creato tanto scalpore. L'autore è cosciente di sostenere tesi mai prima sostenute da altri, ma il suo scopo è la massima fedeltà alla realtà delle cose, ed ecco che quindi si scaglia, nel capitolo quindicesimo, contro tutti quei filosofi e quegli storici che nel passato hanno descritto repubbliche e principati mai esistiti; egli si propone invece di andare dritto alla "realtà effettuale", di scrivere cosa utile a chi la intenda. Di conseguenza, per il principe meglio essere parsimonioso che liberale, per non dissipare così le ricchezze dello Stato e gravare con forti tasse sui sudditi; meglio essere crudele che pietoso perché è meglio essere temuto che amato ma poco rispettato; meglio non mantenere la parola data se risulta conveniente: nelle sue azioni il principe deve guardare soltanto al fine.

    Gli ultimi tre capitoli si ricollegano alla situazione dell'Italia nel momento in cui Machiavelli scriveva: l'autore passa ad analizzare direttamente le cause per cui i principi italiani hanno perso i loro Stati (cap. XXIV); il rapporto tra virtù e fortuna (cap. XXV) se cioè sia possibile per un principe "virtuoso" resistere ai repentini cambiamenti della fortuna; infine il capitolo conclusivo, il XXVI, che è un'esortazione ad un principe italiano a creare un nuovo forte Stato che possa difendere la penisola dalle invasioni straniere, liberando l'Italia dal dominio di francesi e spagnoli. La carica emotiva di quest'ultimo capitolo lo differenzia dal resto del trattato, dominato dal rigore logico e dall'analisi critica, ma va detto che, tra le righe, la passione del Machiavelli affiora un po' in tutta l'ope

  • Anonimo
    1 decennio fa

    oddio..non lo so

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