Anonimo
Anonimo ha chiesto in Arte e culturaArte e cultura - Altro · 1 decennio fa

chi mi sa elencare e descrivere moltissime creature malefiche dell'antica mitologia greca?

cerbero, gorgoni, erinni, idra, leone nemeo, giganti, ciclopi, ecantonchiri ecc.

Aggiornamento:

vorrei che mi descrivesse anche altre creature come i centauri.

1 risposta

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  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    Cérbero nella mitologia greca, era uno dei mostri che erano a guardia dell'ingresso dell'Ade, il mondo degli inferi. È un cane a tre teste, le quali simboleggiano la distruzione del passato, del presente e del futuro. Tutto il suo corpo era ricoperto, anziché di peli, di velenosissimi serpenti, che ad ogni suo latrato si rizzavano, facendo sibilare le proprie orrende lingue. Il suo compito era impedire ai vivi di entrare ed ai morti di tornare indietro.

    Le Gorgoni sono figure della mitologia greca, erano figlie di Forco e di Ceto.

    Erano tre sorelle, Steno, Euriale e Medusa. Di aspetto mostruoso, avevano ali d'oro, mani con artigli di bronzo, zanne di cinghiale e serpenti al posto dei capelli e la loro bruttezza era tale da impietrire chiunque le guardasse. La gorgone per antonomasia era Medusa, la più famosa delle tre e loro regina, che, per volere di Persefone, era la custode degli Inferi.

    A differenza delle sorelle era mortale. Il mito narra che Perseo, avendo ricevuto l'ordine di consegnare la testa di Medusa a Polidette, signore dell'isola di Serifo, si recò prima presso le Graie, sorelle delle Gorgoni, costringendole a indicargli la via per raggiungere le Ninfe. Da queste ricevette sandali alati, una bisaccia e un elmo che rendeva invisibili, doni ai quali si aggiunsero, uno specchio da parte di Atena e un falcetto da parte di Ermes.

    Così armato, Perseo volò contro le Gorgoni e, mentre erano addormentate, guardandone l'immagine nello specchio divino di Atena per evitare di rimanere pietrificato, tagliò la testa a Medusa e la chiuse subito nella bisaccia delle Graie. Dal tronco decapitato di Medusa uscirono, insieme ai fiotti di sangue, il cavallo alato Pegaso e Crisaore, padre di Gerione.

    Perseo donò la testa della gorgone alla dea Atena, la quale la fissò al centro del proprio scudo per terrorizzare i nemici.

    Nella mitologia greca le Erinni (Ερινύες) (le Furie della mitologia romana) sono le personificazioni femminili della vendetta.

    Secondo la leggenda esse nacquero dal sangue di Urano fuoriuscito quando Crono lo evirò. Mentre un'altra tradizione le dice figlie della Notte.

    Erano tre sorelle demoniache abitatrici degli inferi: Aletto, Megera e Tisifone. Secondo la più accreditata interpretazione, rappresentavano il lancinante rimorso che scaturiva dai fatti di sangue più efferati.

    Al fine di placarle, vennero chiamate anche Eumenidi (ossia, le "benevole"), si offrivano varie offerte e si sacrificavano le pecore nere. Le Erinni erano anche indicate con altri epiteti, come Semnai o Potnie ("venerabili"), Manie ("folli") e Ablabie ("senza colpa").

    Venivano rappresentate come geni alati, con i capelli formati da serpenti, con in mano torce o fruste.

    Il loro compito è di vendicare i delitti, soprattutto quelli compiuti contro la famiglia, oltre a torturare l'assassino fino a farlo impazzire.

    Spesso presenti nella cultura classica - emblematico, in proposito, il ruolo che assumono nell'Orestea di Eschilo - ritornarono sovente, come riferimento colto, tanto nella cultura medievale - Dante le indica come le custodi della città infernale di Dite - quanto in quella moderna e contemporanea, pur se, in quest'ultima, in modo abbastanza sporadico. Vendicavano i delitti più feroci in particolare quelli contro la famiglia. Le si trovano anche nel romanzo "Le Benevole" di Jonathan Littel.

    Nella mitologia greca l'Idra di Lerna è un mostro a forma di serpente e con sette teste, nato da Tifone ed Echidna, come Cerbero, Ortro e la Chimera. Viveva insieme al mostro Carcino.

    Il leone Nemeo è un mostro invulnerabile, inviato a Nemea da Era per distruggere Ercole. Nacque vicino a Nemea, nell'Argolide e si insediò in una grotta con due uscite. La sua pelle non poteva essere trapassata, né bucata o scalfita da nessun tipo di arma, era indistruttibile. Il temibile leone era dunque una belva invulnerabile.

    Era un vero flagello per il popolo di Nemea, poiché attaccava uomini e greggi, facendo razzie. Per terrore dei suoi ruggiti, la gente aveva smesso di lavorare e la popolazione veniva divorata dal felino.

    Eracle combatte contro il leone di Nemea, lekythos attico su sfondo bianco, del pittore del Diosfo, circa 500-475 a.C. Parigi, Musée du Louvre.Fu sconfitto da Ercole, nella prima delle dodici fatiche. Giunto a Nemea, messosi in caccia del leone, Ercole lo cercò a lungo, ma ovunque trovava solo campi disseminati di cadaveri degli uomini uccisi dal leone. Finché un tremendo ruggito scosse la foresta. Il leone aveva trovato Ercole e si preparava a sbranarlo. Ercole prese in mano l'arco e lo colpì con tutte le sue frecce, ma tutte si limitarono a rimbalzare sulla fitta pelliccia dell'invulnerabile animale. Il leone lo attaccò, menando fendenti con i suoi artigli e distrusse l'armatura dell'eroe che fu costretto a battersi nudo. Il leone ferì Ercole al petto con una zampata. Ercole usò la spada, che però si piegò inutilmente. Allora afferrò la clava e vibrò un colpo così forte che la clava si spezzò in mi

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