Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 decennio fa

Vi prego è urgente ! CHI HA LA RELAZIONE+COMMENTO DEL LIBRO "IL BAMBINO COL PIGIAMA A RIGHE" ?

MI SERVE URGENTEMENTE ENTRO DOMENICA LA RELAZIONE DEL LIBRO "IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE" PER FAVOREE

6 risposte

Classificazione
  • Anonimo
    1 decennio fa
    Migliore risposta

    Il bambino col pigiama a righe, è questo il titolo del romanzo scritto da Boyne John, ambientato nel 1940, periodo nazista, ad “auscit”. È questo il nome che dà Bruno, un bambino di appena nove anni, al luogo dove è costretto a trasferirsi con la famiglia a causa del lavoro del padre. Qui Bruno vive delle esperienze e vede delle cose che non capisce, ma che comunque nessun bambino e nessun adulto dovrebbe mai vedere. La casa ad “auscit” è completamente diversa dalla casa in cui Bruno abitava inizialmente, infatti questa era molto più piccola, e dalla sua finestra non vede più strade e bancarelle, ma soltanto una grande rete che contiene delle persone: queste portano tutte lo stesso pigiama a righe e un berretto di tela in testa. Bruno adorava la casa di Berlino, soprattutto perché era grande ed ogni giorno aveva sempre qualcosa di nuovo da esplorare, ma lì ad auscit non c’è nulla da esplorare. Questo spinge il bambino a cercare divertimento al di fuori delle mura domestiche e ad esplorare la grande rete che ogni giorno vede dalla sua finestra. E li oltre la rete trova un nuovo amico : Shmuel. I due bambini, anche se diversi per alcuni versi, sono molto simili. Durante l’anno diventano grandi amici, anche se si limitano a parlare, perché a causa della rete che li divide non possono giocare assieme. Bruno decide di tenere la famiglia all’oscuro della sua nuova amicizia e di far si che sia tutta per se. Ed ogni giorno di quell’ anno esce di nascosto per andare a trovare il suo amico. Dopo un anno trascorso ad “aucsit” la madre decide di riportarlo a Berlino, e così Bruno decide di compire con Shmuel la sua ultima grande esplorazione.

    Il titolo del libro è naturalmente riferito al modo di vestire di Shmuel e di tutte quelle altre persone al di là della rete, che Bruno chiama appunto in pigiama.

    Il protagonista di questo libro è Bruno un bambino di nove anni che è costretto al trasferimento da Berlino ad “auscit” a causa del lavoro del padre. La passione di bruno è esplorare e scoprire cose nuove. Con questo personaggio l’autore ci fa vivere una vicenda, che è stata sicuramente una delle peggiori avvenute nel corso della storia, attraverso gi occhi di un bambino, che sicuramente non capisce la gravità della situazione. Un bambino che subisce forti condizionamenti dai parenti ( in modo particolare dal padre), ma il cui modo di pensare ed agire resta innocente ed ingenuo. Il padre di Bruno lavora nell’esercito, ed’è a causa del suo lavoro che la famiglia è costretta al trasferimento, infatti “il Furio” dice che ha grandi progetti per lui. È un uomo molto rigido e attento al rispetto delle regole. Viene sempre ammirato dal piccolo Bruno, che lo vede come un idolo.

    Shmuel è l’amico di Bruno che vive dall’altra parte della rete con tutte l altre persone che indossano il pigiama a righe, è nato lo stesso giorno di Bruno, ed ‘è il suo unico amico in quel brutto posto chiamato “auscit”. Shmuel è l’unico motivo che spinge bruno ad andare avanti e a resistere alle noiose giornate che gli si prospettavano di fronte. In breve tempo diventa il suo miglior amico. Gli altri due componenti della famiglia sono Gretel e la madre, queste sono entrambe coscienti di quello che si verifica dietro la rete e degli orrori che si svolgono al suo interno, ma nonostante questo partecipano passivamente alle vicende. Con questo libro l’autore ci vuole dare l’idea della diversità con cui i due bambini vivono la vicenda. Infatti vivendo da parti diverse della rete vivono in due mondi completamente diversi, nonostante questo ne Shmuel ne Bruno sono completamente coscienti di quello che accade loro intorno. Le terribili cose che avvengono all’interno della rete vengono amplificate viste dal punto di vista di un bambino. E nonostante vivono in due mondi completamente diversi l’amicizia che unisce i due bambini è simbolo dell’uguaglianza tra gli uomini, uguaglianza che magari non viene compresa dal padre, ma che si vede in maniera evidente attraverso la figura dei bambini. Questo libro mi è piaciuto molto, ha sicuramente un finale non scontato, e la sua lettura si adatta non solo ai ragazzi, ma anche agli adulti. Aiuta a non dimenticare il segno che l’olocausto ha lasciato all’umanità. Ci fa capire che tutti hanno dei sogni da piccoli e che inizialmente siamo tutti uguali, ma a causa dei pregiudizi verso le religioni, il colore della pelle e le altre nazionalità, spingono l’uomo a disprezzare gli altri, e come in questo caso, persino ad uccidere. E mette in chiara luce che il male che noi infliggiamo agli altri in qualche modo si ripercuote anche sulle persone a noi care. Bambini. Che hanno voglia di giocare, che non capiscono i grandi, che non sanno cosa sta accadendo attorno a loro. Perché vivono di favole che proprio i grandi desiderano annientare e basta, con il loro egoismo e con il loro egocentrismo.

    Ciao e buon anno

    se ti è servito 10 p.

  • Nel 1942, Bruno è un bambino curioso di otto anni, figlio di un comandante nazista di un campo di sterminio. Dopo aver vissuto in un palazzo di Berlino, il padre padrone decide che tutta la famiglia si dovrà trasferire ad Auschwitz (luogo di cui Bruno non riesce a pronunciare il nome). Confuso e arrabbiato per la sua nuova casa, Bruno passa il suo tempo chiuso nella sua stanza, senza amici con cui giocare e senza compiere esplorazioni, che sono la sua grande passione. Dalla finestra della sua camera da letto, Bruno vede delle persone all'interno di un recinto con addosso un pigiama a strisce, egli non sa che sono ebrei rinchiusi in un lager.

    Un pomeriggio Bruno si avventura alla scoperta degli uomini in pigiama, arrivato al recinto di filo spinato fa la conoscenza di Shmuel, un bambino polacco dall'altro lato della rete. Tra i due bambini inizia un'amicizia fatta di viste quotidiane e chiaccherate, ma il tempo di permanenza della famiglia di Bruno ad Auschwitz è terminato e il ritorno a Berlino è imminente.

    OPPURE

    Un tema come la Shoah è sempre delicato da trattare, in più infilare all’interno di questa cornice una storia immaginata è compito non semplice, soprattutto se legata al tema dell’infanzia. Il cinema continua per fortuna a proporre film ambientati durante la Seconda Guerra Mondiale: ogni opera che aiuti a ricordare (ricordare nel senso di “non dimenticare”) tutto il dolore procurato e il male perpetrato dalle persecuzioni razziali è un qualcosa di giusto e necessario, educativo ed istruttivo. In quest’ottica “Il bambino con il pigiama a righe” si dimostra un lavoro originale e interessante, che richiama lontani echi di Fred Uhlman, con un’ingenuità favolistica a metà strada tra il fauno di Del Toro e la vita bella di Benigni. Scomodare fonti così prestigiose è utile ad inserire il film di Mark Herman nel contesto cinematografico degli ultimi decenni, così come il libro omonimo (di John Boyne) da cui è tratto il film nel contesto tematico e letterario al quale fa indiscutibilmente riferimento.

    Il piccolo Bruno, figlio di un ufficiale nazista, si trasferisce a malincuore da Berlino, dove ha molti amici, in una casa di campagna, desolata e senza nessuno con cui giocare. Dalla finestra della sua nuova casa scopre però la presenza in lontananza di una strana fattoria (in realtà il campo di sterminio diretto da suo padre), dove i “contadini” indossano tutti un pigiama a righe. Spinto dalla curiosità e noncurante dei divieti impostigli dai genitori, Bruno si avventura verso questo luogo particolare, incontrando al di là di una recinzione spinata il coetaneo Shmuel. Il bambino dal pigiama a righe, costretto alla prigionia perché ebreo, trova subito l’intesa con Bruno, dando vita ad una bella amicizia fatta di curiosità, di domande e di tenera genuinità, sempre divisa da una recinzione che incute terrore.

    La contraddizione dell’amicizia tra il figlio di un soldato nazista e un bambino ebreo è il tema portante del film, toccante per il modo in cui racconta la persecuzione razziale attraverso gli occhi ingenui di un bambino. Bruno, nonostante il tentativo di lavaggio del cervello ad opera del suo tutore che tenta di indottrinare il giovane agli ideali del nazismo, riesce sempre ad andare oltre quello che trova scritto sui libri, utilizzando i suoi occhi e le sue esperienze come unico metro di giudizio nei confronti delle persone che ha davanti (il factotum ebreo Pavel, il piccolo Shmuel, ma anche il tenente nazista Kotler fino a mettere in dubbio la moralità del suo stesso padre). Il tutto verso un finale che spiazza totalmente lo spettatore, testimone impotente di fronte alle nefandezze che porteranno ad una tragedia inaspettata. Un film a tratti lento e un po’ prevedibile, non proprio riuscito, salvato però da un finale dal grande impatto emotivo che lascia spazio alla riflessione.

    ciaoo

  • 5 anni fa

    Ho trovato diversi libri si Amazon che parlano di nazismo. In questa pagina c'e' un elenco nutrito di titoli che fanno al caso tuo e che credo possano dare una risposta alla tua domanda http://bit.ly/16v95IL

    Leggi anche le opinioni e i commenti dei lettori, ti aiuteranno a chiarire ulteriormente i tuoi dubbi.

  • 1 decennio fa

    no, you had to read it during the holidays the book, these things do not remember!

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  • Anonimo
    1 decennio fa

    vai su wikipedia e cercalo ce di sikuro!!!!! dammi punti!!!!!!!!!

  • 1 decennio fa

    leggitelo, è stupendo e nn è lungo x niente!!

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