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conoscete la trama del libro IL BARONE RAMPANTE?????????????

mi dite la trama del libro il barone rampante di italo calvino...o mi dite un sito dv la trovo grz

1 risposta

Classificazione
  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    • Trama

    “Il barone rampante” narra le avventure del giovane Cosimo, figlio secondogenito del barone di Rondò, che, stufo di dover obbedire alle pretese dei genitori e di dover sopportare le cattiverie della sorella Battista, decide di fuggire dalla solita routine quotidiana per rifugiarsi sugli alberi. Come spiega il fratello Biagio, all’inizio si credeva che presto Cosimo si sarebbe stancato di questo genere di vita e sarebbe sceso, ma in realtà non fu così. Anzi, dopo aver trascorso un periodo di scoperta e di esplorazione dei territori circostanti ad Ombrosa, affinando le tecniche di caccia e di sopravvivenza, il futuro baronetto diventa il protagonista di una serie di ardimentose imprese che vengono pazientemente raccolte dal fratello minore. Ad esempio, si racconta della sua strana amicizia con Viola D’Onda riva, la figlia dei suoi ricchissimi vicini di casa, attraverso la quale aveva potuto fare anche la conoscenza con la famosa banda dei ladri di frutta, composta da alcuni ragazzini che organizzavano scorribande per tutta la regione. All’epoca, Cosimo aveva appena dodici anni, ma quello che maturò per Viola fu un vero sentimento d’amore, che si spezzò per lui quando quest’ultima dovette trasferirsi da Ombrosa in un altro paese con la sua famiglia. Purtroppo, durante il trasloco accadde che uno dei cani della bambina, per la precisione un bassotto, fu dimenticato alla villa, e Cosimo approfittò dell’occasione per adottare il cucciolo e ribattezzarlo Ottimo Massimo. In questi tempi, la stima che la gente provava per questo nuovo eroe cresceva sempre di più, anche perché Cosimo cercava di rendersi utile ai contadini, magari con mansioni di ‘coordinatore dall’alto’, oppure barattava la sua cacciagione con frutta e verdura, giusto per ampliare la sua dieta. Nonostante se ne stesse sempre sugli alberi, egli non mancava mai di partecipare alle vicende familiari; appollaiandosi su qualche ramo che sporgeva verso la casa poteva assistere ai ricevimenti, oppure, sedendosi sul grande olmo vicino alla chiesa poteva addirittura ascoltare la messa. Un altro episodio interessante della vita di Cosimo, riguarda anche il suo stranissimo incontro col brigante Gian dei Brughi che, all’epoca, si diceva fosse il ladro più testo e spietato di tutta la contea. Il neo-barone di Rondò (suo padre aveva infatti deciso di cedergli comunque il titolo nobiliare, nonostante le sue assurde abitudini) desiderava tanto conoscere questo personaggio, finché un giorno gli capitò di avere la possibilità di aiutarlo a scappare da un inseguitnento della polizia locale. Così iniziò la sua amicizia con Gian dei Brughi, che si scopri poi essere un brigante ormai tramontato, che voleva solamente trascorrere la sua vecchiaia in pace. Fatto sta che Cosimo gli insegnò a leggere e ad apprezzare alcuni classici della letteratura, al punto che il criminale trascorreva le giornate chiuso nel suo nascondiglio a scorrere pagine e a fantasticare. Un giorno, però, alcuni suoi vecchi colleghi di furto convinsero Gian dei Brughi a compiere l’ultimo colpo della sua carriera, che gli fu fatale per essere arrestato. Condannato all’impiccagione, durante i giorni trascorsi in galera, l’ex-brigante pregava l’amico di portargli ugualmente dei libri da leggere con cui ingannare il tempo, e quando fu il momento dell’esecuzione, Cosimo ne fu così addolorato che vegliò sul cadavere per tutta la notte. Un’altra avventura interessante de “Il barone rampante” fa sicuramente riferimento allo zio di Cosimo, il cavalier avvocato Enea Silvio Carrega, che tra l’altro era fratello illegittimo del padre e sul cui passato non si sapeva granché. Una notte, Cosimo lo vide uscire dall’abitazione e, incuriosito, lo seguì fino al porto. Qui, dopo una serie di segnali con le lanterne, sbarcò da una nave ancorata al molo una frotta di pirati arabi, con i quali sicuramente il cavalier avvocato aveva fatto un patto per fare in modo che questi potessero nascondere il bottino. Cosimo decise di andare a chiamare i suoi amici carbonai che vivevano sulle colline, non solo perché potevano aiutarlo a scacciare i Mori, ma anche perché, essendo i più bisognosi e indigenti di tutta Ombrosa, avrebbero potuto trarre profitto dal ricco bottino di quei predoni. Sventato l’attacco dei pirati, Cosimo prese ad inseguirli per mare abbarbicato sull’albero maestro di una barchetta. Intanto, suo zio cercava a tutti i costi di raggiungere la nave araba, ma il capitano, considerandolo evidentemente responsabile dell’imboscata, lo decapitò con un colpo di sciabola. Una volta tornato a terra, Cosimo passava le sue giornate sui rami più bassi di un albero in piazza, raccontando alla gente le avventure di quella notte, e per non tradire il segreto dello zio naturale, imbastì una storia talmente bella e appassionante (nella quale Enea Silvio Carrega appariva addirittura come un eroe) che tutti ci credettero nonostante i particolari discordanti. Dopo questo episodio, Cosimo si dedicò ancora anima e corpo all....

    Fonte/i: all’esplorazione dei territori circostanti ad Ombrosa, finché un giorno giunse nei pressi di Olivabassa, dove si diceva che un’intera colonia di Spagnoli vivesse sugli alberi. Costoro erano dei nobilotti spagnoli ribellatisi al re Carlos III per motivi di privilegi feudali, che furono esiliati; per protesta essi non andarono via da Olivabassa, ma si stabilirono semplicemente sugli alberi, fino ad aspettare il momento in cui il sovrano li avrebbe richiamati giù. Qui Cosimo conobbe alcuni personaggi importanti, come Don Sulpicio o Don Frederico, con la cui figlia, Ursula, sperimentò le prime gioie amorose. Accadde però che arrivò il tanto anelato decreto reale con il quale queste famiglie potevano ritornare ai propri possedimenti: nonostante Ursula avesse chiesto a Cosimo di sposarla, questi rifiutò perché altrimenti sarebbe stato costretto a mancare alla promessa fatta ormai tanti anni prima di non scendere mai dagli alberi. Da questo momento, il nuovo barone di Rondò poteva vantare di avere come amanti tutte le più belle donne di Ombrosa che, attratte dal fascino di stare sugli alberi, cedevano immediatamente alle profferte amorose di Cosimo. Alcuni anni più tardi, mori il padre di Cosimo e Biagio, seguito a breve distanza dalla moglie, soprannominata la Generalessa. Così Cosimo divenne ufficialmente barone di Rondò, e grazie all’aiuto del fratello nella gestione economica e familiare, nessun abitante di Ombrosa si lamentò mai del suo operato. La sua felicità fu ancora più completa quando scoprì che anche Viola era tornata nella casa paterna, dal momento che l’uomo che aveva sposato da poco, un nobile ottantenne, era morto. Viola fu anch’ella contentissima di rivedere l’amore della sua infanzia, e si mostrò disponibilissima a salire con lui sugli alberi per occupare i numerosi giacigli che Cosimo aveva costruito per le sue precedenti amanti. Tuttavia, la devozione che egli provava per Viola non era del tutto ricambiata, poiché lei ad ogni occasione si ingraziava sempre nuovi spasimanti, e faceva la civetta con chiunque la degnasse di qualche attenzione. Stanca delle scenate di gelosia di Cosimo, la marchesa Viola decise di ripartire, lasciando nella più completa disperazione e in uno stato di pazzia acuta lo sventurato barone. Un altro evento importante al quale Cosimo partecipò fu la guerra in corso fra gli Austro-sardi e i Francesi in seguito alla Rivoluzione, infatti, ad Ombrosa erano penetrate sia le truppe francesi per proclamare l’annessione alla ‘Grande Nazione Universale’ tanto sostenuta dai Giacobini, sia le truppe austriache, convocate per assicurare la neutralità della Repubblica di Genova. Cosimo, dall’alto dei suoi alberi, poteva scrutare tutti questi movimenti, e come raccontò agli Ombrosoli, in più occasioni boicottò i battaglioni austriaci per aiutare invece nei modi più inconsueti quelli francesi. Alla fine, furono le Armate Repubblicane ad avere la meglio sugli Austriaci, in occasione degli scontri di Dego e di Millesimo, e ad Ombrosa fu finalmente sancita la totale appartenenza alla Francia. Cosimo fu trattato come un vero eroe, al punto che lo stesso Napoleone decise di degnano di una propria visita. Tuttavia, egli non era più quello d’un tempo, e cominciava a diventare vecchio; passava le sue giornate su un albero della piazza, mendicando qua e là qualcosa di caldo da mandare giù. Il fratello fece in modo che negli ultimi giorni della sua vita, Cosimo potesse avere tutte le comodità possibili, e quando arrivò il momento fatale, mandò a chiamare un prete per la benedizione. Ma Cosimo, come preso da una smania inspiegabile, saltò sui rami più alti dell’albero. Proprio in quel momento, passò nel cielo una mongolfiera che aveva problemi neI prendere quota; Cosimo si aggrappò alla fune dell’ancora, e si buttò in mare non appena il velivolo sorvolò il golfo di Genova. Così mantenne la sua promessa di non scendere mai dagli alberi. per altri approfondimenti continua su questo sito : http://web.genie.it/utenti/d/dariozo/Sito%20Scuola...
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