AIUTO per tesina di quinta superiore sul carcere?

potete darmi qualche consiglio su che argomenti trattare nella mia tesina sul carcere ed aiutarmi a fare una mappa concettuale

GRAZIE

2 risposte

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  • Risposta preferita

    Puoi fare accenno ad opere che parlano del carcere o che sono state scritte in una cella....

    Tipo "Le mie prigioni di Silvio Pellico"

    “Le Mie Prigioni” di Silvio Pellico sono la testimonianza della dura vita che si conduceva nelle carceri del Lombardo – Veneto: S. Margherita a Milano, i Piombi a Venezia ed in particolare nella fortezza dello Spielberg in Moravia, a Brno, durante il dominio asburgico.

    Quest’opera ebbe un’efficacia politica grandissima e riuscì, al di là delle intenzioni dell’autore, una severa condanna al regime austriaco.

    Il 13 ottobre 1820, quando Pellico fu arrestato, venne condotto nel carcere di S.Margherita a Milano: “alle nove della sera di quel povero venerdi, l’attuario mi consegnò al custode, e questi si fece da me rimettere orologio, denaro e ogni altra cosa ch’io avessi in tasca” (S.Pellico, 1966:75).

    La stanza che toccò al Pellico era a pian terreno, e si affacciava sul cortile: “appoggiato alla finestra della cella, il prigioniero ha la prima sensazione della perduta libertà. Non le ricche e lussuose sale del palazzo Porro, non le vie e i giardini della città, ma carceri tutt’intorno. Fissa gli occhi sbigottiti nel buio, tende l’orecchio in ascolto: non le note voci degli amici, ma il passo pesante dei carcerieri che vigilano, il canto frenetico dei rinchiusi che cercano l’oblio dei loro mali. Ieri libero e felice, oggi sepolto in una prigione, e fino a quando? L’Austria non perdona facilmente i delitti politici.” (S.Pellico,1966: 75).

    Per una scala buia, Maroncelli e Pellico furono fatti scendere nel fossato che girava attorno al castello e rinchiusi in due orridi antri: un nudo pancone per letto, una dura catena al piede sinistro, un tozzo di pane nero e una “broda bigia” per cibo; una “ruvida vestaccia di sacco” a due colori alternati e un cappello bianco come divisa.

    Nessuna comunicazione col mondo, nessuna notizia dai propri cari; lavori manuali bassi e umilianti, quali il preparare filacce e fare calze.

    Tre volte al giorno, mattina, sera e mezzanotte, perquisizioni minuziose e inutili.

    In quello che prima era un monastero echeggiavano bestemmie e canzoni invereconde, ed era gremito di “uomini d’ogni fatta, e per lo più destinati agli ergastoli e alle forche”.

    Spesso allo Spielberg si era costretti a sloggiare per dare posto “a qualch’altro grosso uccello”.

    Anche Pellico fu costretto a cambiare cella: “il nuovo alloggio era tristissimo. Una stanzaccia, oscura, lurida, con finestra avente non vetri alle imposte, ma carta, con pareti contaminate da goffe pitturacce di colore, non oso dir quale; e ne luoghi non dipinti erano iscrizioni. Molte portavano semplicemente nome, cognome e patria di qualche infelice, colla data del giorno funesto della sua cattura. Altre aggiungeano esclamazioni contro falsi amici, contro se stesso, contro una donna, contro il giudice, ecc…” (S. Pellico, 1966: 95).

    Sulla galleria che era sotto la finestra, passavano e ripassavano in continuazione altri prigionieri, accompagnati dai secondini; andavano agli esami e ritornavano: “Questo triste spettacolo, a’primi giorni, accresceva i miei dolori. Mi passavano parimenti sotto gli occhi molte donne arrestate. Da quella galleria si andava, per un voltone, sopra un altro cortile, e là erano le carceri muliebri e l’ospedale delle sifilitiche. La donna è per me una creatura sì sublime! Il vederla, l’udirla, il parlarle, mi arricchisce la mente di nobili fantasie. Ma avvilita, spregevole, mi perturba, m’affligge, mi spoetizza il cuore” (S. Pellico, 1966: 97).

    Comunicare con gli altri non era cosa facile, ma i tentativi non mancavano, anche se il successo non era assicurato; prova ne è il tentativo di Silvio Pellico di comunicare con l’amico Maroncelli per rispondere al “viglietto” che gli era pervenuto tramite “un disgraziato prigioniero”.

    Con una spilla si forò un dito e fece con il sangue poche righe di risposta che rimise al messaggero.

    “Egli ebbe la mala ventura d’essere spiato, frugato, colto col biglietto addosso e, se non erro, bastonato. Intesi alte urla che mi parvero del misero vecchio, e nol rividi mai più. Invano chiesi parecchie volte al custode e a’secondini. Crollavano il capo e dicevano: l’ha pagata cara colui – non ne farà più di simili – gode un po’ più di riposo. Accennavano essi alla prigionia ristretta in cui veniva tenuto quell’infelice, o parlavano così perch’egli fosse morto sotto le bastonate o in conseguenza di quelle?” (S. Pellico, 1966: 85).

  • 1 decennio fa

    carcere

    storia:la storia dl carcere

    arte:l'arte dipinta dai carcerati

    ed.fisica:il lavoro fisico nello spaccare le roccie k fanno ogni giorni i carcerati

    religione:la religione dei carcerati

    antologia:1 brano k tratta dl carcere

    epica:IDEM

    matematica:lo studio della matematica dei carcerati

    inglese:la traduzione dl brano di ant

    laino:IDEM

    geografia:collocazione dei vari carceri nl mondo

    it:carcere

    e vedrai k dopo sta teina x tt le stronzate k hai scelto di dire ti sbatteranno in 1 carcere o in 1 manicomio

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