Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 decennio fa

TESINA MATURITA' 2009...IL BAMBINO COL PIGIAMA A RIGHE?

vorrei fare la mia tesina(faccio il liceo sociopedagogico) con tema principale IL FANCIULLO..ma il film IL BAMBINO COL PIGIAMA A RIGHE che fa da sfondo alla tesina..qualke idea su FRASI...COLLEGAMENTI...QUALKE PARTICOLARE....sono ben accetti...grazie

3 risposte

Classificazione
  • Anonimo
    1 decennio fa
    Migliore risposta

    Il bambino con il pigiama a righe

    Una significativa ed eloquente inquadratura dà il via ad un insolito film natalizio targato Walt Disney: il montaggio di un bambino e dei suoi amici che, tornando a casa da scuola, attraversano le strade facendo finta di essere piloti di aerei bombardieri, volando attraverso una piazza elegante. È il fascino di una guerra che li seduce, li attrae, li coinvolge e li farà diventare adulti.

    Alcuni minuti dopo, la guerra assume un'altra immagine: quella di due ragazzini di otto anni. Uno seduto di fronte all'altro. Bruno, curato, ben vestito, esploratore per natura e ben curioso di conoscere e sapere. Shmuel è un coetaneo, capelli rasati a zero, una povertà e una miseria che gli si leggono negli occhi. Indossa un curioso pigiama a righe sopra il quale è riportato un numero.

    In mezzo a loro un recinto con filo spinato che impedisce il contatto fisico ma che, soprattutto, diventa il simbolo di una inequivocabile separazione tra due vite diverse e dai destini tracciati. Siamo in un campo di concentramento. Girato nelle location e negli studi ungheresi in nove settimane nell'estate del 2007, il film è tratto dal premiato romanzo di John Boyne, grazie all'adattamento e alla regia di Mark Herman ("Grazie, signora Thatcher").

    Un romanzo, quello di Boyne, pubblicato all'inizio del 2006 e che conquista rapidamente un pubblico internazionale fatto sia da ragazzi che da adulti.

    Opera di fiction, incentrata su uno dei periodi più bui della storia, "Il bambino con il pigiama a righe" è una favola che offre una prospettiva unica sugli effetti del pregiudizio, dell'odio e della violenza sulle persone innocenti - in particolare i ragazzi - durante il tempo di guerra. Attraverso gli occhi di un fantasioso ragazzo tedesco di otto anni, che viene tenuto all'oscuro della realtà bellica, lo spettatore diventa testimone di un'amicizia proibita che si sviluppa tra Bruno, figlio di un comandante nazista, e Shmuel, un ragazzo ebreo imprigionato in un campo di concentramento. Sebbene i due siano divisi fisicamente da un recinto di filo spinato, le loro vite diventeranno inesorabilmente legate.

    Partiamo dal presupposto che un lavoro di immaginazione ambientato nel periodo e nei territori dell'Olocausto è un tema controverso. L'unico modo rispettoso di affrontare questo argomento era quello di narrarlo attraverso l'innocenza, grazie ad una favola raccontata dal punto di vista di un bambino certamente ingenuo, che ovviamente non può comprendere gli orrori che lo circondano.

    Toccato dalla grazie dell'arte della regia, Herman licenzia un film di grandissimo interesse; un capolavoro fatto in maniera onesta, appassionata e convinta, grazie anche ad uno staff di collaboratori che hanno un grande rispetto e ammirazione sia per i sopravvissuti che per quelli che non ce l'hanno fatta.

    Il dramma della Shoah torna a rivivere al cinema grazie a questa storia ambientata nella Germania del 1940, a cui va il plauso per aver approcciato un tema delicato in modo decisamente emozionante ed efficace, concentrando il racconto umano su due ragazzi e una famiglia.

    Un dramma umano affascinante ed accessibile, dotato di un messaggio che rimane sempre importante e raccontato in un modo "diverso" per trovare un "nuovo" pubblico. Dove ogni cosa viene vista dall'altra parte del recinto, almeno fino alla conclusione, quando la realtà del campo ci viene mostrata nella sua cruda drammaticità.

    A chiunque tornerà alla memoria il film "La vita è bella" del Benigni di casa nostra.

    Un altrettanto eccellente capolavoro, universalmente apprezzato. Con la differenza che là il genitore era accanto al figlio per mascherare la realtà. Qui i genitori (o almeno il padre) tacciono intenzionalmente la realtà agli occhi di un bambino che, da solo, e a caro prezzo, dovrà intuire il tutto e diventare adulto a sue spese.

    Una favola, certamente. Ma anche un racconto carico di significati importanti; a cominciare dai diversi punti di vista dei componenti la famiglia, destinata a naufragare verso una totale disintegrazione.

    Un padre normale, adorabile e allo stesso tempo capace di atrocità terribili.

    Una madre, guardiana del recinto, che sceglie di rimanere nell'oscurità, preoccupandosi solo della sicurezza della famiglia e della sua posizione nella società (l'indifferenza, l'apatia, l'ignoranza del mondo che assiste a tanti genocidi senza che nessuno faccia niente).

    Una figlia, sedotta dalla retorica, dalla politica e dalla Patria

    che non sarà più di compagnia al fratello.

    E alla fine c'è lui: quel Bruno che comincia a non credere più alla propria famiglia, con quei suoi occhi affascinanti e penetranti, con quel giusto mix di innocenza e curiosità, con i suoi ingenui interrogativi.

    "Cosa succede in questo posto?

    Perché ci sono così tante persone dall'altra parte del recinto?"

    Domande semplici, esemplari, ma pur sempre gli stessi interrogativi che ancora l'uomo contemporaneo continua a porsi.

    Accanto a Bruno colpisce molto a

  • 1 decennio fa

    ti kiedo una cosa ke nn c entra niente cn la tua domanda. e tanto difficile la scuola ke fai perche ci vorrei andare grazie

  • Anonimo
    1 decennio fa

    potresti dire ke smhuel assomiglia ad un gabber

Altre domande? Fai una domanda e ottieni le risposte che cerchi.