lollo2610 ha chiesto in Arte e culturaLibri ed autori · 1 decennio fa

figure retoriche..l'albatro ?

sapete dirmi le figure retoriche di questa poesia??

Spesso, per divertirsi, gli uomini d'equipaggio

Catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari,

Che seguono, indolenti compagni di vïaggio,

Il vascello che va sopra gli abissi amari.

5 E li hanno appena posti sul ponte della nave

Che, inetti e vergognosi, questi re dell'azzurro

Pietosamente calano le grandi ali bianche,

Come dei remi inerti, accanto ai loro fianchi.

Com'è goffo e maldestro, l'alato viaggiatore!

10 Lui, prima così bello, com'è comico e brutto!

Qualcuno, con la pipa, gli solletica il becco,

L'altro, arrancando, mima l'infermo che volava!

Il Poeta assomiglia al principe dei nembi

Che abita la tempesta e ride dell'arciere;

15 Ma esule sulla terra, al centro degli scherni,

Per le ali di gigante non riesce a camminare.

2 risposte

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    Il senso di disagio provocato dalla violenta trasformazione socio-economica dell''800 si è manifestato in due diverse poetiche nell'opera di Baudelaire. La prima, quella del simbolismo, è generata da un forte desiderio di ritrovare quel forte legame tra le società pre-industriali e la natura. Sono poste in risalto le analogie tra uomo e natura e accostati i diversi messaggi sensoriali provenienti dal mondo naturale, espressi attraverso la figura retorica della sinestesia. La seconda, l'allegorismo, deriva dal tentativo di sottolineare il profondo distacco della vita rispetto alla nuova realtà industriale, proponendo al lettore spunti di riflessione che richiedono un'attività razionale per essere compresi.

    egli paragona sé stesso (e il poeta in generale) all‘albatro, quell‘uccello che è magnifico ed elegante in volo, ma sgraziato e goffo quando tenta di muoversi a terra. Sí, perché ogni poeta si sente forte e potente mentre compone, peró dalle persone “normali“ viene lasciato in disparte e deriso (“…è il Poeta che, avvezzo alla tempesta, si ride dell‘arciere: ma esiliato sulla terra, fra scherni, camminare non puó per le sue ali di gigante“).

    Con queste poche righe si riesce subito a comprenderlo, Baudelaire, il primo dei cosiddetti “poeti maledetti“, avvilito e insoddisfatto dalla vita. È lo “spleen“, come intitola ben 4 poesie, il suo tema principale (“Quando come un coperchio il cielo pesa greve e basso sull‘anima gemente in preda a lunghi affanni, e quando versa su noi, dell‘orizzonte tutto il giro abbracciando, una luce nera triste piú delle notti…“).

    Ma a questo punto trovo che una biografia, seppure minima, ci voglia: Charles Baudelaire nasce a Parigi nel 1821. Il padre muore quando lui ha sei anni, la madre si risposa e questo B. non riuscirá mai ad accettarlo del tutto: dopo il liceo comincia una vita sregolata, e nonostante il patrigno cerchi di aiutarlo offrendogli un viaggio nelle isole dell‘Oceano Indiano, egli continuerá con l‘alcool e le droghe fino alla morte, avvenuta nel 1866.

    La sua famosissima raccolta di poesie “Le fleurs du mal“ (I fiori del male), quando venne pubblicata non ebbe molto successo, anzi, venne processata e giudicata immorale. In effetti, anche solo dando un‘occhiata all‘indice, alcuni titoli non sono esattamente “angelici“ (ma altrimenti che poeta maledetto sarebbe?)… tanto per fare qualche esempio: “Il Vampiro“, “Il cattivo frate“, “Ossessione“,“Orrore simpatico“, “Danza Macabra“,“Il vino dell‘assassino“,“Donne dannate“,“Le litanie di Satana“, “La fontana di sangue“… E l‘elenco potrebbe continuare ancora.

    Baudelaire accusa la societá dell‘epoca, si sente tagliato fuori eppure superiore agli altri, parla del contrasto fra bene e male, dell‘evadere dalla vita comune e degli infiniti misteri che essa nasconde, e lo fa attraverso riferimenti simbolici e metafore (o meta-fòre, come diceva un mio maestro delle elementari…bei tempi…) Conoscendo un po‘ il francese e avendo quindi la possibilitá di leggere i componimenti in lingua originale, mi sono accorta peró che alcune traduzioni in italiano non gli rendono giustizia: spesso i traduttori, per corrispondere bene alla metrica e per riuscire a far rima, usano termini troppo antiquati…

  • 1 decennio fa

    grandi ali bianche,

    Come dei remi inerti = SIMILITUDINE

    Lui, prima così bello, com'è comico e brutto!

    = ANTITESI

    Per le ali di gigante non riesce a camminare.= METAFORA

    in realtà le prime 3 strofe sono tutte un' unica metafora che descrive la situazione del poeta nella società

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