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Marco ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 decennio fa

Aiuto!! Qualcuno può tradurmi in italiano la poesia "To a Skylark" di Shelley??? 10 punti in cambio!!!!?

2 risposte

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    A un'allodola

    Salute a te, o spirito di gioia!

    Tu che non fosti mai uccello, e dall'alto

    del Cielo, o vicino, rovesci

    la piena del tuo cuore in generose

    melodie di un'arte non premeditata.

    Sempre più in alto, più in alto, ti vedo

    guizzare dalla terra, una nube di fuoco,

    e percorri con l'ali l'infinito azzurro,

    ti levi nell'aria cantando,

    e librandoti alta ancora canti.

    Nei bagliori dorati del sole

    che sta per tramontare, là dove

    s'accendono in alto le nubi

    tu corri e veleggi, una gioia incorporea

    che ha appena dato inizio alla sua corsa.

    La pallida sera di porpora

    attorno al tuo volo si scioglie;

    come una stella del Cielo nel colmo

    della luce del giorno tu resti

    completamente invisibile, eppure

    odo la tua felicità squillante, acuta

    come le frecce di quella sfera argentea

    la cui lampada intensa si sfoca

    nel bianco chiarore dell'alba,

    così che noi faticosamente

    la riusciamo a vedere, pur sapendo

    dove si trova: della tua voce risuonano

    l'aria e la terra, come quando è limpida

    la notte e da una nube solitaria

    la luna piove i suoi raggi e n'è sommerso il cielo.

    Noi non sappiamo cosa sei, né a cosa

    più rassomigli. Dalle nubi accese

    dal colorato arcobaleno non si versa goccia

    che tanto splenda a vedersi come dalla

    tua presenza un rovescio di pioggia melodiosa.

    Sei come un poeta nascosto

    entro la luce del pensiero, un poeta che canta

    liberamente i suoi inni, finché il mondo

    entra in perfetto accordo

    con le speranze e i timori che prima ignorava;

    sei come una fanciulla di nobile nascita

    che acquieta nella torre di un palazzo

    la sua anima oppressa dall'amore,

    in un'ora segreta, con una musica dolce

    come l'amore stesso, e ne inonda la camera;

    sei come una lucciola d'oro

    in una piccola valle coperta di rugiada,

    che diffonde nascosta agli sguardi

    la sua aerea luminescenza

    in mezzo ai fiori e all'erba che la celano;

    sei come una rosa protetta

    dalle sue foglie verdi, violata

    dai venti caldi, finché il suo profumo

    illanguidisce con troppa dolcezza

    quei ladri dall'ala pesante;

    il suono dei rovesci della pioggia

    primaverile sull'erba scintillante,

    i fiori risvegliati dagli scrosci, e ogni cosa

    che sia stata felice e chiara e fresca

    la tua musica sempre la supera.

    Insegnaci, Spirito o Uccello,

    quali dolci pensieri sono i tuoi:

    io non ho mai udito una lode d'amore o di vino

    da cui fluisse così palpitante

    un simile celeste rapimento.

    Cori d'Imene o canti di trionfo

    paragonati al tuo non sarebbero altro

    che una misera vuota vanteria,

    cose in cui noi sentiamo si nasconde

    sicuramente un difetto.

    Quali ragioni sono la sorgente

    di questa tua felice melodia?

    Che prati, onde o montagne? Quali aspetti

    della pianura o del cielo? Che amore

    della tua stessa specie? Che ignoranza

    perfino del dolore? con la tua

    chiara ed acuta gioia non potrà mai esistere

    il languore, né un'ombra di noia

    mai t'è venuta accanto; tu ami, eppure mai

    hai conosciuto la triste sazietà d'amore.

    Che tu sia desta o in sonno, della morte

    devi considerare cose più vere e profonde

    di quanto in sogno gli uomini, altrimenti

    come potrebbero mai le tue note

    fluire in simili rivi cristallini?

    Noi guardiamo in avanti, guardiamo

    dietro di noi, e siamo tormentati

    da tutto ciò che non è: le nostre risa,

    anche le più sincere, nascondono la pena,

    e le nostre canzoni più dolci sono quelle

    che raccontano sempre il pensiero più triste.

    Anche se noi potessimo schernire

    odio paura e orgoglio, anche fossimo nati

    per non versare lacrime, non so

    come potremmo giungere alla tua stessa gioia.

    Più di qualsiasi misura di suoni deliziosi

    sarebbe adatta al poeta la tua maestria,

    più di qualsiasi tesoro nascosto nei libri,

    o tu che hai in dispregio la terra!

    E dunque insegnami almeno la metà

    di tutta quella gioia che conosci:

    dalle mie labbra allora fluirebbe

    una follia armoniosa, e finalmente il mondo

    ascolterebbe, proprio come me

    che sono qui in ascolto della tua.

  • Nikita
    Lv 7
    1 decennio fa

    A un'allodola

    Salute a te, o spirito di gioia!

    Tu che non fosti mai ucc.......

    AGGIUNGO

    Da quando, ormai quasi un trentennio fa, Luigi Meneghello ha elaborato la sua teoria dei trasporti linguistici, sostenendo che certi termini dialettali vicentini potrebbero andare ad arricchire di nuova espressività la lingua italiana, ci siamo sentiti un po' tutti in diritto di sottolineare con qualche termine vernacolare dei momenti di intensità espressiva nei quali la quale la lingua nazionale sembrava non poterci sostenere. Più azzardato ci sembra invece, naturalmente per chi non sia Meneghello, passare direttamente dal dialetto vicentino all'inglese letterario. Eppure, senza pensare di rivoluzionare una ormai consolidata tradizione poetica, avanziamo l'ipotesi che quella che ha ispirato la “Ode to a Skylark” a Percy Bysshe Shelley durante una passeggiata con la moglie nei dintorni di Livorno nel 1820 non sia stata una allodola ma una "ciorla". Per questo, dopo averci girato attorno a lungo, siamo arrivati alla convinzione che la traduzione più aderente per rendere il titolo Ode to a Skylark non sia il letterale "Ode ad un'allodola" ma "Ode ad una ciorla".Ci sembra infatti che, come parola , "allodola" partecipi più della sonorità del termine francese "alouette", ma che manchi di quella intensa forza poetica che ci fa invece istintivamente collegare skylark con il termine dialettale "ciorla". Evidentemente non è solo questione di parole, ma del mondo che queste spesso racchiudono e che il semplice pronunciarle spesso ha il potere magico di richiamare alla nostra memoria. E allora, per capire il mondo della ciorla, bisogna riandare indietro nei ricordi fino al mondo della caccia sul greto dell'Astico, laddove questo, uscendo dalla omonima vallata, si apre su un letto troppo ampio, che gli assorbe tutta l'acqua e lo degrada a torrente.Una volta la caccia nell'Astico era considerata l'essenza stessa dell'arte venatoria, molto più nobile della caccia "a casotto". Non si trattava infatti di aspettare che gli uccelli si posassero sul "podo" dove era facile colpirli; cacciare nell'Astico significava tirare "al volo", era roba da esperti che conoscevano lo stile di volo di ogni tipo di uccelli e avevano acquisito tecniche balistiche non comuni, di fronte alle quali lo stesso olimpionico tiro al piattello appare come un passatempo dopolavoristico.Il terreno sassoso del letto dell'Astico, con i depositi alluvionali di sabbia e le buche scavate da chi la estraeva a forza di picco e pala, era il regno delle "ciorle", termine forse tutto locale con cui si indicavano le allodole stanziali, che si distinguevano da quelle di passaggio perchè l'istinto di sopravviavenza aveva in loro affinato la furbizia fino al punto da renderla proverbiale.Ma cosa renderebbe la "skylark" di Shelley più vicina ad una ciorla che ad una allodola? Anzitutto il fatto che entrambe si possono sentire, più che vedere. Il poeta non vede, ma sente l'uccello cantare; il suo canto è quindi suono puro, immateriale, espressione di una gioia esistenziale che nessun poeta potrà mai uguagliare. "Thou art unseen, but yet I hear thy shrill delight" (Tu sei invisibile, ma tuttavia sento la tua profonda gioia).Insomma la skylark, proprio per non avere contorni di realtà, è la gioia stessa di cantare quell'unpremeditated art (arte spontanea) che per Shelley ormai era diventata la poesia. E forse è proprio questa natura di "unbodied joy" (gioia incorporea, immateriale) che ci ha richiamato alla mente la ciorla più che l'allodola.Se qualcuno vi dicesse di aver visto una ciorla, dubitate; si tratta di una panzana da cacciatori. La ciorla infatti è immateriale, praticamente non esiste fino a quando non si è alzata in cielo ad un'altezza che la pone fuori tiro per le doppiette. Lassù, poi, si materializza non come uccello ma come suono; da terra vi appare come un puntino nero, difficilmente distinguibile nell'azzurro del cielo e che solo lo sfondo di qualche nuvola bianca di passaggio riesce ad evidenziare; è il suo canto che in realtà ve ne rivela la presenza, spandendosi con una forza ed una melodia tali che sembra impossibile possano scatuirire da un puntino cosi' minuto. C'è quindi una assoluta sproporzione tra quello che dicono essere un uccello e la forza del suo canto; un canto che, se ad un poeta come Shelley puo' apparire come la incarnazione stessa della poesia, ai cacciatori in spasmodica attesa di qualcosa cui sparare, finiva per sembrare addirittura beffardo, qualcosa di prodotto da uno "scorner of the ground" (uno che se la ride di cio' che sta a terra).Se poi qualcuno dovesse addirittura vantarsi di avere ucciso una ciorla, non credetegli, perchè è certamente una bugia; le ciorle, come le skylark non sono uccelli, sono melodie; quando, il loro canto cessa, loro smettono di esistere. Non sono più ciorle ma diventano allodole, ed è solo come tali che possono andare a riempire i carnieri dei cacciatori. Ecco perchè è ad una ciorla e non ad un'allodola che, secondo noi, P.B.Shelley puo' aver chiesto: "insegnami metà della gioia/ che la tua mente deve conoscere/ dalle mie labbra uscirebbe/ una follia talmente armoniosa / che il mondo ascolterebbe/come io sto ascoltando ora."

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