ppangao ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 decennio fa

commento e recensione film il bambino con il pigiama a righe?

Ciao ragazzi mi potete fare commento e recensione mi servirebbe per domani ho come compito a casa

Aggiornamento:

potrete fare anche una riflessione e poi scusate nn volevo la recensione ho scritto male la traccia comunque è :"Ho visto un film:"rifletto..."

6 risposte

Classificazione
  • Anonimo
    1 decennio fa
    Migliore risposta

    TRAMA

    Bruno è un tranquillo ragazzo di otto anni figlio di un ufficiale nazista, la cui promozione porta la famiglia a trasferirsi dalla loro comoda casa di Berlino in un’area desolata in cui questo ragazzino solitario non trova nulla da fare e nessuno con cui giocare. Decisamente annoiato e spinto dalla curiosità, Bruno ignora le continue indicazioni della madre, che gli proibisce di esplorare il giardino posteriore e si dirige verso la ‘fattoria’ che ha visto nelle vicinanze. Lì, incontra Shmuel, un ragazzo della sua età che vive un’esistenza parallela e differente dall’altra parte del filo spinato. L’incontro di Bruno col ragazzo dal pigiama a strisce lo porta dall’innocenza a una consapevolezza maggiore del mondo degli adulti che li circonda, mentre gli incontri con Shmuel si trasformano in un’amicizia dalle conseguenze terribili.

    RECENSIONE

    Un critico americano scrive che i film sull’Olocausto sono come gli esami clinici: sappiamo che ci faranno bene, ma preferiremmo evitarli. La similitudine è un po’ forte, ma efficace, perché, se non si è Steven Spielberg o Roman Polanski, raccontare per immagini tematiche così difficili e spesso abusate, può rivelarsi insidioso. Il bambino con il pigiama a righe, che porta la firma di un regista impegnato come Mark Hermann, riesce però a evitare tutta una serie di trappole in cui sono precipitate tante produzioni che affrontavano lo stesso scomodo argomento.

    Prima di tutto non un film è ricattatorio, non è moralista e non produce nello spettatore uno struggimento che pian piano si trasforma in un senso di fastidio. Non è nemmeno consolatorio, perché in questa storia d’amicizia fra Schmuel, un bambino chiuso in un campo di concentramento, e Bruno, il figlio piccolo di un ufficiale nazista, non c’è assolutamente spazio per la redenzione. I cattivi, che sono gli adulti, restano cattivi, e nei loro sguardi non si coglie mai il rimorso o il pentimento. Il padre di Bruno, interpretato da un grande David Thewlis, riesce ad essere ottuso e sgradevole fino all’ultimo fotogramma, ed è una scelta giusta e coraggiosa, tanto più se si pensa che il film, targato Disney, nasce come prodotto destinato a un pubblico di bambini. Anche l’idea di base è originale (un bambino che crede che il campo di prigionia sia una fattoria in cui lavora gente in pigiama), anche se non possiamo non pensare a La vita è bella di Roberto Benigni.

    Ad averla non è stato Mark Herman, ma lo scrittore irlandese John Boyne, che per far presa sui giovani lettori è ricorso alla favola. Proprio questa sua intenzione, rispettata da Herman, spiega la semplicità di un film che ha il suo più grande difetto nella mancanza di uno stile efficace di regia, o di uno stile di regia tout court. Fastidiosamente patinato, Il bambino con il pigiama a righe quasi annoia nelle prime sequenze, fino a quando non appare chiaro che il film non vuole celebrare nessuno né presentarci degli eroi. Piuttosto ci racconta la malvagità umana, per poi lasciarci sconcertati con un finale a dir poco tremendo che ci fa capire perché ci troviamo di fronte a un opera coraggiosa. Interessanti sono poi i personaggi di Schmuel, che si porta dietro una dolorosa consapevolezza, e di Bruno, che smettendo di adorare il padre diventa adulto a soli 8 anni. Debole invece, e stereotipata, la mamma di Bruno (Vera Farmiga), divisa fra l’amore per il marito e l’orrore di fronte al massacro degli ebrei. Convincenti, infine, le performance degli attori, in particolare dei piccoli Asa Butterfield e Jack Scanlon. Sicuramente sentiremo ancora parlare di loro.

    COMMENTO

    La tragedia dell'Olocausto raccontata attraverso l'amicizia di due bambini, uno tedesco e uno ebreo, con uno stile rigoroso, che non rinuncia a una rappresentazione realistica dell'orrore nazista.

  • Anonimo
    1 decennio fa

    ciao! abbiamo visto questo film con la scuola...e lo abbiamo commentato in classe con la prof.di lettere. Dunque,nel film sono presenti alcune importanti tematiche che il regista ha voluto evidenziare:

    -l'amicizia; questa tematica è la più importante del film. la possiamo individuare attraverso il bambino ebreo e il bambino tedesco. nonostante separati da un filo spinato alto e dove passava la corrente riuscivano a volersi bene comunque. Specialmente quando il bimbo ebreo non riesce più a trovare suo padre,l'amico tedesco subito si mette a disposizione per aiutarlo a ritrovarlo.

    così come voluto sottolineare dal regista all'inizio del film in questa magnifica frase:"l'infanzia è fatta di immagini,odori,ricordi che scompaiono nel tempo."

    -l'innocenza dei bambini; il bimbo ebreo non riusciva a spiegarsi il motivo per cui gli ebrei si trovassero nel campo di concentramento...

    così rispose:"perchè siamo diversi". queste parole ci aiutano a riflettere bene sulla situazione di quel piccolo e INNOCENTE bimbo ebreo,condannato a star lì solo perchè ebreo...

    -il perdono; quando il bimbo ebreo viene sorpreso dal generale tedesco a mangiare il dolce che l'amico gli aveva offerto,chiede spiegazioni al bimbo tedesco e lui,mentendo,gli risponde che quando era entrato l'ebreo si stava già servendo da solo. dopo avergli chiesto scusa l'ebreo riesce a perdonare l'amico...anche se era stato massacrato dal generale tedesco.

    -la violenza; l'istruttore dei figli del comandante tedesco,insegna loro la violenza,l'odio,facendogli pensare che gli ebrei erano un popolo disgustoso,inferiore e che voleva o sterminio della razza tedesca.

    questa tematica la si può individuare osservando la figlia femmina del comandante tedesco. questa,dopo gli insegnamenti dell'istruttore gettò le bambole e appese i cartelloni di guerra e di Hitler.

    spero di esserti stata d'aiuto...

    fidati...questa è meglio dei commenti presi dai siti...la prof.se nè accorgerebbe! ;-) ti auguro buona fortuna!

    bacioni...Čђιãяâ!

    Fonte/i: la mia prof.di lettere! *.*
  • Anonimo
    1 decennio fa

    Trama del film Il bambino con il pigiama a righe:

    Bruno è un tranquillo ragazzo di otto anni figlio di un ufficiale nazista, la cui promozione porta la famiglia a trasferirsi dalla loro comoda casa di Berlino in un’area desolata in cui questo ragazzino solitario non trova nulla da fare e nessuno con cui giocare. Decisamente annoiato e spinto dalla curiosità, Bruno ignora le continue indicazioni della madre, che gli proibisce di esplorare il giardino posteriore e si dirige verso la ‘fattoria’ (campo di concentramento)che ha visto nelle vicinanze. Lì, incontra Shmuel, un ragazzo della sua età che vive un’esistenza parallela e differente dall’altra parte del filo spinato. L’incontro di Bruno col ragazzo dal pigiama a strisce lo porta dall’innocenza a una consapevolezza maggiore del mondo degli adulti che li circonda, mentre gli incontri con Shmuel si trasformano in un’amicizia dalle conseguenze terribili.

    Il film è molto bello, emozionante e drammatico, mette a confronto due mondi completamente diversi che si congiungono grazie all'amicizia.

    Mi dispiace un pò solo per il finale perchè non me l'aspettavo che finisse in modo tragico. Se riesci guardalo, merita! Spero di esserti stato utile. Ciao ciao

  • Anonimo
    1 decennio fa

    Bello e coinvolgente, ma niente di più di quello che ci si può aspettare.

    E' da vedre perchè cmq fa riflettere e per la prima volta si vede l'olocausto sotto gli occhi dei bambini.

    Purtroppo però bambini molto intelligenti, che considerati dagi aduli solo come bambini e non come menti intelligenti, restano involontariamente vittime ancora una volta della violenza, della superficialità e dell'egoismo degli adulti.

    Quindi si è un film triste, non quanto per il finale, prevedibile, ma quanto per la rabbia che, in me ha suscitato, nell'ottusità degli adulti nel non trattare i bambini in certe occasioni, raccontando la verità.

    Se questo accadesse, forse più spesso si eviterebbero delle tragedie.

  • Che ne pensi delle risposte? Puoi accedere per votare la risposta.
  • 1 decennio fa

    recensione:

    Berlino, anni Quaranta. Bruno è un bambino di otto anni con larghi occhi chiari e una passione sconfinata per l'avventura, che divora nei suoi romanzi e condivide coi compagni di scuola. Il padre di Bruno, ufficiale nazista, viene promosso e trasferito con la famiglia in campagna. La nuova residenza è ubicata a poca distanza da un campo di concentramento in cui si pratica l'eliminazione sistematica degli ebrei. Bruno, costretto ad una noiosa e solitaria cattività dentro il giardino della villa, trova una via di fuga per esplorare il territorio. Oltre il bosco e al di là di una barriera di filo spinato elettrificato incontra Shmuel, un bambino ebreo affamato di cibo e di affetto. Sfidando l'autorità materna e l'odio insensato indotto dal padre e dal suo tutore, Bruno intenderà (soltanto) il suo cuore e supererà le recinzioni razziali.

    La drammaticità della Shoah, di un inferno voluto dagli uomini per gli uomini, è inarrivabile e di fatto non rappresentabile ma questo non ha impedito al cinema di provare e riprovare a misurarsi con quella tragedia. L'approccio cinematografico di Mark Herman, regista e sceneggiatore, è diretto e il punto di vista assunto è quello di un bambino, figlio di un gerarca nazista, la cui innocenza (davanti all'orrore) trova corrispondenza soltanto in Shmuel, coetaneo internato all'inferno. A differenza di La vita è bella e di Train de vie, Il bambino con il pigiama a righe non è una favola dove ognuno ha un proprio e preciso ruolo, al contrario nel film di Herman i due universi, quello del Bene e quello del Male, si lambiscono fino a confondersi e a sconvolgersi. Nel Bambino col pigiama a righe è l'inadeguatezza e la debolezza degli adulti, anche di quelli buoni, a obbligare i bambini a prendere in mano il proprio destino e a determinarlo. I padri e le madri non fanno “magie” come il Guido Orefice di Benigni e il Male che li circonda finisce per inghiottire i loro figli e renderli all'improvviso consapevoli. Il regista inglese è abile a evitare gli stereotipi della storia “cattiva” e della contrapposizione tra infanzia idealizzata e abiezioni del mondo adulto, analizzando la durezza di un'epoca (la Germania nazionalsocialista) e di un'età (l'infanzia).

    Muovendosi tra trappole d'apparenza ed eludendo clichè, sentimentalismi e scene madri, Herman mette in scena le ingiustizie e i rapporti di forza che si definiscono già nell'età più verde. Attraverso il minimalismo di episodi quotidiani, immersi nella severità dei colori freddi, Il bambino col pigiama a righe svolge la memoria, rivisitandola con soluzioni e libertà che rendono la storia intollerabile e lancinante. Per questa ragione, l'autore “chiude la porta” sulla camera a gas, interponendo fra gli spettatori e il volto della Medusa la pietas di un narrare artistico che consenta di guardarla senza soccombere impietriti, atterriti. Tratto dal romanzo omonimo dell'irlandese John Boyne, Il bambino con il pigiama a righe è un film evocativo di un'epoca nera e tragica, rivista attraverso la psicologia di un'amicizia infantile e di una (pre)matura scelta di campo, complicate da una realtà storica di discriminazioni e di selezioni razziali. Immagini che richiamano per tutti la necessità di frequentare (sempre) la Memoria e di non considerare mai risarcito il debito con il nostro passato.

    oppure:

    Bruno è un tranquillo ragazzo di otto anni figlio di un ufficiale nazista, la cui promozione porta la famiglia a trasferirsi dalla loro comoda casa di Berlino in un’area desolata in cui questo ragazzino solitario non trova nulla da fare e nessuno con cui giocare. Decisamente annoiato e spinto dalla curiosità, Bruno ignora le continue indicazioni della madre, che gli proibisce di esplorare il giardino posteriore e si dirige verso la ‘fattoria’ che ha visto nelle vicinanze. Lì, incontra Shmuel, un ragazzo della sua età che vive un’esistenza parallela e differente dall’altra parte del filo spinato. L’incontro di Bruno col ragazzo dal pigiama a strisce lo porta dall’innocenza a una consapevolezza maggiore del mondo degli adulti che li circonda, mentre gli incontri con Shmuel si trasformano in un’amicizia dalle conseguenze terribili.

    commento:

    Bello e coinvolgente, ma niente di più di quello che ci si può aspettare.

    E' da vedre perchè cmq fa riflettere e per la prima volta si vede l'olocausto sotto gli occhi dei bambini.

    Purtroppo però bambini molto intelligenti, che considerati dagi aduli solo come bambini e non come menti intelligenti, restano involontariamente vittime ancora una volta della violenza, della superficialità e dell'egoismo degli adulti.

    Quindi si è un film triste, non quanto per il finale, prevedibile, ma quanto per la rabbia che, in me ha suscitato, nell'ottusità degli adulti nel non trattare i bambini in certe occasioni, raccontando la verità.

    Se questo accadesse, forse più spesso si eviterebbero delle tragedie.

  • quel film è una cazzata!! totaleeeeee!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Altre domande? Fai una domanda e ottieni le risposte che cerchi.