mi potreste fare il riassunto di Teseo e il Minotauro?

5 risposte

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  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    Il re di Tebe, Minosse, con la sua flotta aveva assediato Atene, già afflitta da peste e carestia, e agli assediati impose un atroce tributo: ogni anno e per nove anni, gli ateniesi dovevano fornire sette ragazzi e sette ragazze da dare in pasto ad un essere famelico di Creta, ilMinotauro.

    Questo mostro vorace aveva la forma di un uomo con la testa di un toro, e viveva nel Labirinto, un’intricata costruzione fatta di corridoi e sotterranei, antri e cunicoli.

    Teseo, un giorno decise di porre fine con le armi alla cruenta taglia imposta da Minosse agli ateniesi. Così parte alla volta di Creta con quella che sarebbe stata l’ultima infornata di giovani destinati alle fauci del mostro.

    Lì, nel frattempo, bella Arianna, la figlia del re dell’isola, si innamora di Teseo e con il suo aiuto e munito di una potente mazza, penetra con le piangenti vittime nel dèdalo tenebroso (il Labirinto era chiamato così perché costruito, appunto, da Dèdalo).

    Teseo affronta dunque il Minotauro e ingaggia con lui un corpo a corpo furioso, ma alla fine gli assesta e lo uccide con una mazzata sul capo.

    La vittoria era completa, l’incubo dei sacrifici umani imposti dal crudele Minosse finalmente svanito. Ora però si trattava di tornare indietro, di uscire dal labirinto.

    L’innamorata fanciulla sapeva il fatto suo e, per aiutare il suo eroe, gli aveva fornito una grossa matassa di filo che, via via dipanata lungo il cammino, servì poi a Teseo per ripercorrere il tortuoso cammino, fino al ritorno verso la salvezza.

    Durante il viaggio di ritorno verso Atene a fianco della sua amata e con l’ultimo carico di vittime scampate, Teseo si ferma in un’isola sperduta dove Arianna voleva sostare per riposarsi; adagia la fanciulla in un prato fiorito in mezzo al campo fresco e fa ritorno alla nave ancorata al largo.

    Improvviso si leva un furioso uragano che trascina via, fra gli insidiosi flutti, la nave, lui e tutto il suo carico di giovani rifugiati.

    La povera Arianna gemeva e piangeva guardando il naviglio che si allontana: Teseo, passato il fortunale, si dimentica persino di averla conosciuta.

    Fa quindi vela, verso Atene per riportare i giovanetti salvati e dare al padre la notizia dello scampato pericolo e della vittoria.

    Purtroppo dimenticò di un particolare molto importante: invece di issare una vela bianca, che per chi lo attendeva sarebbe stato il segnale dell’esito felice della sua spedizione, lascia issata la vela nera, segno nefasto che anche lui era stato divorato dal Minotauro.

    E il dramma si conclude: il vecchio

    padre Egeo,

    credendolo morto, cede al dolore e, in gesto disperato, si precipita dalle rocce nel sottostante mare.

    Il mare che da allora prese il nome da lui: il Mar Egeo.

  • 1 decennio fa

    Minosse era un potente re di Creta, Si diceva che Minosse avesse promesso di immolare a Poseidon ciò che il mare (cioè il dio stesso) gli avesse donato , ma il bianco toro sorto dalle onde era così bello e luminoso, che Minosse lo tenne per se, sostituendolo con un altro per il sacrificio.

    Offeso, il dio degli oceani insinuò in Pasifae un'irrefrenabile passione per l'animale, al quale la regina si congiunse tramite un inganno : fece costruire dall'ingegnoso Dedalo una vacca artificiale in cui si nascose.

    Dall'unione di Pasifae col toro fu generato il MINOTAURO: un bambino con la testa di toro, che crebbe imprigionato e nascosto nel Labirinto, fatto appositamente costruire da Dedalo

    Minosse, per punire gli ateniesi di avere causato la morte del figlio Androgeo, impose che ogni nove anni 7 fanciulli e 7 fanciulle di Atene venissero sacrificati al Minotauro, che li divorava.

    Allo scadere del terzo tributo gli ateniesi erano alquanto inquieti contro il loro re, Egeo, per cui il di lui figlio, Teseo, si offrì di partire verso Creta con il gruppo di giovani da sacrificare al Minotauro, con l’intento di uccidere il mostro. Secondo altre versioni Minosse stesso sceglieva le vittime e reclamò anche il figlio del re.

    alla fine teseo con l'aiuto di arianna e del famoso filo di arianna riesce ad uscire dal labirinto dopo aver ucciso il minotauro e liberato gli ateniesi da quella schiavitù

  • 1 decennio fa

    Il re di Tebe, Minosse, con la sua flotta aveva assediato Atene, già afflitta da peste e carestia, e agli assediati impose un atroce tributo: ogni anno e per nove anni, gli ateniesi dovevano fornire sette ragazzi e sette ragazze da dare in pasto ad un essere famelico di Creta, ilMinotauro.

    Questo mostro vorace aveva la forma di un uomo con la testa di un toro, e viveva nel Labirinto, un’intricata costruzione fatta di corridoi e sotterranei, antri e cunicoli.

    Teseo, un giorno decise di porre fine con le armi alla cruenta taglia imposta da Minosse agli ateniesi. Così parte alla volta di Creta con quella che sarebbe stata l’ultima infornata di giovani destinati alle fauci del mostro.

    Lì, nel frattempo, bella Arianna, la figlia del re dell’isola, si innamora di Teseo e con il suo aiuto e munito di una potente mazza, penetra con le piangenti vittime nel dèdalo tenebroso (il Labirinto era chiamato così perché costruito, appunto, da Dèdalo).

    Teseo affronta dunque il Minotauro e ingaggia con lui un corpo a corpo furioso, ma alla fine gli assesta e lo uccide con una mazzata sul capo.

    La vittoria era completa, l’incubo dei sacrifici umani imposti dal crudele Minosse finalmente svanito. Ora però si trattava di tornare indietro, di uscire dal labirinto.

    L’innamorata fanciulla sapeva il fatto suo e, per aiutare il suo eroe, gli aveva fornito una grossa matassa di filo che, via via dipanata lungo il cammino, servì poi a Teseo per ripercorrere il tortuoso cammino, fino al ritorno verso la salvezza.

    Durante il viaggio di ritorno verso Atene a fianco della sua amata e con l’ultimo carico di vittime scampate, Teseo si ferma in un’isola sperduta dove Arianna voleva sostare per riposarsi; adagia la fanciulla in un prato fiorito in mezzo al campo fresco e fa ritorno alla nave ancorata al largo.

    Improvviso si leva un furioso uragano che trascina via, fra gli insidiosi flutti, la nave, lui e tutto il suo carico di giovani rifugiati.

    La povera Arianna gemeva e piangeva guardando il naviglio che si allontana: Teseo, passato il fortunale, si dimentica persino di averla conosciuta.

    Fa quindi vela, verso Atene per riportare i giovanetti salvati e dare al padre la notizia dello scampato pericolo e della vittoria.

    Purtroppo dimenticò di un particolare molto importante: invece di issare una vela bianca, che per chi lo attendeva sarebbe stato il segnale dell’esito felice della sua spedizione, lascia issata la vela nera, segno nefasto che anche lui era stato divorato dal Minotauro.

    E il dramma si conclude: il vecchio

    padre Egeo,

    credendolo morto, cede al dolore e, in gesto disperato, si precipita dalle rocce nel sottostante mare.

    Il mare che da allora prese il nome da lui: il Mar Egeo.

    spero di esserti stoto di aiuto....bella zio!

  • 1 decennio fa

    Il re di Tebe, Minosse, con la sua flotta aveva assediato Atene, già afflitta da peste e carestia, e agli assediati impose un atroce tributo: ogni anno e per nove anni, gli ateniesi dovevano fornire sette ragazzi e sette ragazze da dare in pasto ad un essere famelico di Creta, ilMinotauro.

    Questo mostro vorace aveva la forma di un uomo con la testa di un toro, e viveva nel Labirinto, un’intricata costruzione fatta di corridoi e sotterranei, antri e cunicoli.

    Teseo, un giorno decise di porre fine con le armi alla cruenta taglia imposta da Minosse agli ateniesi. Così parte alla volta di Creta con quella che sarebbe stata l’ultima infornata di giovani destinati alle fauci del mostro.

    Lì, nel frattempo, bella Arianna, la figlia del re dell’isola, si innamora di Teseo e con il suo aiuto e munito di una potente mazza, penetra con le piangenti vittime nel dèdalo tenebroso (il Labirinto era chiamato così perché costruito, appunto, da Dèdalo).

    Teseo affronta dunque il Minotauro e ingaggia con lui un corpo a corpo furioso, ma alla fine gli assesta e lo uccide con una mazzata sul capo.

    La vittoria era completa, l’incubo dei sacrifici umani imposti dal crudele Minosse finalmente svanito. Ora però si trattava di tornare indietro, di uscire dal labirinto.

    L’innamorata fanciulla sapeva il fatto suo e, per aiutare il suo eroe, gli aveva fornito una grossa matassa di filo che, via via dipanata lungo il cammino, servì poi a Teseo per ripercorrere il tortuoso cammino, fino al ritorno verso la salvezza.

    Durante il viaggio di ritorno verso Atene a fianco della sua amata e con l’ultimo carico di vittime scampate, Teseo si ferma in un’isola sperduta dove Arianna voleva sostare per riposarsi; adagia la fanciulla in un prato fiorito in mezzo al campo fresco e fa ritorno alla nave ancorata al largo.

    Improvviso si leva un furioso uragano che trascina via, fra gli insidiosi flutti, la nave, lui e tutto il suo carico di giovani rifugiati.

    La povera Arianna gemeva e piangeva guardando il naviglio che si allontana: Teseo, passato il fortunale, si dimentica persino di averla conosciuta.

    Fa quindi vela, verso Atene per riportare i giovanetti salvati e dare al padre la notizia dello scampato pericolo e della vittoria.

    Purtroppo dimenticò di un particolare molto importante: invece di issare una vela bianca, che per chi lo attendeva sarebbe stato il segnale dell’esito felice della sua spedizione, lascia issata la vela nera, segno nefasto che anche lui era stato divorato dal Minotauro.

    E il dramma si conclude: il vecchio

    padre Egeo,

    credendolo morto, cede al dolore e, in gesto disperato, si precipita dalle rocce nel sottostante mare.

    Il mare che da allora prese il nome da lui: il Mar Egeo.

    oppure

    Minosse era un potente re di Creta, Si diceva che Minosse avesse promesso di immolare a Poseidon ciò che il mare (cioè il dio stesso) gli avesse donato , ma il bianco toro sorto dalle onde era così bello e luminoso, che Minosse lo tenne per se, sostituendolo con un altro per il sacrificio.

    Offeso, il dio degli oceani insinuò in Pasifae un'irrefrenabile passione per l'animale, al quale la regina si congiunse tramite un inganno : fece costruire dall'ingegnoso Dedalo una vacca artificiale in cui si nascose.

    Dall'unione di Pasifae col toro fu generato il MINOTAURO: un bambino con la testa di toro, che crebbe imprigionato e nascosto nel Labirinto, fatto appositamente costruire da Dedalo

    Minosse, per punire gli ateniesi di avere causato la morte del figlio Androgeo, impose che ogni nove anni 7 fanciulli e 7 fanciulle di Atene venissero sacrificati al Minotauro, che li divorava.

    Allo scadere del terzo tributo gli ateniesi erano alquanto inquieti contro il loro re, Egeo, per cui il di lui figlio, Teseo, si offrì di partire verso Creta con il gruppo di giovani da sacrificare al Minotauro, con l’intento di uccidere il mostro. Secondo altre versioni Minosse stesso sceglieva le vittime e reclamò anche il figlio del re.

    alla fine teseo con l'aiuto di arianna e del famoso filo di arianna riesce ad uscire dal labirinto dopo aver ucciso il minotauro e liberato gli ateniesi da quella schiavitù.

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  • Anonimo
    1 decennio fa

    Il re di Tebe, Minosse, con la sua flotta aveva assediato Atene, già afflitta da peste e carestia, e agli assediati impose un atroce tributo: ogni anno e per nove anni, gli ateniesi dovevano fornire sette ragazzi e sette ragazze da dare in pasto ad un essere famelico di Creta, ilMinotauro.

    Questo mostro vorace aveva la forma di un uomo con la testa di un toro, e viveva nel Labirinto, un’intricata costruzione fatta di corridoi e sotterranei, antri e cunicoli.

    Teseo, un giorno decise di porre fine con le armi alla cruenta taglia imposta da Minosse agli ateniesi. Così parte alla volta di Creta con quella che sarebbe stata l’ultima infornata di giovani destinati alle fauci del mostro.

    Lì, nel frattempo, bella Arianna, la figlia del re dell’isola, si innamora di Teseo e con il suo aiuto e munito di una potente mazza, penetra con le piangenti vittime nel dèdalo tenebroso (il Labirinto era chiamato così perché costruito, appunto, da Dèdalo).

    Teseo affronta dunque il Minotauro e ingaggia con lui un corpo a corpo furioso, ma alla fine gli assesta e lo uccide con una mazzata sul capo.

    La vittoria era completa, l’incubo dei sacrifici umani imposti dal crudele Minosse finalmente svanito. Ora però si trattava di tornare indietro, di uscire dal labirinto.

    L’innamorata fanciulla sapeva il fatto suo e, per aiutare il suo eroe, gli aveva fornito una grossa matassa di filo che, via via dipanata lungo il cammino, servì poi a Teseo per ripercorrere il tortuoso cammino, fino al ritorno verso la salvezza.

    Durante il viaggio di ritorno verso Atene a fianco della sua amata e con l’ultimo carico di vittime scampate, Teseo si ferma in un’isola sperduta dove Arianna voleva sostare per riposarsi; adagia la fanciulla in un prato fiorito in mezzo al campo fresco e fa ritorno alla nave ancorata al largo.

    Improvviso si leva un furioso uragano che trascina via, fra gli insidiosi flutti, la nave, lui e tutto il suo carico di giovani rifugiati.

    La povera Arianna gemeva e piangeva guardando il naviglio che si allontana: Teseo, passato il fortunale, si dimentica persino di averla conosciuta.

    Fa quindi vela, verso Atene per riportare i giovanetti salvati e dare al padre la notizia dello scampato pericolo e della vittoria.

    Purtroppo dimenticò di un particolare molto importante: invece di issare una vela bianca, che per chi lo attendeva sarebbe stato il segnale dell’esito felice della sua spedizione, lascia issata la vela nera, segno nefasto che anche lui era stato divorato dal Minotauro.

    E il dramma si conclude: il vecchio

    padre Egeo,

    credendolo morto, cede al dolore e, in gesto disperato, si precipita dalle rocce nel sottostante mare.

    Il mare che da allora prese il nome da lui: il Mar Egeo.

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