Ricerca suji strumenti a fiato e a percussione?!?!?!?!?

thanksss...a tuttiii!

3 risposte

Classificazione
  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    qui uno schema:

    http://cmapspublic.ihmc.us/rid=1223324003906_10796...

    Strumenti a fiato Strumenti aerofoni in cui, a differenza dell'organo e degli strumenti a mantice come la zampogna o la fisarmonica, la colonna d'aria che vibrando genera il suono è prodotta direttamente dal fiato dell'esecutore.

    Una distinzione empirica è quella tra legni e ottoni, che si riferisce al materiale con cui sono fabbricati (o lo erano originariamente: il flauto, per esempio, rientra tra i legni pur avendo oggi il corpo metallico). Una classificazione più precisa è quella che prende in considerazione il mezzo con cui viene posta in vibrazione la colonna d'aria. Si hanno così strumenti a imboccatura naturale, in cui il soffio urta contro l'orlo di un foro prodotto nel tubo sonoro (flauto traverso e flauto diritto, ocarina, fischietti); strumenti ad ancia, che possiedono una lamella che vibra quando è investita dal flusso d'aria e che può essere semplice, ossia singola (clarinetto, sassofono) o doppia (oboe, fagotto); strumenti a ********, forniti cioè di un'estensione del tubo, a forma di tazza conica o cilindrica, sulla quale l'esecutore poggia le labbra, che assumono così la funzione di doppia ancia (tromba, corno).

    La canna del corpo dello strumento (di sezione cilindrica come nel flauto o nel clarinetto, oppure più o meno conica come nella tromba o nel sassofono) è fornita di una serie di fori: l'esecutore li chiude e li apre o direttamente con le dita o tramite chiavi (flauto, sassofono) o pistoni (tromba) determinando in questo modo la lunghezza della colonna d'aria che vibra, e quindi l'altezza del suono prodotto. Un meccanismo utilizzato per variare la lunghezza del tubo è quello della coulisse del trombone.

  • 1 decennio fa

    flauto etc....

  • 1 decennio fa

    L’uso elementare della percussione è associato alla danza. I danzatori possono pestare i piedi sul terreno con leggerezza o con violenza, oppure battere le mani tra di loro o contro il proprio corpo in modo da produrre un suono. Questi rumori prodotti dal corpo, senza l’aiuto né di ordigni né di strumenti, offre una ristretta gamma di possibilità, che si estende immediatamente nel caso in cui l’esecutore, invece di colpire le proprie cosce nude, colpisce il solido cuoio dei propri calzoni o le suole delle proprie scarpe. In pratica è lo stesso principio che si applica quando siano assicurati alle gambe del danzatore o ad altre parti del suo corpo o degli indumenti, dispositivi crepitanti di vario genere: gusci secchi di semi, filze di ossa e denti, conchiglie, o bastoncini.

    Crepitacoli e Raschiatoi

    I Crepitacoli si prestano ad introdurre il rapporto tra musica e magia. Essi spesso hanno un significato magico-religioso, e fanno di frequente parte dell’armamentario dello sciamano. In tutti c’è la presenza di oggetti costretti a battere gli uni con gli altri, da semi o sassi contenuti all’interno di una zucca sonora o di un tubo o di un canestro, sino ai frammenti di osso e legno infilati insieme su di una funicella a mò di collana. Anche strumenti di struttura progredita come il sistro fanno parte del gruppo dei crepitacoli ed è noto nell’Antico Egitto, Roma, Etiopia, Mesopotamia, Caucaso, Africa occidentale e nelle tribù delle due Americhe. Nel caso di recipienti crepitanti come la maraca, al suono percussivo degli oggetti che si urtano si aggiunge un rumore sibilante causato dallo sfregamento contro le pareti del contenitore, simile al rumore di un’onda, e sono proprio il moto e il rumore ad aver conquistato l’immaginazione dell’uomo primitivo, esattamente come nel caso dei raschiatoi. Essi sono dotati di una superficie corrugata che è raspata per mezzo di una bacchetta. La materia prima ideale è l’osso, in quanto parte di un animale precedentemente cacciato, ed era dotato di un potere magico che poteva essere attivato per mezzo del raschiamento nel corso del rituale propiziatorio della caccia. I raschiatoi sono sopravvissuti sino ai tempi moderni, ad esempio nella musica popolare del Venezuela, e in Mesopotamia, a Giava, in India, a Cuba e in Europa, apparve nel suo stadio più recente, in forma meccanizzata: la superficie corrugata assunse la forma di una ruota dentata di legno fissata ad una impugnatura ed inserita in un telaio, la bacchetta si trasformò in una lamella di legno a cremagliera, e il movimento generatore del suono fu assicurato facendo roteare il telaio attorno all’impugnatura.

    Strumenti in terra

    La stessa terra gioca un ruolo importante nelle fasi più antiche della produzione musicale umana, infatti il suolo è utilizzato nella costruzione dello strumento. Il solo fatto di collocare una trave su di un terreno nel quale abbiano nidificato le termiti commestibili fa del suolo un coadiutore; il canto che si sviluppa accompagnato dal tambureggiamento sulla trave ha per argomento le termiti che si trovano nel terreno, e stabilisce una comunicazione con lo spirito degli insetti che le controlla. Non esistono solo strumenti a percussione che si servono del terreno in questo modo. Può avvenire anche nel caso di strumenti a fiato e a corda. In Etiopia viene praticato nel terreno uno stretto foro conico, dentro il quale si produce un urlo lamentoso; il nome significa “Grido del Leone”. Si costruiscono cetre, usando il terreno come base sopra la quale lo strumento è impiantato e come materia in cui è ricavata la cavità di risonanza, in Indonesia, in Madagascar e nel bacino Nilo-Congo. Nell’esempio illustrato, il palo centrale poggia su di una lastra di pietra che copre una camera di risonanza scavata nel terreno; la corda è percossa per mezzo di bacchette da parte di due o più suonatori. In breve, la terra stessa, il terreno su cui battono i piedi degli uomini che danzano, è una delle componenti preferite degli strumenti musicali.

    Pietre e strumenti a percussione intonati

    L’uso della pietra è simile all’uso della terra. I “gong di roccia” secondo il nome che fu dato da coloro che li scoprirono, compaiono in Africa, principalmente a nord dell’Equatore, in Europa e in Asia. Essi consistono in conformazioni naturali della struttura geologica lasciate nel posto, in modo da far divenire il luogo stesso un “podio d’orchestra”. Non tutte le lastre sonore si impongono subito all’attenzione: una pietra con una precisa nota squillante che avrebbe soddisfatto il gusto europeo, si sarebbe rivelata non soddisfacente per la popolazione indigena che preferiva note basse e attutite. Una serie di lastre di pietra intonate, fu rinvenuta nel 1949 in Indocina. Il suonatore, seduto a terra, collocava le lastre trasversalmente sulle proprie cosce, esattamente come in pochi rari casi di tecnica esecutiva dello xilofono nella Melanesia Settentrionale e Madagascar. Il più noto tra i membri del gruppo delle per

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