promotion image of download ymail app
Promoted
Anonimo
Anonimo ha chiesto in Arte e culturaPoesia · 1 decennio fa

miglior risposta alla poesia più bella!!?

niente link..fate copia e incolla

5 risposte

Classificazione
  • Quasar
    Lv 7
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    Fior d'albicocco

    Qualcosa mi desta nel fresco mattino,

    qualcosa che s'alza dal mio bel giardino,

    son trilli d'uccelli, son grida festose,

    son mille corolle che schiudon sontuose

    mostrando i colori dei piú variopinti

    richiami d'amore, nel cielo sospinti

    da tenue ali, da leggeri vanni.

    Che musica dolce sentir che, negli anni,

    natur tutto cambia eppur resta uguale;

    degli esseri il coro é fenomenale!

    Fantasmagorie di colori e di luci

    a cavallo del sol, violando i pertugi

    carezzan la vista che schiude al suo raggio

    le palpebre e il cuore nel mese di maggio

    si gonfia d'ardore, si riempie di gioia:

    passato é l'inverno che morir di noia

    sembrava volere far tutti i viventi

    gelando persino i lor sentimenti!

    Della primavera, nel suon, nel colore,

    ascolto estasiato l'accordo maggiore.

    Eppur sento di sí mirabil sonata,

    nella melodia, una nota stonata

    che scuote i pensieri nei qual son assorto:

    dov'é l'albicocco dal tronco contorto?

    Dai vetri, allungando lo sguardo, mi sporgo,

    annaspo coll'occhi, d'un tratto lo scorgo.

    La spoglia sua chioma d'un lato ora giace

    sull'umida terra ch'accoglie chi, in pace

    o in guerra col mondo, la terrena angoscia

    del vivere ancora ai suo' posteri lascia,

    sia pur che sia uomo di alto lignaggio

    o misero tronco d'un bosco selvaggio.

    Amico mio verde, che tragedia immane,

    velati or di pianto, i miei occhi stamane

    nel mio bel giardin son costretti a vedere,

    fra i suoni e i profumi che le primavere

    diffondono intorno recando sottili,

    all'omini e bestie dai cuori gentili,

    tripudii e gran gioie di nuova natura!

    Che acre contrasto, che grave sciagura!

    Dal tempo de' mosti non vengo in giardino

    e tu non gridasti al dolore, meschino!

    Il gelido vento le fronde ha spazzato

    e poi non contento, ch'ognor sia dannato,

    l'affusto del tronco di netto ha spezzato;

    cadesti riverso tra l'erba del prato.

    Nel coro di giubilo or v'é di dolore

    un grido d'angoscia che muto nel cuore

    mi gonfia d'asprezza le vene: son io

    che aiuto non diedi all'amico! Mio Dio!

    Perdono, albicocco, io non t'ho salvato,

    perdono pel tuo monco legno traviato.

    Dal lacero tronco si leva un lamento

    di questo mio cruccio in difesa e del vento;

    mi spiega accorato il sapor della vita,

    sussurra al mio cuor: - Non é certo finita...

    - Colui che il sorriso ed il pianto concede

    a chi é riverente ed a chi non ha fede,

    a chi sa giá tutto pria ancor di morire

    e a chi come te non riesce a capire,

    - per tua pigra man la mia sorte ha deciso:

    col vento d'inverno d'un colpo ha reciso

    il tronco mio storto, seccando l'essenze,

    ma mettendo fine alle mie sofferenze.

    - Or questa preghiera non divenga inane:

    ricopri di terra quel che ne rimane

    di me, del mio verde, dei frutti ch'io vanto,

    nel caldo d'estate, piacessero tanto. -

    Rincalzo quel legno c'ha tanto sofferto

    con l'umida terra e coi sassi dell'orto.

    Della primavera son sordo al concerto

    or che il verde amico, scusandomi, é morto.

    É, dunque, beffarda e crudele la sorte,

    sí tanto che viene per mietere morte

    nel mentre di vita solenne messaggio

    si leva grandioso nel mese di maggio?

    - Amico mio umano, che costantemente

    nel dubbio d'Amleto arrovelli la mente,

    l'arcana figura, regin delle brume,

    che incute terrore nei cuor senza lume,

    - risponde al voler superiore del Fato,

    disegno ch'ancor di saper non é dato,

    ma sappi che in vita quel che ognuno fa

    per propria semenza qui un dí lascerá:

    - sia figli di carne che d'atti la prole,

    sia frutti, sia genio, sian solo parole,

    sia l'insegnamenti, l'esempi, i consigli,

    ognun lascerá il color dei suoi figli!

    - Di questo ha voluto parlarti Colui,

    che sia la lanterna nei tuoi giorni bui.

    Per esso, nel cielo, la vivida stella

    della veritá m'ha concesso favella,

    - ma taccio ora che la temuta Signora

    reclama il diritto di battermi l'ora! -

    Dagli occhi una lacrima reprimo a stento,

    trasalgo di brividi al soffio del vento...

    Oscura Sorella di notte vestita

    che tieni il mio filo sottil fra le dita,

    tu sai, del tuo buio ho davvero paura

    com'ogni persona, com'ogni creatura,

    non fuggo da te, ma d'atroce presenza

    ch'ognor ti precede: la gran sofferenza!

    Che strano destino l'avere certezza

    dell'equa giustizia nella spietatezza

    d'una sofferenza che spinge chiunque

    il destino stesso a schivare comunque,

    nel considerarlo una grande sventura!

    Vorrei che m'usassi una sola premura

    per rendermi, alfine, piú lieve il passaggio,

    se tu lo potrai, non venire di maggio!

    Ti prego, fa sí che 'l tuo mesto rintocco

    risuoni d'inverno; l'amico albicocco

    m'ha detto qualcosa che un poco di luce

    nel nero piú buio d'un tratto produce:

    chiaror nella tenebra, candido giglio;

    oh sí! Lasceró il color di mio figlio!

    Quell' amaro solco nel cuore, sul viso,

    or m'é divenuto un sereno sorriso;

    Fonte/i: mi coglie la sera tranquilla, di gusto ritempro le forze nel sonno del giusto. Di nuovo é mattino, la calda carezza del sole mi sveglia donandomi ebbrezza e giro d'intorno a cercar la sorpresa ché par che la notte sia stata un'attesa. Ritorno a guardare l'amico alberello, di terra al suo posto ora c'é un monticello; in mezzo ai virgulti gentili, ai germogli, che suggono, suggono al pari dei figli, mi par che vi sia un antico colore. Eh sí, non m'inganno, nel verde v'é 'n fiore! Su quel monticello, dal tronco ormai ciocco é nato un bel fiore... color albicocco. P.Tamm - scusatemi, lo so, è un po' troppo lunga...
    • Commenter avatarAccedi per rispondere alle risposte
  • Anonimo
    1 decennio fa

    Momento

    Mentre il sole quasi spento,

    con passo lento,

    illuminava il firmamento...

    • Commenter avatarAccedi per rispondere alle risposte
  • Anonimo
    1 decennio fa

    tu cielo autunnale

    ade; agaB

    tu cielo autunnale

    che indossi le vesti calde della primavera,

    togli il respiro ad ogni essere,

    accarezzi l'anima con i morbidi colori

    tingi d'azzurro gli occhi

    ed illumini il tetro che c'è.

    le tue foglie abbracciano la sua radice,

    dure allo staccarsi dalla realtà

    ma consapevoli di un destino che le porterà via.

    tu cielo autunnale...

    perchè inganni?

    • Commenter avatarAccedi per rispondere alle risposte
  • Anonimo
    1 decennio fa

    Voi che vivete sicuri

    nelle vostre tiepide case

    voi che trovate tornando a sera

    il cibo caldo visi amici

    Considerate se questo è un uomo

    che lavora nel fango,

    che non conosce la pace,

    che lotta per mezzo pane,

    che muore per un si o per un no.

    Considerate se questa è una donn senza capelli e senza nome

    senza più forza di ricordare

    vuoti gli occhi e freddo il grembo

    come una rana d' inverno.

    Meditate che questo è stato,

    vi comando queste parole

    scolpitele nel vostro cuore,

    stando in casa,andando via,

    coricandovi,alzandovi.

    Ripetetele ai vostri figli

    o vi si spascia la casa.

    La malattia vi impedisca

    i vostri nati torcano il viso da voi

    • Commenter avatarAccedi per rispondere alle risposte
  • Che ne pensi delle risposte? Puoi accedere per votare la risposta.
  • Ginny!
    Lv 4
    1 decennio fa

    Cirano

    Venite pure avanti, voi con il naso corto,

    signori imbellettati, io più non vi sopporto !

    Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio

    perché con questa spada

    vi uccido quando voglio.

    Venite pure avanti poeti sgangherati,

    inutili cantanti di giorni sciagurati,

    buffoni che campate di versi senza forza

    avrete soldi e gloria ma non avete scorza ;

    godetevi il successo, godete finché dura

    ché il pubblico è ammaestrato

    e non vi fa paura

    e andate chissà dove per non pagar le tasse

    col ghigno e l'ignoranza dei primi della classe.

    Io sono solo un povero cadetto di Guascogna

    però non la sopporto la gente che non sogna.

    Gli orpelli? L'arrivismo? All'amo non abbocco

    e al fin della licenza io non perdono e tocco.

    Facciamola finita, venite tutti avanti

    nuovi protagonisti, politici rampanti ;

    venite portaborse, ruffiani e mezze calze,

    feroci conduttori di trasmissioni false

    che avete spesso fatti

    del qualunquismo un arte ;

    coraggio liberisti, buttate giù le carte

    tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese

    in questo benedetto assurdo bel paese.

    Non me ne frega niente

    se anch'io sono sbagliato,

    spiacere è il mio piacere,

    io amo essere odiato ;

    coi furbi e i prepotenti

    da sempre mi balocco

    e al fin della licenza

    io non perdono e tocco.

    Ma quando sono solo

    con questo naso al piede

    che almeno di mezz'ora

    da sempre mi precede

    si spegne la mia rabbia

    e ricordo con dolore

    che a me è quasi proibito il sogno di un amore ;

    non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute,

    per colpa o per destino le donne le ho perdute

    e quando sento il peso d'essere sempre solo

    mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,

    ma dentro di me sento che il grande amore esiste,

    amo senza peccato, amo ma sono triste

    perché Rossana è bella, siamo così diversi ;

    a parlarle non riesco, le parlerò coi versi.

    Venite gente vuota, facciamola finita :

    voi preti che vendete a tutti un'altra vita ;

    se c'è come voi dite un Dio nell'infinito

    guardatevi nel cuore, l'avete già tradito

    e voi materialisti, col vostro chiodo fisso

    che Dio è morto e l'uomo è solo in questo abisso,

    le verità cercate per terra, da maiali,

    tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali ;

    tornate a casa nani, levatevi davanti,

    per la mia rabbia enorme mi servono giganti.

    Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco

    e al fin della licenza io non perdono e tocco.

    Io tocco i miei nemici col naso e con la spada

    ma in questa vita oggi non trovo più la strada,

    non voglio rassegnarmi ad essere cattivo

    tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo ;

    dev'esserci, lo sento, in terra in cielo o un posto

    dove non soffriremo e tutto sarà giusto.

    Non ridere, ti prego, di queste mie parole,

    io sono solo un'ombra e tu, Rossana, il sole ;

    ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora

    ed io non mi nascondo sotto la tua dimora

    perché ormai lo sento, non ho sofferto invano,

    se mi ami come sono, per sempre tuo Cirano.

    Volo di un gabbiano

    Emozione…

    Un sorriso,

    un bacio,

    una lacrima,

    un tramonto,

    una canzone,

    un film,

    un ricordo…

    Momenti trascorsi, passati, ma mai dimenticati.

    Ciò che siamo, ciò che saremo,

    quello che viviamo, quello che proviamo…

    Un bimbo che muove i primi passi,

    un fiore che sboccia,

    un amico che sorride.

    Dal più caro ricordo al più intimo segreto,

    un’ emozione vera, sincera, libera

    come il volo di un gabbiano sul mare,

    fa viaggiare, pensare,

    immaginare per un attimo

    che tutto al mondo

    sia così speciale.

    • Commenter avatarAccedi per rispondere alle risposte
Altre domande? Fai una domanda e ottieni le risposte che cerchi.