BadBoy ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 decennio fa

10punti miglior rispostaaaaa?

ciao a tutti raga...mi servirebbe la sintesi de "il pastore di anatre"...per favore è urgente...una sintesi per favoree

Aggiornamento:

per favore mi serve urgente....

Aggiornamento 2:

per favore....fatemi questa sintesi...breve ma buona vi prego mi serve

Aggiornamento 3:

raga ve lo kiedo per l'ultima volta...mi fate la sintesi del pastore di anatre?

3 risposte

Classificazione
  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    Pino si recava di mala voglia dai contadini Bilsi, presso i quali lo inviava sua madre con queste precise istruzioni:

    - I Bilsi hanno rimandato al Signore il loro unico figlio Polino, che tu conoscevi; e adesso cercano un ragazzino a giornata, per guardare le anatre: tu vai là e dici alla Marta Bilsi: mi manda mia madre, per l'affare delle anatre. Poi, a tutte le sue osservazioni, devi rispondere con rispetto, e dire sempre di sì. Hai capito? Va: prendi un pezzo di pane, e non farti vedere affamato.

    E Pino andava, col pezzo di pane in mano, i calzoncini rimboccati fino alle ginocchia come dovesse guadare il fiume, e un nero pensiero negli occhi chiari. Perché la sera innanzi egli aveva sentito confabulare i suoi genitori; e la madre diceva sospirando:

    - Dio volesse davvero, che gli si affezionassero fino a tenerlo con loro per figlio.

    Ecco, sì, i suoi genitori lo mandavano dai Bilsi come i Bilsi avevano rimandato al Signore il loro Polino.

    Trecento passi lungo l'argine bastarono a Pino per raggiungere la casa dei Bilsi. Volgendosi vedeva benissimo la sua: grande differenza però c'era, fra la sua e la casa dei Bilsi, quella nera e screpolata come la casa dei gufi, questa nuova e bianca con le persiane verdi, l'aia grande quanto un prato. Piante di girasoli alte come alberi, con tanti piccoli soli che si volgevano di qua e di là dondolandosi, circondavano il campo di zucche che la precedeva: e anche le zucche, tra le foglie già vizze, erano dorate come il fuoco. Tutto bello, tutto ricco; ma non ci si vedeva un bambino, e Pino guardava sempre verso la sua catapecchia, sembrandogli di vedere nel prato sotto l'argine i suoi numerosi fratellini mocciosi giocare e azzuffarsi, già immemori di lui come del comune amico Polino.

    La madre di Polino, con un fazzoletto nero legato intorno alla testa in segno di lutto, lo accolse quasi con ostilità. Il dolore la rendeva cattiva; le faceva odiare tutti i bambini rimasti nel mondo, mentre il suo se n'era andato non si sa dove. Pino aveva sperato di ricevere almeno, per buona entrata, una fetta di polenta calda con un pezzetto di burro: invece gli fu messa in mano una lunga fronda di salice, e gli furono subito presentate le anatre.

    - Le vedi? Sono dodici. Contale un po'. Sei buono a contare?

    Egli non era certo di contarle senza sbagliarsi, ma ricordò le avvertenze della madre e rispose franco di sì.

    - Allora le conduci qui nel prato sotto l'argine, verso il fiume: se hanno voglia di entrare in acqua lasciale entrare; purché non vadano lontano. A mezzogiorno ritorna su. Bada che ci siano tutte. Hai capito? Tutte.

    I modi di lei erano così bruschi che a Pino veniva voglia di svignarsela senz'altro; ma ricordava il rimbombo di tamburo delle sue spalle quando il padre gli dava senza risparmio le busse; e per non risponder male alla donna inghiottiva la saliva come dopo aver bevuto la purga. Meno male che le anatre lo circondavano gracchiando, sempre più strette ed espansive. Era a chi più poteva metter su il becco verso le mani e il petto di lui; una gli si slanciò fin quasi al viso. Pareva volessero baciarlo. Oh, come già dimostrarono di volergli bene. Ma lui non si scomponeva; sapeva che era il suo pezzo di pane ad attirarle.

    E andò via con loro: fuori sull'argine ebbe la tentazione di recarsi con loro verso casa: si avvide però che la padrona lo osservava e tirò dritto. Tirò dritto per modo di dire perché le anatre, perduta la speranza del pane, si allontanavano da lui e tendevano a sbandarsi. Ed era un gran da fare, correndo da una parte all'altra con la fronda su e giù, per riunirle; poiché sebbene paressero sciancate e stupide, esse camminavano rapide e con pretese d'indipendenza; solo una, che rimaneva in coda al branco, si metteva ogni tanto giù accucciata per terra perché era zoppa davvero.

    Come Dio volle si andò giù dunque per l'argine, fino al prato in riva al fiume. Pino respirò, e le anatre gracchiarono di gioia tendendo in alto i grandi becchi gialli e grigi che parevano nasi di cartone come quelli delle maschere grottesche. Si sentiva il soffio dell'acqua corrente e l'odore dei gigli palustri: ma la vera poesia che sollevava il cuore di Pino e i becchi delle anatre scaturiva dal fatto che innumerevoli chioccioline coprivano di una crosta simile alla lebbra i cespugli della riva.

    Era d'agosto e faceva caldo anche laggiù: le zanzare poi pareva nascessero dall'erba e senza riguardo s'introducevano nei calzoni di Pino, punzecchiandogli anche il sedere. Abituato a ben altre disavventure, adesso che le anatre stavano tutte attaccate ai cespugli e li succhiavano come mammelle, egli si abbandonava ai suoi ricordi. Gli sembra di essere ancora nel prato, di là dall'argine, coi fratelli e i cugini: si bastonano a vicenda, contendendosi un toporagno che è stato preso dalla trappola combinata in comune. L'animaletto, con gli occhi lucenti e aguzzi come punte di ago, si dibatte anche lui dentro la trappola di giunchi, piccola quanto un pugno: le bambine pia

  • Anonimo
    1 decennio fa

    /\

    l

    l

    l

    ha detto una sintesi non un romanzo -.-''

  • 1 decennio fa

    ha ha fai schifo

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