10pt.assicurati a chi mi trova degli antichi mestieri italiani oggi scomparsi.Entro le 22.00.Aiuto?

4 risposte

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  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    Luppinaro, produttore di lupini

    http://www.funghiitaliani.it/index.php?showtopic=4...

    "UL MAGNAN" (Il Calderaio/Stagnaro)

    Il "magnan" era l'ambulante che riparava pentole

    Lo "strascee" era lo stracciaio, noto per girare nelle strade urlando per richiamare l'attenzione di chi era nelle case.Era in pratica uno specialista nella riparazione dei paioli di rame e di contenitori in genere (pentole, tegami, etc.) anche se erano di ferro e di alluminio e, in effetti, era sempre sporco

    "UL MULITTA" (L'arrotino)

    Il tipico arrotino girava con una bicicletta che, usando un termine moderno, diremmo "elaborata" che, quando si fermava veniva alzata su un cavalletto e, pedalando, l'arrotino faceva girare la mola con la quale affilava i coltelli e le forbici.

    "L'UMBRELEE" (L'ombrellaio)

    Un tempo si era costretti ad essere più risparmiosi e si aspettava il passaggio dell'ombrellaio. Arrivava in bicicletta e con una sacca in cui aveva gli attrezzi di lavoro ed il materiale occorrente, manici e stecche di ricambio, aghi e filo per il rammendo, e quando sentivano il grido con il quale annunciava il suo arrivo "Umbrelee, Umbrelee!" le donne scendevano in strada o nei cortili a portare gli ombrelli da riparare.

    "UL CADREGATT" (Riparatore di sedie)

    Il nome derivava da "cadréga" la definizione dialettale di sedia. All'occorrenza riparava anche le sedie, ma il suo lavoro era principalmente quello di rinnovare il piano delle sedie impagliate che all'epoca erano diffusissime e che erano sensibili all'usura

    "UL SORBETTEE" (Il Gelataio)

    Giravano per le strade e le piazze con dei simpatici carrettini di legno, montati su un triciclo, decorati a vivaci colori, alcuni dei quali avevano anche una simpatica tendina parasole che riparava dai raggi diretti i contenitori di gelato, chiusi con grossi coperchi a cupola cromati e sempre lucidi, vicino ai quali c'era il contenitore in vetro per le parigine

    "UL FIRONATT" (venditore di file di castagne)

    Ne si trovava quasi sempre qualcuno alla domenica, di preferenza sulla piazza della chiesa o che girava con tutte le file di castagne a tracolla od appese alle spalle. Erano castagne cotte al forno ed infilate in collane di diverse dimensioni

    "EL GIASSEE" (Il venditore di ghiaccio)

    I frigoriferi elettrici erano in pratica inesistenti (siamo stati i primi del paese ad acquistarlo nel 1955) e per tenere al fresco gli alimenti si usavano le "ghiacciaie" un mobiletto di legno le cui pareti interne erano rivestite da un'intercapedine di sughero e zinco.

    "L'ANCIOATT" (Venditore di acciughe)

    Girava per strade e cortili con un carrettino vendendo acciughe salate, aringhe affumicate (le saracche) e tonno sott'olio.

    "EL RANATT" (Venditore di rane)

    Nella stagione, girava a piedi con due cestini pieni di rane che erano catturate nei fossi e lungo le rogge della periferia di Milano

    "EL GAMBAREE" (Venditore di gamberi)

    "EL MENALATT" (Il venditore di latte)

    I lattai ambulanti arrivavano a Milano fin dalle prime ore del mattino con un carretto sul quale era sistemato un grosso tino di alluminio pieno di latte fresco che vendeva per le strade dopo aver attirato l'attenzione

    "EL GIGI DE LA GNACCIA" (Venditore di castagnaccio)

    Nella stagione, giravano vendendo il castagnaccio che tenevano su un tavolino rotondo con una sola gamba per essere facilitati nello spostarsi.

    "QUELL DI SCOTTI CALDI" (Venditore di caldarroste)

    Probabilmente è una delle pochissime professioni che sono durate. Le caldarroste erano vendute in contenitori a forma di imbuto fatti con fogli di giornale.

    "QUELL DI POMM" (Quello delle mele, venditore di mele)

    "QUELL DI MAGIOSTER" (Quello delle fragole), "QUELL DI CARAMELLATI" (Venditore di caramelle, torroni, croccanti e frutta caramellata), "QUELL DI PERI COTTI" (Venditore di pere cotte).

  • 1 decennio fa

    stagnini,artigiani, arrotini

  • 1 decennio fa

    La scomparsa di tanti mestieri, relegati ormai soltanto nella memoria, costituisce una perdita assai grave, dal momento che si pone l'esigenza di conservare la memoria storica per comprendere il nostro presente.

    Li ricorda Nicola Milano nel suo libro "Curiosando per Modugno" (II edizione, Levante Editori, Bari), che tra le altre cose ci parla di "altre consuetudini", quelle degli antichi mestieri, oggi per lo più scomparsi, anche perché il consumismo ha contribuito notevolmente alla loro sparizione.

    Gli ombrellai, tipica categoria di artigiani, riparavano ombrelli sostituendo bacchette rotte e manici spezzati, eseguendo anche rattoppi alla stoffa. Questi erano chiamati anche "conzapiatterutte", poiché riparavano con tecniche particolari piatti e tegami di tela filati o spaccati. Gli ombrellai giravano soprattutto nelle giornate piovose, eseguendo il loro lavoro dinanzi alle case dei richiedenti.

    Altra categoria erano gli arrotini, artigiani che giravano per le vie del paese annunciando il loro passaggio con il grido "iamafuorbece", cioè mola forbici, dotati di una mola smeriglio, il cui moto rotatorio era determinato da un pedale che azionava una grossa ruota di legno che trasmetteva il movimento all'intero congegno. Oggi l'arrotino esiste ancora ma dispone di mezzi più moderni, anche se la struttura fondamentale del congegno è identica alla precedente.

    Altri artigiani considerati di categoria più elevata erano i barbieri, i cui saloni nel passato non erano molto affollati, poiché i clienti andavano a farsi radere una volta o due alla settimana, preferibilmente il sabato e la domenica. Molti si facevano crescere anche i baffi, ad eccezione dei sacerdoti che si radevano anche i baffi, consuetudine che si diffuse anche tra il laicato, specie dopo la prima guerra mondiale per imitazione degli emigrati americani che importavano quella moda da oltre oceano.

    I barbieri oltre che di barba e capelli si occupavano anche di altre attività soprattutto sanitarie, come cavare denti o applicare sanguisughe (che in tempi andati si utilizzavano per far succhiare sangue agli ipertesi). I saloni del tempo erano anche scuole per strumenti a corda. Infatti, la tradizione vuole che il barbiere avesse una vocazione innata per la musica, privilegiando quella operistica. Forse ispirati dal più famoso "Barbiere di Siviglia", per cui impartiva lezioni di chitarra e mandolino, soprattutto per i giovani che andavano a trascorrere il tempo libero. I barbieri, inoltre, essendo buoni suonatori, erano chiamati ad allietare ospiti ed invitati, in occasione di feste o matrimoni, che allora si svolgevano rigorosamente in casa.

    Un altro mestiere quasi del tutto scomparso è quello della sartina, favorito dallo sviluppo dell'industria tessile che consentì l'apertura di numerose botteghe per la vendita al dettaglio di tessuti e filati di vario genere, incoraggiando l'arte della sartoria e dando lavoro a sarti e sartine.

    Anche gli accalappiacani facevano parte della schiera degli artigiani del tempo. All'epoca i cani erano numerosi, poiché ogni agricoltore si cresceva l'animale fedele per custodire il cascinale, la stalla o la casa e spesso quando non gli serviva più l'abbandonava per strada.

    L'accalappiacani, dipendente comunale, prelevava i cani abbandonati portandoli in un luogo di raccolta, ove sostavano per alcuni giorni per dare l'opportunità ad eventuali padroni di richiederne il riscatto. In mancanza di ritiro la sorte di quelle bestie era segnata.

    Un altro personaggio che si aggirava per le vie della città era il banditore, utilizzato per comunicare ai cittadini disposizioni dell'Amministrazione comunale, della Chiesa o avvisi di privati cittadini.

    Per gli annunci ufficiali del Comune, il banditore era preceduto dal rullio del tamburo. Per gli annunci della Chiesa, invece del tamburo, veniva suonato un grosso campanello, mentre gli annunci privati erano preavvertiti dal suono della trombetta. Ovviamente gli annunci erano fatti in gergo dialettale ed il passaparola era molto efficiente. Oggi il sistema di comunicazione è notevolmente cambiato: il banditore è stato sostituito da sms, volantinaggio, mail, pubblicità.

    Concludendo, i mestieri scomparsi sono più numerosi di quel che si crede, ne ricordo qualche altro: il calzolaio, il cestaio, il fabbro, il falegname, il maniscalco, il carbonaio, lo stagnino, il fornaio, ecc. Per non parlare dei mestieri legati alla civiltà contadina per i quali sarebbe utile, prima che scompaiano del tutto, allestire qualche museo che ne conservi la memoria.

  • 1 decennio fa

    spazzacamino,ombrellaio,carbonaio,lustrascarpe

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