Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneScuole primarie e secondarie · 1 decennio fa

Mi dite la vita di Pitagora?

Mi servirebbe un riassunto (non troppo sintetico però) della vita di Pitagora. Non mi servono opere, teoremi ecc. ma solo la vita.

Ringrazio tutti in anticipo :-)

3 risposte

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  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    La nascita di Pitagora

    Pitagora nacque nell'isola di Samo, nel 580 a.C. e visse circa 100 anni.

    Il suo nome probabilmente deriva da "pithia", il tempio di Apollo e "agorà", la piazza.

    La famiglia di Pitagora

    Presso la maggior parte degli autori vi è accordo nel dire Pitagora figlio di Mnesarco.

    Apollonio, nella sua opera dedicata a Pitagora, cita anche il nome della madre, Pithaide.

    Secondo altri biografi, Theanò, figlia di Pitenace, di nazionalità cretese, diede a Pitagora un figlio, Teagene, e una figlia, Myia.

    Secondo la testimonianza di Timeo, la figlia di Pitagora, quand'era fanciulla, fu a capo delle ragazze di Crotone, parimenti, una volta fattasi donna, presiedette il consesso delle donne.

    La formazione di Pitagora

    Ancora bambino, Pitagora fu inviato dal padre per prendere lezioni presso un citarista, un maestro di scuola ed un pittore.

    Divenuto ragazzo, si recò a Mileto, da Anassimandro, da cui imparò la geometria e l'astronomia.

    A proposito della sua formazione, la maggior parte degli autori afferma che egli avrebbe appreso le scienze chiamate matematiche dagli Egizi, dei Caldei e dei Fenici: gli Egizi, infatti, da tempi immemorabili, si erano occupati di geometria, i Fenici dei numeri e della scienza dei calcoli, i Caldei dello studio del cielo.

    Riguardo al culto degli dei ed alle altre indicazioni concernenti la vita di ogni giorno, affermano che abbia adottato la norma propria dei Magi, quando fu loro discepolo.

  • La storia di Pitagora è avvolta nel mistero, di lui sappiamo pochissimo e la maggior parte delle testimonianze che lo riguardano sono di epoca più tarda.

    Secondo le fonti più certe Pitagora era figlio di Mnesarco, un mercante di Tiro, e Pitiade. Di famiglia sufficientemente agiata poté frequentare eccellenti maestri come il musicista e poeta Ermodame, suo concittadino, i filosofi della natura Talete (ma appare poco credibile essendoci fra i due circa cinquant'anni di differenza) ed Anassimandro, entrambi di Mileto, il filosofo moralista Biante di Priene, il sacerdote Henufis.

    A diciotto anni fu affidato a Ferecide di Siro detto il Saggio che lo indusse ad indagare sulle leggi palesi ed occulte dei fenomeni naturali.

    Sotto la tirannide di Policrate fu costretto a trasferirsi in Magna Grecia, a Crotone. I due viaggiarono visitando le isole del mar Egeo e l'Asia Minore, venne iniziato ai sacri misteri dei templi greci. Quando nel 548 a.C. il suo maestro morì, compì dei viaggi in Egitto e in Babilonia, durante i quali frequentò circoli sacerdotali e magici, prima di stabilirsi definitivamente a Crotone, dove dove intorno al 530 fondò una scuola o setta mistica che aveva anche le caratteristiche di partito politico aristocratico che sotto questa veste governò direttamente in alcune città dell'Italia meridionale.

    La coincidenza dei tre diversi aspetti della scuola pitagorica si spiega con il fatto che l'aspetto mistico deriva dalla convinzione che la scienza libera dall'errore che è considerato una colpa e quindi attraverso il sapere ci si libera dal peccato dell'ignoranza , ci si purifica e ci avvicina a Dio, l'unico che possiede tutta intera la verità, infatti l'uomo può solo amare la verità (filosofo).

    il fatto infine che la partecipazione alla scuola implicava che i discepoli avessero disponibilità di tempo e denaro per dedicarsi agli studi e questo comportava il carattere politico aristocratico del potere che i pitagorici ebbero fino a quando non furono sostituiti dai regimi democratici.

    fondò la scuola che prese il suo nome. Le scuole che fonda in Magna Grecia sono di tipo medico – filosofiche: si curava infatti sia il corpo che l’anima. Inoltre erano aperte sia a uomini che a donne. Pitagora teneva due tipi di lezioni: una, aperta e tutti, che forniva nozioni di base su come stare bene; un’altra - per i matematici persone cioè selezionate – era più difficile ed enigmatica e venivano trattati i problemi dell’anima. Secondo il pensiero pitagorico la salute è armonia e la malattia è disarmonia sia con se stessi sia con gli altri. Le alterne vicende politiche lo costrinsero a rifugiarsi a Metaponto, dove morì nel 490 a.C..

    Ma anche sulla sua morte i resoconti dei biografi non coincidono: secondo alcuni, Pitagora, rientrato a Crotone, sarebbe vissuto fino all'età di cento anni. Si narra che un giorno Leonte, tiranno di Fliunte, chiese a Pitagora «Chi sei?» e lui gli rispose: «Sono un filosofo» e fu così che per la prima volta è stato pronunziato questo termine. E' aggiuntiva la leggenda sulla quale Pitagora, perso nei pensieri in un campo di grano, fu sbranato da tre cani di passaggio.

    Per quanto concerne la leggenda,il nome di Pitagora potrebbe risalire etimologicamente ad una parola che ritrova il suo significato in “annunciatore del Pizio”,e cioè di Apollo. Si riteneva infatti che egli fosse figlio del dio stesso e di Ermes.

    Fonte/i: Sceglila come risposta mijoreeeeee
  • 1 decennio fa

    Pitagora di Samo (570-497 a.C.), dopo vari viaggi in Oriente e in Egitto, si trasferì a Crotone, nella Magna Grecia, dove operò per qualche tempo raccogliendo attorno a sé un notevole cenacolo di discepoli. A lui si deve la fondazione della prima vera e propria scuola filosofica, i cui adepti seguivano delle regole di ascetismo molto rigide.

    Gli interessi dei pitagorici non si concentrarono esclusivamente nell'ambito della riflessione filosofia e della ricerca matematica. Questi infatti concepivano la conoscenza come un mezzo d'elevazione "spirituale", e perciò la loro attività assunse i connotati di una associazione religiosa, con cerimonie di tipo misterico, simili forse a quelle delle comunità orfiche.

    Pitagora fu cacciato da Crotone con i suoi seguaci sul finire del VI secolo, in seguito a una sommossa dei democratici. Si rifugiò allora a Metaponto, dove morì. Col passare degli anni, numerose leggende ammantarono sempre più la sua figura di un'aura religiosa, facendone una sorta di dio in terra.

    Dal gruppo originario derivarono, in numerose città dell'antica Grecia, varie comunità pitagoriche, tra cui spiccano la scuola di Filolao, prima in Magna Grecia e poi a Tebe (V sec.), e quella di Archita a Taranto (inizio del IV sec.). Altri pitagorici furono Simmia e Cebete, che Platone ricorda come amici di Socrate.

    Secondo i pitagorici i numeri sono il principio di tutte le cose. Una cosa è ciò che è non per via di un qualche elemento costitutivo, ma perché ha una propria figura, una forma geometrica. Ogni forma geometrica è però, a sua volta, costituita di piani, i priani di linee e le linee di punti, unità: i numeri. Comprendere il reale significa allora ridurlo in quantità misurabili e numerabili. Le cose si distinguono quindi in ragione della loro misurabilità e della loro quantificabilità. Senza il numero ogni ente risulterebbe infatti "illimitato", incerto, oscuro. Dall'opposizione tra numeri pari e numeri dispari derivano tutte le altre opposizioni che si sperimentano nel vivere quotidiano: dritto-curvo, quiete-moto, quadrato-rettangolo, ecc... Nella tensione tra gli opposti il tutto si ritma in un'armonia degli stessi, ed è in tale rapporto, simile a quello tra le note musicali, che consiste la "consonanza" del tutto stesso.

    Anche l'anima è armonia, armonia tra i costituenti del corpo; ma l'anima non muore con il corpo: i pitagorici sostenevano, infatti, la teoria della metempsicosi. Alla morte di un individuo la sua anima sopravvive e trasmigra in un altro corpo. L'anima è imprigionata nel corpo a causa di una sua qualche colpa e continuerà a reincarnarsi finché non avrà pagato il fio di tale mancanza: solo allora potrà finalmente congiungersi con "l'anima del mondo", con Dio.

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