Andrea ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 decennio fa

devo inventare un tema su una vicenda accaduta durante la deportazione degli ebrei chi sà aiutarmi?

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2 risposte

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  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    bhè sei fortunato! ho fatto la stessa cosa lo scorso anno e ho un tema su una vicenda inventata salvato su word... te lo copio e incollo qui poi dimmi se ti piace! =)

    “Ti racconto una storia vera”

    È l’anno 1944 e la guerra continua a seminare panico nelle strade; la situazione è diventata insostenibile, non sono neanche più consapevole delle mie azioni. Mi sento una stupida pedina di uno stupido gioco, una delle mille cause della morte di tante persone. Mi presento, sono Edward Swan, una ss dell’esercito tedesco; costretto a servire la morte su un piatto d’argento. Odio questa situazione, odio tutto ciò che riguarda la guerra, odio anche me stesso. Ogni giorno mi trovo faccia a faccia con la sofferenza di tanti, io sono il giudice, il persecutore e il boia e decido la sorte di ognuno. Fidatevi, è una sensazione orribile.

    Anche oggi ci sono nuovi arrivati, sembrano non finire mai. Come sempre c’è stato lo smistamento: i più forti di qua e i più deboli di là, i maschi a destra, le femmine a sinistra; un vero strazio.

    La più grande sofferenza è vedere le madri che si dividono dai loro figli, i malati dire addio non solo ai loro cari ma alla vita; che si concluderà in una camera a gas.

    Sono così assorto nei miei pensieri che non mi accorgo subito della mano del superiore sulla mia spalla. Mi vuole condurre nel mio nuovo ufficio ed è tutto eccitato all’idea. Sono i suoi primi giorni qui e già ne va fiero. È incredibile, non avevo visto nessuno abituarsi così facilmente.

    Ed eccomi qui, solo in questa lurida stanza considerata perfino accogliente; ma io di “caloroso” non ci trovo proprio nulla. Beh, a dire il vero, non è poi così male: le pareti come al solito sono grigie tendenti al verde, la scrivania è spaziosa, munita di cassetti e oggetti per me insignificanti. L’arredamento è completato da una comoda sedia. Forse un giorno me la porterò a casa, se sarò ancora vivo. Una tazza invitante di caffè fumante è lì sulla scrivania che mi aspetta.

    Faccio avanti e indietro per la stanza alla disperata ricerca di qualcosa che mi convinca a restare ma, come previsto, non trovo niente. Mi affaccio alla finestra e vedo un altro treno in arrivo, carico di persone totalmente ignare del loro destino. Perfetto, il dovere mi chiama. Esco e do un’occhiata alla folla; i soliti visi sbigottiti e confusi.

    Il mio sguardo si sofferma su una ragazza, mi colpiscono i suoi occhi, così profondi, ma soprattutto con ancora un bagliore di speranza. È una delle poche che ancora lo possiede; è così bella,questo pallido sole si rispecchia sulla sua pelle candida. Vorrei toccarla. I suoi capelli castani cadono morbidi sulle spalle esili. È di media statura ed il suo corpo si muove sinuosamente tra le altre persone. Indossa un vestito lungo grigio, trasandato e sporco, ma che addosso a lei possiede ancora quella luce di una volta. Mi stupisco delle mie considerazioni e distolgo lo sguardo.

    Sono passati due giorni ed il pensiero di quella misteriosa ragazza è ancora impresso nella mia mente. Spero solo che quel lume di speranza che avevo lo possieda ancora. Mi basterebbe sapere solo questo per andare avanti.

    Un altro giorno è iniziato e ancora una volta mi ritrovo al freddo con un bastone in mano che spero vivamente non userò mai. Una fila di persone mi passa davanti, facendo confusione e non obbedendo agli ordini dettati dal comandante,Nikov. Cerco telepaticamente di comunicare loro di smetterla e di andare avanti come si deve. Sembrano non capirmi e, a questo punto, Nikov mi guarda e ci intendiamo subito. Non posso crederci, sto per fare quello che non avrei mai voluto. Ma non posso sottrarmi agli ordini di un superiore. Guardo in faccia questi poveretti e afferro con mano salda il bastone. Più lo stringo e più mi convinco che non posso farlo. Con esitazione mi avvicino alle vittime, che mi guardano con occhi spaventati e sbarrati; mi sento un verme. Li guardo ancora una volta ed è allora che lo faccio; comincio a percuoterli. Ora, doloranti, iniziano a camminare più silenziosi che mai, con un vuoto nella mente e nel cuore; come il mio. Credo che mi odino, anzi ne sono sicuro; ma infondo chi non odierebbe un essere come me? Perfino io mi odio.

    In questo momento ho vergogna di me stesso, l’unica cosa a cui riesco a pensare è:” Ti prego Dio, fa’ che lei non mi abbia visto”.

    È da quattro giorno che io, Isabel, una ragazza di 19 anni, sono qui, travolta da fatti più grandi di me, e ho già nostalgia di casa. Mi manca il calore che emana il camino, mi mancano i prati in fiore, ma soprattutto mi manca mia nonna. Me la ricordo troppo bene quando con la sua vocina mi invitava a rientrare in casa: “Isabel,Isabel, vieni a bere qualcosa di caldo”. Oh, non ne ho mai avuto bisogno come adesso. Chissà che fine ha fatto, non la vedo da moltissimo tempo; spero stia meglio di me.Sono debole sia moralmente che fisicamente.

    Stamattina ho assistito ad una scena orribile: un soldato maltrattava la gente come me. Ma quello che mi ha fatto pen

  • Anonimo
    4 anni fa

    Un' invasione di alieni assassini nel bel mezzo di un colpo di stato fascista che punta al raggiungimento di un regime totalitario distopico e oppressivo durante l' incoronazione di Emilio Fede papa!

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