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berny90 ha chiesto in Arte e culturaLibri ed autori · 1 decennio fa

qualcuno potrebbe darmi la recensione del libro"dongiovanni in sicilia" di vitaliano brancati?10 pnti al megli?

vi prego aiutatemi...mi servirebbe anche la descrizione dettagliata dei personaggi e dei luoghi...

1 risposta

Classificazione
  • isabel
    Lv 4
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    Il protagonista è G. Percolla, un siciliano pigro, un inetto ed uno schiavo delle “circostanze”e di chi si mostra essere più forte di lui.

    Tuttavia tutto è apparenza: G. vive da scapolo quando ormai la sua età canonizzerebbe un diverso modo di vivere.

    È coccolato da tre sorelle, premurose al limite dell’asfissia, zitelle i cui occhi non intravedono nessun altro modo di vivere o di immaginare il futuro.

    Vi sono le strade di Catania, animate dagli amici suoi chiacchieroni: bulli, che modificano la realtà per il proprio tornaconto, cultori attenti del centinaio di sinonimi sulla “femmina”: la “donna bella cerca l’uomo bruno per regalargli un po’ della sua bellezza”.

    C’è in momento in cui l’esistenza di G. cambia e la sua vita non ha più i contorni delle inutili chiacchiere da bar e dei commenti squallidi sulle passeggiate femminili. G. si innamora di Nivetta, donna bellissima con la quale va via.

    Abbandona Catania, gli amici ciarlatani, maliziosi e inconcludenti e raggiunge il Nord. Milano è il secondo mondo di G. Percolla che, dopo fatiche enormi, alla fine si inserisce ( “Mi cambierò, vedrai”aveva promesso a Nivetta appena giunti a Milano).

    Inizia a comprendere le abitudini che non gli appartengono e, si scoprirà da ultimo, non gli apparterranno mai. E così egli “migra” dal “calduccio” del suo letto siciliano alle gelide docce delle mattine milanesi.

    L’amore per Nivetta è vero e sincero ma non tale da indurlo a rinunciare alle scappatelle di un “degno uomo del Nord”.

    I suoi salotti a Milano si popolano di letterati e “continentali” (tutti i “ non siciliani” per G.): essi lo imbarazzano, rendendolo silenzioso per paura di fare delle brutte figure.

    Un giorno il suo dialetto siciliano viene messo il mostra e lui, oltre a catturare l’attenzione, diventa giullare, scatenando risate e divertimento. Rimane profondamente legato ai suoi ricordi” Era maggio e il sole di Milano non riusciva ancora a riscaldare… Ricordò che quei giorni, a Catania, il gatto dorme nei balconi”.

    TIPO DI RECENSIONE

    Non si può certo dire che Brancati tratti cordialmente il suo protagonista: infatti fa di G un uomo perennemente influenzato dalla moglie e dall’ambiente che lo scombussola sballottandolo da un eccesso all’altro come marionetta. Ad un certo punto, G. si accorge di essere in una realtà che è diversa dalla sua, capisce che non si fugge dalle proprie radici (“ Come si può vivere qui?” domanda a Nivetta, viaggiando verso il Sud) e che non si lascia il proprio mondo senza prima o poi ritornare. Alla fine il ritorno alle simboliche, calde coperte e al sonno “meridionale” dopo pasto, non ha nulla da fare con il Giovanni “finto meridionale”.

    Nel romanzo Brancati mette in scena le caratteristiche del maschio mediterraneo, la cui esistenza ruota attorno all'ossessivo desiderio della donna, una donna più fantasticata che reale. Un atteggiamento psicologico, quello maschile, caratterizzato da una continua e millantata concupiscenza, da un sentirsi o immaginarsi "bravi nelle faccende amorose", come scrisse lo stesso Brancati in un articolo del 1946, e nell'anteporre questa presunta bravura a ogni altra qualità umana. Un atteggiamento anacronistico e pateticamente comico, che viene denominato "gallismo". Tra l'altro, una caratteristica, il gallismo, che impregnerà la retorica magniloquente e velleitaria del fascismo italiano, un altro dei bersagli preferiti della narrativa di Brancati.

    Principe in casa propria, l'uomo meridionale si sente estraneo alla logica produttivista che regola i rapporti interumani nel settentrione e, incapace di adattarvisi, continua a provare nostalgia per il mondo perduto della propria infanzia e della propria giovinezza, caratterizzato da un confortevole torpore e da illusori sogni erotici.

    Egli si scopre inoltre inerme nel fronteggiare una donna che sta camminando, a tappe forzate, sulla strada dell'emancipazione, dell'indipendenza e della libertà, soggetto, e non più soltanto oggetto, di desiderio

    Per rendere più efficace la narrazione, Brancati ricorre al grottesco, al comico, all'ironia e alla satira, rifacendosi, in parte, alla lezione di Gogol'.

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