AIUTO PER ALCUNI DIPINTI DI LEONARDO DA VINCI? 10 punti assicurati al migliore?

devo descrivere alcuni dipinti di leonardo da vinci molto sintenticamente con le cose essenziali. mi dareste una mano?

i dipinti sono questi:

DAMA CON L'ERMELLINO

LA GIOCONDA

VERGINE DELLE ROCCE

L'ULTIMA CENA

1 risposta

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    La dama con l'ermellino è un dipinto ad olio su tavola di cm 54,8 x 40,3 realizzato tra il 1488 ed il 1490 dal pittore Leonardo da Vinci, nel periodo milanese. La donna ritratta si pensa sia Cecilia Gallerani.

    Lo schema del ritratto quattrocentesco, a mezzo busto a 3/4, viene superato da Leonardo che concepisce una figura che accenna una lieve rotazione nello spazio. La figura emerge dall'oscurità del fondo grazie al calibrato gioco di luce e d'ombre

    Vi è corrispondenza tra il punto di vista di Cecilia e dell'ermellino; l'animale infatti sembra identificarsi con la fanciulla, per una sottile comunanza di tratti . In particolare, gli sguardi dei due sono intensi e allo stesso tempo candidi.

    La dama volge il capo come se stesse per rivolgersi a qualcuno che sta sopraggiungendo nella stanza ed al tempo stesso ha l'imperturbabilità solenne di un'antica statua.

    Un impercettibile sorriso aleggia sulla labbra di Cecilia: per esprimere un sentimento Leonardo preferiva accennare alle emozioni piuttosto che renderle esplicite.

    Le lunghe, eleganti dita di Cecilia che accarezzano l'animale testimoniano la sua delicatezza e la sua grazia L'ermellino è dipinto con precisione e vivacità. Per il suo pelo bianco, l'animale era considerato simbolo di purezza.

    Dall'analisi ai raggi X emerge che dietro la spalla sinistra della dama era anticamente dipinta una finestra;

    La Gioconda, nota anche come Monna Lisa, è un dipinto di Leonardo da Vinci che mostra una donna con un'espressione pensierosa e un leggero sorriso quasi enigmatico. Può essere considerato il dipinto più famoso del mondo, arrivando a essere l'icona stessa della pittura, o delle arti visuali in generale, poche altre opere sono così celebrate, romanticizzate e riprodotte.

    Venne dipinto a Firenze tra il 1503 e il 1506. È proprietà dello Stato francese ed è esposta al Museo del Louvre di Parigi.Si tratta di un dipinto a olio su legno di pioppo che misura 77x53 cm

    Anche se è difficile guardare il dipinto in maniera critica e ignorare tutta la mitologia che lo circonda, esso mostra una maestria tecnica che lo pone tra i capolavori di Leonardo (anche se per alcuni l'Ultima cena è il suo lavoro più grande).

    La natura dell'immagine è stata il soggetto di fiumi di discussioni. In generale, si può dire che la vividezza e l'ambiguità dell'espressione del viso è dovuta all'uso dello sfumato, che sfuoca le porzioni più espressive del volto (gli angoli degli occhi e la bocca) dando al quadro un'aria di mistero. Il sorriso enigmatico è la caratteristica principale del dipinto.

    Sigmund Freud interpretò il sorriso come simboleggiante l'attrazione erotica di Leonardo nei confronti della sua cara madre. Altri lo hanno descritto come innocente e invitante al tempo stesso.

    La Vergine delle rocce (Madonna col Bambino, San Giovannino e un angelo) è un dipinto ad olio su tavola (di cm 199 x 122) realizzato tra il 1483 ed il 1486 dal pittore Leonardo da Vinci. È stato trasportato su tela all'inizio del XIX secolo dal restauratore François Toussaint Hacquin[1] e oggi è conservato al Musée du Louvre di Parigi.

    La scena si svolge in un paesaggio roccioso, orchestrato architettonicamente, in cui dominano fiori e piante acquatiche; da lontano si intravede un corso d'acqua. La Vergine con una mano avvicina a sé in un abbraccio il piccolo Giovanni Battista, mentre tiene l'altra sulla testa di Gesù. L'angelo guarda verso l'osservatore con un lieve sorriso ed indica verso San Giovannino.

    La fortuna di questa composizione fu enorme, si conoscono infatti innumerevoli copie di mano di artisti italiani e stranieri. In particolare, un dipinto ospitato nella chiesa di Santa Giustina a Affori (Milano) è stato, molto probabilmente, eseguito da Ambrogio de Predis, socio di Leonardo alla corte sforzesca, negli stessi anni in cui i due collaboravano per la realizzazione del celebre dipinto.

    Tra le tante derivazioni del tema va segnalata anche la cosiddetta "terza versione" del quadro (versione Cheramy), custodita in una collezione privata in Svizzera e da alcuni (tra cui C. Pedretti) attribuita alla mano dello stesso Leonardo da Vinci.

    L'angelo con un mantello rosso indica con il dito San Giovannino (il bambino con le mani giunte accanto alla madonna)

    Lo sguardo dell'angelo è rivolto verso l'osservatore mentre nell'altra versione è indirizzato verso San Giovannino.

    San Giovannino non ha la croce

    La Vergine, il Bambino e San Giovannino non hanno le aureole che invece compaiono nella versione di Londra.

    L'Ultima cena (detta anche il Cenacolo) è un dipinto di Leonardo da Vinci eseguito per il suo patrono, il duca di Milano Lodovico Sforza. Rappresenta la scena dell'ultima cena di Gesù; il dipinto si basa sul Vangelo di Giovanni 13:21, nel quale Gesù annuncia che verrà tradito da uno dei suoi discepoli.

    Finisce sotto:

    Fonte/i: finisce qui: L'opera misura 4,6 × 8,8 m e si trova nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano. Leonardo iniziò a lavorarvi nel 1495 e la completò nel 1498, come testimoniato da Luca Pacioli che in data 4 febbraio di quell'anno ne parla come di un'opera compiuta. Come è noto, non si tratta di un affresco, in quanto Leonardo non ha mai realizzato affreschi nel senso esatto del termine. L'affresco è caratterizzato da una pittura stesa su uno strato di intonaco ancora fresco dove, a seguito del fenomeno di carbonatazione, il pigmento della pittura diventa parte dell'intonaco stesso garantendo una grande resistenza alla pittura. Leonardo, invece, a causa dei suoi lunghi tempi realizzativi e delle frequenti correzioni in vista del risultato finale, non "affrescava", metodo che richiede grande rapidità di esecuzione. Prediligeva invece dipingere su muro come dipingeva su tavola; i recenti restauri hanno permesso di appurare che l'artista usò una tempera grassa a base di olio di lino e di uovo stesa su un duplice strato di intonaco. La tecnica impiegata e l'uso di materiali organici, però, determinò ben presto un degrado dell'opera già citato dal Vasari nelle Vite. Stupisce nel Cenacolo la presenza di dettagli molto precisi visibili solo da distanza ravvicinata. Spero di averti aiutato.
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