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Anonimo
Anonimo ha chiesto in Arte e culturaPoesia · 1 decennio fa

Cerco poesie (possibilmente non famose) che...?

.. che siano tristi.. ma quando intendo triste non significa "un pò triste" significa proprio da buttarsi a terra dalle lacrime (anche macabre vanno bene)

Ok forse stò esagerando, ma avete capito quello che cerco.

possibilmente il tema principale deve essere l'amore, l'amicizia e il dolore.

10 punti alla migliore e i miei complimenti.

2 risposte

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    queste sono mie...vedi un po' tu... e scuso se ne ho messe fin troppe!

    TRILOGIA

    1. RITUALE

    Lui porse il suo braccio scoperto

    tentando la fuga.

    Divelse

    cancrene di giorni.

    La fiamma

    di quella candela disciolse

    visioni, piegò nel cucchiaio

    le assenze del cuore, il ribrezzo

    di sempre.

    Il suo viaggio iniziò.

    2. ESTASI DOLOROSA

    ... E un fiume inondò le sue vene,

    la piena entrò in lui...

    3. OVER DOSE

    Scolpì nel mattino di pietra

    lo sguardo stranito, cercando

    ristoro nell'orlo dell'alba,

    sperando nei fragili appigli

    dei giochi di luce del giorno.

    Ma il viale delle ore più fredde

    fu senza lampioni, la notte

    tornò sui suoi passi, più tetra

    che mai.

    ELEGIA FINALE

    "Sei stanco, vecchio, - disse - sei stanco dentro ".

    E. Hemingway: Il vecchio e il mare

    E noi ce ne andremo in silenzio,

    spegnendo le luci sul ponte;

    scialuppe leggere saranno

    sospinte alla nostra deriva.

    Verranno. Ma senza lanterne,

    lasciandoci al nostro naufragio:

    saremo i perduti relitti

    votati a marcire lontano.

    NELL'ORA DELLA NOSTRA MORTE

    Nell'ora della nostra morte quante

    scintille d'oro avrà lasciato il fiume

    dei giorni nel setaccio, e quanta sabbia

    avrà disperso il vento sulla riva?

    Ma quando la corrente avrà divelto

    l'ultima chiusa, e il fragore assordante

    della cascata si farà vicino -

    devastando le gòmene e gli approdi -

    allora avremo il tempo per un ricordo struggente

    e tornerà in un attimo l'immagine di lei,

    di noi, di quell'estate che non venne,

    di quello che non le dicemmo mai....

    Nell'ora della nostra morte avremo

    scintille d'oro fra le dita... Forse

    qualche rimpianto... E l'ultimo bagliore

    dell'alba non avrà nessun dolore.

    D’ESTATE, AL PAESE

    D’estate, al paese,

    c’è sempre una vecchia che ascolta il silenzio,

    seduta sull’uscio di casa…

    L’immobile sguardo del tempo

    l’ha vista sfiorire come le petunie del giardino:

    adesso ha le gambe tumefatte

    e il respiro interrotto, nello strazio

    notturno che assale e sgomenta.

    Un tempo, l’odore

    del grano mietuto riempiva le strade

    di polvere calda e di pula.

    I figli tornavano a casa

    e trovavano un vasetto di fiordalisi

    sulla finestra della cucina,

    il pane bianco sfornato da poco,

    camicie pulite sul letto.

    D’estate, al paese,

    c’è sempre una vecchia che ascolta il silenzio,

    seduta sull’uscio di casa…

    Vorrebbe vedere i nipoti

    già grandi, adesso che ha mani di creta.

    Invece ora vive coi cani:

    guarda l’intonaco della sua casa,

    la polvere fra le sue dita.

    L’ESTATE INTERMINABILE

    L’estate che sembrava interminabile

    è come evaporata nella sera…

    Scomparse le cicale, se ne andranno

    le rondini, e dal brumoso orizzonte

    novembre scenderà sulle colline.

    Dalla pianura deserta, dagli alberi silenti,

    dai campi spogli, dai cortili dormienti

    si leveranno allora le voci dei morti:

    nei bisbigli dei muri - rovistando i solai

    delle case, frugando nella nostra vita -

    cercheranno suffragi e parole dimentiche…

    Per ridere di noi, del nostro cielo

    di nuvole, del tempo che ci resta;

    potremo rivedere ogni talento

    sepolto ed ogni lampada nascosta:

    fino a gelarci il sangue nelle vene.

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  • Anonimo
    1 decennio fa

    -Ho sceso dandoti il braccio

    -Hai dato il mio nome ad un albero?

    -Dicono che la mia sia poesia di inappartenenza

    -Quante volte t'ho atteso alla stazione

    sono tutte di Eugenio Montale.

    meravigliose.

    dolorosissime sono anche quelle di Petrarca e Leopardi.

    ciao

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