Anonimo
Anonimo ha chiesto in Arte e culturaTeatro · 1 decennio fa

urgente aiuto... aiutatemi a costruire movimento?

per favore ragazzi datemi qualke spunto per qualche movimento o azione da costruire su questo monologo vi prego :

L'infanzia a Bhopal

... Aspettiamo con ansia ogni nuovo giorno. O meglio ogni nuova settimana, nuovo anno. Ogni tanto ci sediamo e ci auguriamo di poter cancellare quel giorno terribile dal calendario, sarebbe meraviglioso se si potesse fare davvero. Il ricordo di quella notte tra il 2 e il 3 dicembre è per noi, sono sicuro, come l'11 settembre per gli americani... Per le persone coinvolte è stata la giornata più terribile della loro vita. Quella notte buia del 1984 è ancora una pagina aperta nella mia mente, come se fosse stato ieri... Quella domenica, a mezzanotte e mezza, mi sono svegliato tossendo e quando mi sono alzato e ho guardato attorno la stanza era piena di un fumo biancastro e gli occhi hanno iniziato a lacrimare. Ho chiesto a mia madre cosa succedesse e mi ha detto solo di coprirmi bene con il lenzuolo e di tornare a dormire. Nel frattempo lei andava nell'altra stanza a vedere come stavano i nonni.

Mia nonna disse "Non possiamo restare qui, andiamo all’ospedale Hamidia"... Allora la mamma prese il mio fratellino, lo avvolse nel suo scialle, mentre io mi attaccai al suo braccio e iniziammo a correre fuori. Tutti, davvero tutti i vicini correvano. Il cielo era diventato improvvisamente rosso. Io uscii senza neanche mettermi le pantofole e ricordo ancora il pigiamino ridicolo che indossavo quella mattina. Mio fratello era impietrito nelle braccia della mamma, non si muoveva né apriva bocca. La mamma continuava a correre insieme a noi due mentre i nonni arrancavano alle nostre spalle. A un incrocio perdemmo di vista i nonni, ma mia madre non si perse d'animo e continuò a correre gridando "Aiuto, qualcuno ci aiuti, vi prego!" ma attorno a noi c'era solo gente che correva, urlava, piangeva e cadeva. I loro occhi erano come fuori dalle orbite, il respiro affannoso e molti vomitavano o avevano la diarrea. Vedevo la vita svanire attorno a noi quella notte, ma noi continuavamo a correre, senza sosta... A un certo punto la mamma vide un risciò e iniziò a correre incontro a questo mezzo insperato... In qualche modo riuscì a salirvi, sempre con mio fratello e me. Non avevamo fatto molta strada che si bucò una ruota. Né mamma né io avevamo alcuna forza di muoverci e rimanemmo lì, in uno stato di semicoscienza fino a quando uno straniero ci venne in aiuto... Era un uomo gentile. Ci portò a casa sua e la moglie ci diede dei vestiti puliti ed una tazza di thè caldo per farci riprendere, ma eravamo talmente esausti che ci addormentammo e basta...

La mattina dopo, mia madre li ringraziò e tornammo a casa, passando attraverso immagini orrende ancora stampate nella mia memoria. Indelebilmente. Le strade erano piene di carcasse di animali di ogni genere: cani, capre, bufali, anche passerotti... Naturalmente, ed è la cosa peggiore, c'erano anche corpi di persone: uomini, donne, bambini e vecchi. C'era chi raccoglieva questi cadaveri per caricarli su un camion, qualcuno piangeva, qualcuno urlava. La vista era peggio di ogni racconto che possa farvi, non ho davvero parole per descrivere la devastazione di quella mattina... Arrivati a casa, mi accorsi che le foglie e i frutti del mandorlo erano diventati neri: i frutti, addirittura, erano tutti a terra. Non potevamo ancora respirare bene e la vista era un pò annebbiata. Arrivò la nonna e ci portò via da Bhopal. Andammo dagli zii.

È eccitante come un romanzo crescere nella città di Nawabs e Begums, Bhopal. Ma il romanzo termina quando ti giri indietro e pensi al disastro di quella notte. Il disastro è diventato parte della mia esistenza, visto che ho passato l’intera infanzia in quella città... Casa mia stava a un chilometro circa dalla fabbrica, ci passavamo spesso. Quand'ero piccolo, passava spesso un camion che spruzzava un pesticida per debellare le zanzare e interrompeva i nostri giochi. Il colore e l'odore del fumo mi riportava sempre alla mente quella notte del 2 dicembre. Ogni volta che sentivamo il rumore del camion, ogni bambino correva verso casa gridando "È il gas di nuovo, di nuovo, corriamo!". Era solo un gioco, ma non tanto... Spesso, crescendo, pensavo con i miei amici di andare alla fabbrica e vedere cos’era successo con la fuoriuscita di gas. Ma avevamo sempre paura di farlo. Era come se vivessimo in una città con un demone gigantesco che nessuno poteva cancellare o cacciare via. Ci sono molti bambini come me che hanno vissuto tutta la loro vita vicino alla fabbrica. Ma prego sempre che nessun altro bambino debba vivere un'infanzia come la mia. Prego perché i bambini di tutto il mondo possano crescere in un ambiente sano e non avere a che fare con una tragedia come quella con cui ho convissuto io...

1 risposta

Classificazione
  • Slemmy
    Lv 4
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    La parte in maiuscolo è quello che farà l'attore mentre dice le parole scritte sopra.

    Allora ecco delle idee che mi sono venute leggendo il testo:

    "... Aspettiamo con ansia ogni nuovo giorno. O meglio ogni nuova settimana, nuovo anno. Ogni tanto ci sediamo e ci auguriamo di poter cancellare quel giorno terribile dal calendario, sarebbe meraviglioso se si potesse fare davvero. Il ricordo di quella notte tra il 2 e il 3 dicembre è per noi, sono sicuro, come l'11 settembre per gli americani... Per le persone coinvolte è stata la giornata più terribile della loro vita."

    QUI LASCEREI L'ATTORE IMPOSTATO COME UN CONFERENZIERE DURANTE UNA CONVENTION, NIENTE MOVIMENTI SE NON CON LA TESTA. COME SE STESSE LEGGENDO LE PAROLE SU UN FOGLIO. SGUARDO FISSO DAVANTI A Sè.

    "Quella notte buia del 1984 è ancora una pagina aperta nella mia mente, come se fosse stato ieri... "

    FA QUALCHE PASSO DI LATO, SI GIRA DI FIANCO E SI SIEDE TIRANDO A Sè LE GINOCCHIA, VERSO IL BUSTO.

    "e quando mi sono alzato e ho guardato attorno la stanza era piena di un fumo biancastro e gli occhi hanno iniziato a lacrimare."

    SI AGITA E SCATTA IN PIEDI, MAGARI CERCANDO DI TOGLIERSI QUALCOSA DI INVISIBILE DALLA FACCIA CON UN FAZZOLETTO O, MEGLIO, CON UNA SCIARPA CHE INDOSSA.

    "Ho chiesto a mia madre cosa succedesse e mi ha detto solo di coprirmi bene con il lenzuolo e di tornare a dormire. Nel frattempo lei andava nell'altra stanza a vedere come stavano i nonni."

    VA VERSO IL PUBBLICO, NEL PROSCENIO.

    "Mia nonna disse "Non possiamo restare qui, andiamo all’ospedale Hamidia"... Allora la mamma prese il mio fratellino, lo avvolse nel suo scialle, mentre io mi attaccai al suo braccio e iniziammo a correre fuori. Tutti, davvero tutti i vicini correvano. Il cielo era diventato improvvisamente rosso. Io uscii senza neanche mettermi le pantofole e ricordo ancora il pigiamino ridicolo che indossavo quella mattina. Mio fratello era impietrito nelle braccia della mamma, non si muoveva né apriva bocca. La mamma continuava a correre insieme a noi due mentre i nonni arrancavano alle nostre spalle."

    L'ATTORE USA LA SCIARPA PER FARNE LO SCIALLE CON DENTRO IL FRATELLINO. LA TIENE TRA LE BRACCIA COME SI FA CON I NEONATI. CAMMINA A DESTRA E A SINISTRA DEL PALCO.

    "A un incrocio perdemmo di vista i nonni"

    SI FERMA DI SCATTO

    "ma mia madre non si perse d'animo e continuò a correre gridando "Aiuto, qualcuno ci aiuti, vi prego!" ma attorno a noi c'era solo gente che correva, urlava, piangeva e cadeva. I loro occhi erano come fuori dalle orbite, il respiro affannoso e molti vomitavano o avevano la diarrea. Vedevo la vita svanire attorno a noi quella notte, ma noi continuavamo a correre, senza sosta... A un certo punto la mamma vide un risciò e iniziò a correre incontro a questo mezzo insperato... "

    RIPRENDE A CAMMINARE NERVOSAMENTE

    "In qualche modo riuscì a salirvi, sempre con mio fratello e me. Non avevamo fatto molta strada che si bucò una ruota."

    PIEGA UNA GAMBA, COME SE GLI CEDESSE, GLI MANCASSERO LE FORZE (RAPPRESENTA LA RUOTA CHE SI BUCA) E APPOGGIA A TERRA IL GINOCCHIO DELLA GAMBA PIEGATA.

    "Né mamma né io avevamo alcuna forza di muoverci e rimanemmo lì, in uno stato di semicoscienza fino a quando uno straniero ci venne in aiuto... Era un uomo gentile."

    SI METTE DEL TUTTO IN GINOCCHIO, RIVOLTO VERSO IL PUBBLICO

    "Ci portò a casa sua e la moglie ci diede dei vestiti puliti ed una tazza di thè caldo per farci riprendere"

    METTE LE MANI A COPPA E FA FINTA DI BERE DALLE MANI

    "ma eravamo talmente esausti che ci addormentammo e basta... "

    DA INGINOCCHIATO PASSA A SDRAIARSI SU UN FIANCO, SEMPRE FACCIA RIVOLTA AL PUBBLICO.

    "La mattina dopo, mia madre li ringraziò e tornammo a casa, passando attraverso immagini orrende ancora stampate nella mia memoria. "

    SEMPRE SDRAIATO SU UN FIANCO. SGUARDO NEL VUOTO, COME IN TRANCE, IPNOTIZZATO

    "Indelebilmente. Le strade erano piene di carcasse di animali di ogni genere: cani, capre, bufali, anche passerotti... Naturalmente, ed è la cosa peggiore, c'erano anche corpi di persone: uomini, donne, bambini e vecchi. C'era chi raccoglieva questi cadaveri per caricarli su un camion, qualcuno piangeva, qualcuno urlava."

    LENTAMENTE SI MUOVE COME SE STESSE SDRAIATO TRA I VERMI E IL FANGO, SI ALZA E CAMMINA SEMPRE COME SE CERCASSE DI NON TOCCARE I VERMI CON I PIEDI. GUARDA PER TERRA E ATTORNO A Sè

    "La vista era peggio di ogni racconto che possa farvi, non ho davvero parole per descrivere la devastazione di quella mattina... "

    GUARDA IL PUBBLICO

    "Arrivati a casa, mi accorsi che le foglie e i frutti del mandorlo erano diventati neri: i frutti, addirittura, erano tutti a terra. Non potevamo ancora respirare bene e la vista era un pò annebbiata. Arrivò la nonna e ci portò via da Bhopal. Andammo dagli zii. "

    DRITTO CON LA SCHIENA, TUTTO VERSO IL PUBBLICO. GESTICOLA ANCORA UN Pò CON MANI E BRACCIA. L'ULTIMA FRASE LA DICE ABBASSANDO LA TESTA. FINISCE CON IL MENTO APPOGGIATO AL PETTO

    TUTTA L'ULTIMA PARTE è

    Fonte/i: Anni e anni e anni [...] e anni di teatro.
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