Morire di disoccupazione?

"Mi hanno detto troppi no": a Genova suicida un geometra di 55 anni. Era senza lavoro da 7 mesi

FERRUCCIO SANSA

GENOVA

Gabriele l’ha scritto nero su bianco: «Ho perso il lavoro, mi uccido». I carabinieri, che hanno recuperato il suo corpo in un bosco sulle alture di Genova, sospirano, non bastano anni di esperienza per abituarsi. Minimizzano per rispettare la riservatezza e per pietà: «Succede, tanti sono in difficoltà con questa crisi». Ma Gabriele ha voluto lasciare un messaggio che ripercorre la sua sofferenza. Che è anche un diario, una denuncia. E racconta indirettamente tante altre storie vissute in silenzio, di gente che come lui a 50 e passa anni si ritrova senza un lavoro, quasi in miseria, e scivola nella disperazione. Gabriele R., 55 anni, si è tenuto tutto dentro, una pressione sempre più forte, insopportabile, ma prima di farla finita ha provato a spiegare. Due fogli di carta sono tutto quello che ha lasciato, lui che ormai si era convinto: «Con la morte finisce tutto, non c’è niente dopo». E’ venerdì. Gabriele ha meditato a lungo il suo gesto, ma la giornata forse gli dà l’ultima spinta: grigio, nuvole basse, c’è un vento che ti entra dentro e ricaccia la gente nelle case. Decide che è il momento di andarsene. Prende un foglio e comincia a scrivere: racconta la sua storia di ragazzo che dalla provincia era arrivato in città.

Sperava di essere riuscito a realizzare i suoi sogni: prima il titolo di studio da geometra, poi il matrimonio e un figlio. Ma la famiglia si spezza e l’anno scorso arriva anche la crisi, quella parola che prima ti sembra lontana come l’America, poi, però, ti piomba addosso e d’improvviso ti costringe a fare i conti con la vita. «Sono specializzato in brevetti», racconta, come per dire che lui non è un fallito, è una persona stimata, ha studiato. Ma di questi tempi non basta essere preparati. Così a settembre cambia il vento, le porte si chiudono in faccia a Gabriele che si trova senza lavoro. Fa male all’orgoglio, Gabriele racconta passo per passo l’angoscia di bussare alle aziende, ai colleghi, descrive il dolore di sentirsi dire «no». I soldi cominciano a mancare davvero e lui si ritrova a fare i conti per mangiare. Cerca di tenere duro, di non perdere almeno la dignità: si capisce dall’appartamento di Molassana - un quartiere operaio alle spalle di Genova - ancora ordinato e pulito. Ma qualcosa inizia a scricchiolare. C’è chi prende brutte strade, magari comincia a bere, Gabriele però non vuole, per dignità, per orgoglio. Se non riesce ad andare avanti preferisce finirla così. Chiedere aiuto ai servizi sociali, agli amici, non se la sente.

«Era un uomo per bene, molto chiuso però. Non frequentava quasi nessuno», racconta Attilio, uno dei suoi pochissimi conoscenti. Aggiunge: «Vedevamo che stava male, ma non avevamo capito che fosse così disperato. E poi sono in tanti a non riuscire ad arrivare alla fine del mese», spiega, mentre indica le luci di un bar lì vicino. Fino a pochi mesi fa a quest’ora del pomeriggio era vuoto, adesso sono in tanti a cercare un po’ di compagnia per sfogarsi. Capita a Genova, ma non solo. Ma a Gabriele non andava. E quella parola «pesare» ricorre spesso nel suo messaggio, anche quando racconta di una sua malattia: «Avrei anche bisogno di cure, ma non voglio pesare sul sistema sanitario nazionale, quei soldi dateli ai giovani». Scrive con lucidità, parla della propria morte e del futuro senza di lui: «Non spendete soldi per i miei funerali», chiede senza autocommiserazione. E se dovesse salvarsi non vuole accanimento terapeutico, perché questa vita non la desidera più. Una pagina fitta fitta lasciata nell’appartamento. Poi un altro foglio, con il numero del figlio che vive fuori Genova. Gabriele vuole che sia avvertito. Il resto è facile da immaginare: Gabriele dà un’ultima occhiata alla sua casa, controlla che tutto sia a posto figurandosi già che qualcuno entrerà e dovrà guardare tra quelle poche cose. Pensa al figlio. Poi esce e sale per i boschi, cerca un posto appartato, tira fuori la corda che ha comprato e se la stringe al collo. La appende a un albero sul ciglio di un fosso. E salta.

10 risposte

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  • Marta
    Lv 5
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    Storm Crow buongiorno,

    che dire? Non credo che il lavoro sia stato l'unico motivo per spingere un uomo a un gesto simile, comunque, non è il primo e non sarà l'ultimo; credo che la consapevolezza di non riuscire a trovare un lavoro sia una delle cose più atroci che possano capitare ad una persona per bene. Sapere di non poter garantirsi un futuro e di non poterlo garantire ai propri figli dev'essere un peso insostenibile.

    Non so che dire, solo che queste tragedie credo siano destinate ad aumentare.

  • 1 decennio fa

    ..di disoccupazione ce ne sarà sempre di più.. l'Italia sta diventando uno schifo.

    niente lavoro

    niente giustizia

    niente persone all'altezza di sistemare le cose.

    ..mio babbo ha 61 anni, domani gli scade il contratto e la ditta non glielo rinnova.. fosse solo, senza "noi" -la sua famiglia- e non trovasse lavoro per diversi mesi, come farebbe ad andare avanti?

    sempre più persone andranno verso il suicidio come l'unica soluzione.

    l'Italia è una merd*.

    ..la vita è una merd*.

    ...............dolce (?) sempre più dubbiosa su questo caxxo di "dolce" giorno..

    Fonte/i: ..bello il corvo..
  • Purtroppo non è il primo e non sarà nemmeno l'ultimo.

    Anzi, l'elenco è destinato ad allungarsi in maniera esponenziale.

    È solo questione di tempo.

  • SE poi non si cura per non pesare sul servizio sanitario,e' pure un po' *********! SE Si fosse curato,non si sarebbe esaurito e sarebbe ancora vivo.

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  • 1 decennio fa

    Non ho parole, provo una profonda tristezza nel cuore leggendo questa esperienza, avrei voluto essere accanto a quell'uomo per infondergli fiducia e forza, io stessa sono a casa da un'anno e mezzo, ora sono in mobilità, dopo 20 anni ho dovuto lasciare la fabbrica dove lavoravo perchè ha chiuso, e con questo ho lasciato una parte della mia vita comprese le amicizie e una buona vita sociale, per me il lavoro era anche questo, queste cose non torneranno più ora sto cercando un altro lavoro, ti prego di dire alla famiglia di Gabriele quanto sono solidale con loro e che li abbraccio con tutto il mio affetto.... Ciao.

  • Anonimo
    1 decennio fa

    Non ho parole....solo questo riesco a scrivere, ti giuro che in questo momento non mi frega un accidente dei punti volevo solo dirti che mi aggiungo alla rabbia al dolore di tutte quelle persone come te come gabriele e potremmo star qui a scrivere elenchi di nomi di gente che non ha i soldi per comprare da mangiare ai propri figli.....rimango sgomenta davanti a questa storia e davanti a tante altre storie perché purtroppo Gabriele non sará l'ultimo chissá quanti altri come lui proprio ora mentre sto scrivendo, stanno pensando di farla finita e magari sono finiti anche in mano agli strozzini e non ce la fanno davvero piú.....

  • 1 decennio fa

    urtroppo la vita fà schifo,in tutti i sensi e non credere che un diploma o una laure agevoli la situazione,la vita vale meno di zero!!

  • 1 decennio fa

    E i BUFFONI consigliano: DATEVI DA FARE o METTETEVI IN PROPRIO!!

    E' una tragedia perdere il lavoro, in Italia lo e' sempre stato, oggi al danno si unisce la beffa di chi sa che non tutti possono "cavalcare l'onda" avendo Politici e Banche alle spalle che ti agevolano fino ad arrivare a farsi leggi ad personam!

    Inutile commentare che e' solo depressione, se questo signore non avesse avuto la possibilita' di caderci dentro, non avrebbe fatto questa fine, facile parlare e fare i saputelli!

    Sarebbe ora di agire, ma che fanno gli Italiani? Si mettono sul piedistallo e sentenziano: E' depressione, non disoccupazione! Sconfortante!

  • 4 anni fa

    L'italia va a male proprio perché l. a. sua popolazione è composta di menefreghisti che non fanno altro che criticare il proprio paese e non fanno niente according to rimetterla in sesto. l. a. gente è tutta rassegnata! Se gli italiani amassero l. a. patria (come dovrebbero fare tutti),ci sarebbe una maggior coscienza nazionale e si incomincierebbe advert alzare il sederino dalla sedia according to some distance qualcosa. Purtroppo l'Italiano sente di essere appartenete alla patria solo nelle competizioni sportive o quando qualcuno offende i simboli nazionali. Se si fosse patrioti in ogni circostanza non saremmo in una situazione così critica. I veri patrioti sono quelli che sono andati contro l. a. mafia,coloro che hanno sacrificato l. a. vita according to un futuro migliore e quelli che hanno fatto il bene del proprio popolo. Io darei l. a. vita according to l. a. mia patria perchè ho l. a. speranza che un giorno tutto si rimetterà apposto. Bisogna solo crederci.

  • 1 decennio fa

    Ciao... è depressione, non disoccupazione.

    E' sentirsi impotenti di fronte alla vita, inutili, privi di senso... anche molti professionisti benestanti senza problemi di lavoro e soldi stanno scontando la stessa condanna.

    L'importante è crederci sempre. E abbracciare piu persone possibili.

    un abbraccio anche a te

    PS: se ti va dai un'occhiata alla mia, grazie mille

    ---> Come un 17enne guadagna 1780 euro al mese e fa lo sbruffone...

    http://it.answers.yahoo.com/question/index;_ylt=Au...

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