Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 decennio fa

10 punti solo per te che mi sai dire .....?

ok chi sono sti Oni lo capito ma quello che non capisco:

"ma lo hanno un nome tipo es. ciao io mi chiamo ....... e sono della razza Oni, e poi quanti sono? e qali peculiarità anno?

grazie a tutti quelli che si impegneranno in questo arduo compito

grazie,grazie,grazie.

Aggiornamento:

grazie per l'impegno ma mi sembra non abbiate letto la domanda mi servono dei nomi

tipo per i greci gli dei avevano un nome tipo zeus o tio apollo , ecc..

Aggiornamento 2:

grazie ma se volete i 10 pnt dovete darmi dei nomi

2 risposte

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    Gli oni sono creature mitologiche del folklore giapponese, simili ai demoni e agli orchi occidentali. Sono personaggi popolari dell'arte, della letteratura e del teatro giapponesi.

    I ritratti degli oni variano notevolmente tra loro, ma normalmente vengono descritti come creature giganti e mostruose, con artigli taglienti, capelli selvaggi e due lunghe corna che crescono dalla loro testa. Un famoso Oni è Lamù

    Sono fondamentalmente umanoidi, ma occasionalmente sono ritratti con caratteristiche innaturali, come molti occhi o dita delle mani e dei piedi extra. La loro pelle può essere di colori diversi, ma quelli più comuni sono rosso, blu, nero, rosa e verde. Il loro aspetto feroce viene spesso accentuato dalla pelle di tigre che tendono ad indossare e dalla mazza ferrata da loro favorita, detta kanabō. Questo modo di immaginarli ha generato l'espressione oni con la mazza ferrata cioè "invincibile" o "imbattibile". Può anche essere usata nel senso di "forte oltre i forti" o in quello di migliorare o incrementare le proprie capacità naturali mediante l'uso di un attrezzo.

    Nelle prime leggende gli oni, come per esempio la ragazza del pozzo, erano creature benevole ritenute capaci di tenere alla larga spiriti maligni, malvagi e malevoli e di punire i malfattori.

    Durante l'era Heian il Buddhismo giapponese, che aveva già importato una parte della demonologia indiana (rappresentata da figure come i kuhanda, gaki e altri), incorporò queste credenze chiamando queste creature aka-oni ("oni rosso") e ao-oni ("oni blu") e facendone i guardiani dell'inferno o torturatori delle anime dannate. Alcune di queste creature erano riconosciute come incarnazioni di spiriti shinto.

    Con il passare del tempo la forte associazione degli oni con il male contagiò il modo in cui venivano percepite queste creature e vennero a essere considerate come portatori o agenti delle calamità. I racconti popolari e teatrali iniziarono a descriverli come brutti stupidi e sadici, felici di distruggere. Si disse che gli stranieri e i barbari fossero oni. Oggigiorno sono variamente descritti come spiriti dei morti, della terra, degli antenati, della vendetta, della pestilenza o della carestia. Non importa quale sia la loro essenza, gli oni odierni sono qualcosa da evitare e da tenere a bada.

    Fin dal X secolo gli oni sono stati fortemente associati con il nord-est (kimon), particolarmente nella tradizione detta onmyōdō di origine cinese. I templi sono spesso orientati verso questa direzione per prevenirne gli influssi nefasti e molti edifici giapponesi hanno indentazioni a forma di "L" in questa direzione per tenere lontani gli oni. I templi Enryakuji, sul Monte Hiei a nord-est del centro di Kyōto e Kaneiji, che erano a collocati a nord-est delle dimore imperiali, ne sono un esempio. La capitale giapponese stessa fu spostata verso nord-est da Nagaoka a Kyōto nell'VIII secolo.

    Alcuni villaggi tengono cerimonie annuali per tenere lontani gli oni, specialmente all'inizio della primavera. Durante la festa del Setsubun la gente scaglia fagioli di soia fuori dalle case gridando «Oni wa soto! Fuku wa uchi!» ("Oni fuori! Fortuna dentro!"). Secondo un'altra tradizione di origine taoista si ritiene che alcuni oni possano fare delazioni alle divinità sui peccati dell'uomo, perciò la nota rappresentazione delle tre scimmie che «non vedono, non sentono e non parlano» (con un gioco di parole in giapponese: «mizaru, kikazaru, iwazaru») ha valore talismanico perché impedirebbe a questi spiriti di agire malevolmente. Rimangono comunque alcune vestigia dell'antica natura benevola degli oni. Per esempio uomini in costume da oni conducono spesso le parate giapponesi per tenere lontana la sfortuna. Gli edifici giapponesi a volte includono tegole del tetto con la faccia da oni per tenere lontana la sfortuna, in maniera simile ai gargoyle della tradizione occidentale. Nella versione giapponese del gioco nascondino il giocatore che sta sotto è invece chiamato "l'oni".

    È stato ipotizzato che gli oni non siano altro che una trasposizione degli Ainu, antica popolazione europoide del Nord del Giappone, che tuttora sopravvive nell'isola settentrionale di Hokkaido. Si sa che i giapponesi consideravano gli Ainu esseri animaleschi a causa delle caratteristiche fisiche differenti e della forte pelosità, cha ancora oggi manifestano. Nelle leggende infine gli oni furono sconfitti, un'eco nell'iconografia popolare delle guerre di sterminio che i giapponesi condussero per secoli contro gli Ainu.

    ecco qui c'è tutto sugli oni.. spero di esserti stata di aiuto e qndi i 10 PUNTI!!

    Fonte/i: wikipedia
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  • Mile
    Lv 7
    1 decennio fa

    Innanzi tutto, benvenuta in Cose Nascoste!

    Gli Oni nella mitologia giapponese sono una razza particolarmente irascibile di demoni sempre in lotta sia con gli altri demoni che con gli dei "buoni".

    Se non ti bastasse, questo dovrebbe essere abbastanza esauriente!

    http://it.wikipedia.org/wiki/Oni

    Un esempio famoso di Oni è Lamù.

    edito da: Shogakukan

    scritto da: Chie Shinohara

    disegnato da: Chie Shinohara

    Il sigillo azzurro

    Titolo originale: Ao no fuin

    Data di prima pubblicazione originale: 1992

    La povera Soko Kiryu, che come ogni normale studentessa vorrebbe avere amori e sogni come quelli di qualsiasi altra ragazza, scopre di essere nientemeno che Soryu, colei che grazie alle proprie doti ridarà vita alla razza degli oni: demoni odiati e temuti dagli esseri umani.

    Scoprirlo non sarà nè pacifico nè indolore. Si renderà conto di avere sulle sue spalle un destino non voluto quando, dopo uno strano malessere, ucciderà un suo compagno di classe e subirà un attentato alla sua vita da parte di Akira, primogenito della potentissima famiglia Saionji.

    La famiglia Saionji, conosciuta anche come la famiglia dell’est, è composta da cacciatori di oni ed il suo primogenito è chiamato Byakko, l’unico che ha la forza necessaria per contrastare i poteri innati della regina degli oni.

    Viene da se che Soko non vuole né morire né uccidere i poveri umani per ricostituire la stirpe degli oni. Di questo se ne renderà ben presto conto Akira che, anche se vincolato dal dovere impostogli dalla sua famiglia, cercherà di aiutarla a trovare un modo per salvare capra e cavoli, finendo per innamorarsene.

    Dall’altra parte delle forze, che da tempi immemori si preparano al ritorno degli oni, agiscono per convincere la ragazza a seguire la sua natura, anche con l’uso della forza.

    In tutta la vicenda ci sarà un barcamenarsi della ragazza tra queste due fazioni e, nella seconda parte della serie, assisteremo al ritorno degli oni in Giappone. Come in ogni dramma che si rispetti, la giovane dovrà dividersi tra l’amore e la pace interiore, cercando di far coesistere la razza umana, che le ha dato i natali, e la razza dei demoni, che la venera come una dea. Ovviamente non sarà per niente facile.

    Il sigillo azzurro è un manga che parte da una base in qualche modo interessante, in grado di attirare fin da subito l’attenzione per la particolare vicenda della protagonista, perlomeno fino a quando non le si vedono spuntare il cornino e le zanne (come lamù, ma meno esibizionista).

    Andando avanti l’autrice perde il filo di una storia potenzialmente avvincente, allungandola con questioni e personaggi non all’altezza dell’incipit iniziale, riprendendosi però verso il finale. Nel momento in cui cerca infatti di far combaciare tutti gli elementi riesce a fare una cosa non da tutti, quantomeno con storie così articolate, ovvero arrivare ad un finale in grado di chiarire tutte le questioni in modo chiaro e coerente.

    Nonostante l’evidente calo qualitativo nella fase centrale, e nonostante sia una serie piuttosto canonica, i lettori di shojo in cerca di una buona variante alla normale storia d’amore potrebbero apprezzarlo per i suoi aspetti fanta/horror.

    CIAO.

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