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Lv 6
* ha chiesto in Scienze socialiScienze sociali - Altro · 1 decennio fa

"Intendo per innocente non uno incapace di peccare, ma di peccare senza rimorso"?

(Giacomo Leopardi)

Voi cosa intendete per "innocente"?

13 risposte

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  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    Intendo lo stesso concetto di Leopardi, che è peraltro una delle fondamentali norme etiche del Diritto Civile e, soprattutto, Penale, secondo cui è punibile chi la cattiva azione (per l'etica religiosa detta "peccato") compie solo se preceduta dall'intenzione.

    L'intenzione è la consapevolezza di commissione di un peccato, anche se da atea, mi suona un po' strano pensare o pronunziare questo termine.

    Ho provato a scomporre la frase e mi sono accorta che entrambi gli assiomi, apparentemente contrastanti, contengono lo stesso significato.

    Se, infatti, nel secondo assioma l'innocenza è tipica del bambino, che mancando ancora di coscienza per elaborare il rimorso, commette peccato (per esempio della disubbidienza) senza provar colpa, il bambino allora rientrerà di diritto fra coloro che sono incapaci a peccare (primo assioma), per il semplice fatto di non conoscere ancora il senso del male (del peccato).

    Ecco che io vedo l'innocenza interamente rappresentata dal bambino, idea peraltro acclarata anche nel Cristianesimo. Egli è l'individuo che non conoscendo il peccato, non può commetterlo pur nel compimento stesso. E' perdonabile, non condannabile. Così, non può provare neppure rimorso, come il folle che vive nella sua realtà e usa il coltello per uccidere, senza provare la colpa, poiché non prevista dalle regole della dimensione su cui esso viaggia.

    Spero di aver reso appieno il senso logico della mia idea.

    Le domande che pongo a me stessa, a questo punto sono:- A che età si finisce di essere bambini? E la follia, come la normalità, è davvero definibile e confinabile empiricamente? Dilemmi, questi, su cui non sarò certamente l'ultima a stancarmi di pensare.

  • 1 decennio fa

    io sono gia' un buonista ma direi che il rimorso non basta, bisogna minimo cercare con tutto quello che si puo' di rimediare.

    un colpevole con mille attenuanti, pentito e che tenta di rimediare beh si a quel punto nella mia visione buonista e' quasi innocente....

    spesso invece la colpevolezza contamina e si gioca al rialzo delle colpe per cercare follemente di annullare quella precedenza...a quel punto immagino che se ne diventi schiavi.

  • 1 decennio fa

    Per me e' innocente colui che "erra" o pecca inconsapevolmente.

    Chi ignora la legge, secondo me, non e' colpevole..a differenza di colui che "erra" sapendo di fare male.

    ciao

  • thanos
    Lv 7
    1 decennio fa

    Perfettamente già esposto da Specchio

    Se non c'è "conoscenza" non c'è consapevolezza né nel peccare né nel fare il bene.

    Un dualismo che presuppone una scelta:

    nessuna conoscenza,nessuna possibilità di scelta.

    personalmente lo ritrovo anche nelle parole di Gesù che disse:

    Chi mi riconoscerà,io lo riconoscerò.

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  • 1 decennio fa

    Innocenza come assenza del concetto stesso di colpa, quindi.

    Che è poi quanto sosteneva anche Seneca, quando diceva che l'ignoranza della colpa è quanto di più simile vi sia all'innocenza.

    Associo l'innocenza perfetta alla purezza, al candore, all'incapacità persino di riconoscere il male: ai Don Chisciotte, ai Myskin, agli scemi del villaggio, a quelli che vengono sbeffeggiati come idioti dai cinici (intelligentissimi, loro!), a quegli strani e commoventi esseri che conservano nei loro occhi la Speranza.

    Agli Incontaminati, agli Inviolati.

  • 1 decennio fa

    Innocente si intende uno che con piena vertenza e deliberato consenso non ha mai peccato.

  • Anonimo
    1 decennio fa

    Forse il Leopardi si riferiva all'innocenza intrinseca, e probabilmente il discorso era legato alla purezza d'animo. Mi spiego meglio (la butto lì senza andarmi a cercare il contesto della frase, perché sto lavorando e non ho tempo): l'innocenza dei bambini non viene meno quando combinano qualche marachella o quando fanno del male a qualcuno. Essi non hanno rimorso. Il loro è semplice "candore".

    Lo stesso, forse, Leopardi affermava per Silvia, la donna amata che, inconsapevole e senza rimorso, gli fece tanto male non amandolo?

    Cmq appena riesco mi cerco i riferimenti e cerco di capire meglio (non ricordo di averla studiata, questa frase, eppure adoro Leopardi...).

  • 1 decennio fa

    Il malvagio è colui che trama contro il genere umano per tenerlo in schiavitù, impedisce l' attuazione della libertà, accumula beni a spese altrui, tiene per se i beni della terra senza distribuirli, elevando i prezzi alle stelle per suo profitto. Sono persone che esistono in ogni parte del mondo, che pensano, tramano e agiscono così. Di solito occupano posizioni importanti, in quanto sono ricchi ed influenti. Questi uomini peccano non per ignoranza e le loro mire sono ben materiali. Sono pochi, ma accentrano nelle loro mani poteri immensi. Sono intelligenti e senza alcuno scrupolo. Essi riescono così a bloccare il progresso, diffondere la miseria, favorire l' odio e le distinzioni di razza e sociali, alimentando l' ignoranza.

    Ora, tornando alla frase del Leopardi, direi che la verità risiede proprio nel contrario: chi pecca ( cioè fa del male, di qualsiasi tipo e gravità) per ignoranza ha le attenuanti relative alla sua formazione e quindi potremmo considerarlo tra gli "innocenti", mentre gli altri ( i malvagi) sicuramente peccano senza alcun rimorso, perché spinti solo dalla sete di potere e da motivazioni materialistiche ed egotiche. Pertanto essi non si mostrano in nessun modo innocenti verso l' umanità.

  • .
    Lv 6
    1 decennio fa

    considero la parola "innocente" solo a livello giuridico/legale...

    per il resto, nessuno è innocente, in quanto tutti hanno i loro "peccati", piccoli o grandi che siano...

  • 1 decennio fa

    intendo uno incapace di peccare (senza approfondire il discorso in un'ottica religiosa).. sempre molto disilluso leopardi

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