Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 decennio fa

mi potreste dire il commento per i primi venti versi del "canto notturno di un pastore errante dell'asia?

Di Giacomo Leopardi??'

1 risposta

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  • Anonimo
    1 decennio fa
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    La composizione è forse la più filosofica ed argomentante dei Grandi idilli, contrassegnati in gran parte dal ricorrente mito di Recanati. Il Canto notturno di un pastore errante dell'Asia ripropone un tipo di ambientazione caro a Leopardi ed ampiamente sperimentato nelle Operette morali. Un semplice uomo sta a contatto con la muta Natura, presenza viva e apparentemente amica, tanto che sembra invitare ad un dialogo. La luna perde la sua funzione di contesto suggestivo ad una sensazione, ad un ricordo e diventa referente personificata di un immaginario colloquio sulle ragioni dell'esistere.

    Il poeta - sotto le spoglie di un solitario pastore, che vaga nelle steppe asiatiche con il suo gregge - di fronte alla ferma luce della luna, che tenacemente lo segue in tutti i suoi spostamenti, si abbandona ad un canto quasi implorante. Esso suona come illusoria richiesta di aiuto alla Natura, poiché le domande sul senso del vivere, rivolte alla tacita, splendente divinità lunare rimarranno senza risposta alcuna.

    L'atmosfera si fa metafisica, in quanto diventano preponderanti le connotazioni simboliche del discorso del pastore e la Luna si fa ipotetica depositaria di una saggezza superiore insita nelle leggi dell'universo. Forse l'astro, che testimonia perennità, col suo persistere immancabile nel cielo, conosce il perché del succedersi del tempo e delle stagioni della vita, il perché del dolore umano, il perché della noia, condizione che stimola l'incessante interrogazione degli esseri sul senso del loro esistere. O forse anche questa è un'illusione vana: il destino di ogni essere è nelle mani di leggi meccaniche oscure e del tutto imperscrutabili ( pessimismo cosmico ).

    Fonte/i: O luna, cosa fai tu nel cielo? Dimmi silenziosa luna, cosa fai? Sorgi di sera e vai contemplando i deserti; infine poi scompari. Non sei ancora sazia di ripercorrere sempre gli stessi percorsi? Non ti sei ancora nauseata, sei ancora desiderosa si osservare queste valli? La vita del pastore somiglia alla tua vita. Si alza alle prime luci dell’alba , spinge il gregge attraverso i campi, e vede greggi, fonti d’acqua ed erbe; poi giunta la sera si riposa ormai stanco: altro non spera. Dimmi, o luna: che valore ha per il pastore la sua vita, la vostra vita per voi? Dimmi: dove porta questo mio vagare breve, il tuo viaggio eterno?
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