Anonimo
Anonimo ha chiesto in Politica e governoPolitica e governo - Altro · 1 decennio fa

Qualcuno di Voi, sì è accorto che, la maggior parte dei nostri marchi di moda producono all' estero?

Alcuni in Turchia, altri nell' Est Europa, addirittura nel terzo mondo.

Allora il problema mio è questo: la merce non ha la stessa qualità, codeste "Aziende" licenziano i lavoratori miei e Vostri connazionali, ma i capi di abbigliamento costano sempre cari.

Ve lo leggete il cartellino Made in... quando acquistate un capo di abbigliamento?

5 risposte

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  • 1 decennio fa
    Migliore risposta

    Ciao, la tua domanda è interessantissima e di grande attualità, visto i tempi che corrono!

    Io personalmente il cartellino lo leggo e molto bene visto che lavoro per una forza di polizia che cerca, nonostante le non poche difficoltà, di dare un freno ai cosiddetti marchi contraffatti!

    Ma per tornare al tuo quesito, il problema e molto ampio, addirittura extra europeo e non è limitato alla semplice de localizzazione aziendale, ma legato ad una legge che si chiama del "Libero commercio"

    Interpretazione di questa legge "a doc" a fatto si che grandi marchi italiani, potessero produrre a costi irrisori, per poi senza alcun controllo rivendere nel territorio nazionale come made in Italy a condizioni di mercato favorevoli, o per meglio dire corsie preferenziali dato il marchio rappresentato.

    Sono un grande sostenitore del mercato comune europeo allargato, ma ho sempre sostenuto anche l' importanza dei dazi e dei controlli di qualità su prodotti importati ed esportati da e per il nostro paese, questa mia affermazione può dare adito a due riflessioni, la prima il costo smisurato della merce nazionale (al contrario! ed è questo il mio pensiero), la seconda ad una difficoltà nell'apertura di nuovi mercati (anche qui devo dissentire). Riflessioni legate l'una all'altra, ma che se da un lato il prezzo del prodotto autoctono possa cosatare di più, la grande macchina dell'economia interna permetterebbe a tutti di potervi accedere a tal bene! Nel secondo caso, non vedo perchè controllare ciò che importiamo e che poi vendiamo ai nostri connazionali non debba essere garatnito non solo alla fonte, ma anche da un garante come la dogana e la G.diF. al momento dell'importazione.

    Ora si sono fatti discorsi di boicottaggio dei prodotti, bel proposito, ma di difficile applicazione vista la società consumistica in cui viviamo la quale non rinuncia nemmeno ad un viaggio piuttosto che scadere agli occhi di una società classista, d'altro canto io preferirei un passo indietro da parte della CEE una ritorno a Dazi e Imposte sui prodotti di società delocalizzate e indennizzi da 10.000 a 50.000 eruo per ogni operaio, tecnico e lavoratore in genere che per colpa di una delocalizzazione all'estero si ritrovi a "piedi" dal giorno alla notte.

    Per quanto riguarda le imprese, defiscalizzaizoni serie, controllate, e premiate se esse producono un made in italy serio di qualità a fruibile a tutto il popolo italiano.

    Spero di non averti tediato con la mia risposta, ma è meglio che mi fermi qui se no scrivo un trattato di economia.

    Grazie per questa possibilità

    Marino.

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  • 1 decennio fa

    Con immensa rabbia me ne sono accorto! Ma dopo l'acquisto! Un certo stilista milanese, (diciamo solo il nome di battesimo, non voglio pubblicizzarlo) Giorgio, stella del Made in Italy, vendeva l'anno passato nella sua collezione di abbigliamento classico, una giacca monopetto, Made in... Indonesia. on si trattava di un negozio di periferia, che potrebbe vendere merce contraffatta o di un ambulante, ma del centro più grande in Italia che vende solo vestiario e accessori di questo stilista. Sono rimasto di sasso, per non dire altro. Devo dire, tuttavia che la qualità del prodotto e lo style sono completamente italiani, ciò non toglie che il prodotto, spacciato per Made in Italy, è stato prodotto in una struttura delocalizzata nel Terzo Mondo, dove probabilmente i tessitori sono stati pagati una miseria e il capo costa invece una cifra spropositata a confronto.

    Da quel giorno in poi, se devo comprare capi con firme importanti, controllo sempre la provenienza. Devo dire che dopo questo episodio ho deciso di ridurre drasticamente l'acquisto di grandi firme, rimanendo su firme di fama più popolare e accessibili, che tuttavia garantiscono pur sempre qualità. Ciononostante si tratta sempre di capi non-Made in Italy. È il duro destino del industria dell'abbigliamento e della moda italiana: delocalizzazione all'estero, costi invariati, prodotti a volte inaccessbili (specie se parliamo di prodotti di Alta Moda e collezione). Tuttavia la qualità è innegabile.

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  • stella....e aspetto che dicono gli altri....

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  • Anonimo
    1 decennio fa

    x foggia ke lo faccio...io solitamente prendo roba mede in italy...

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  • Anonimo
    1 decennio fa

    meglio loro oggi che io domani....

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