? ha chiesto in Arte e culturaArte e cultura - Altro · 1 decennio fa

Massimo punteggio al migliore Petrarca?

la visione della realtà sekondo petrarca????

1 risposta

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    Lo stacco rispetto al mondo medioevale

    Quando si parla di qualcosa di moderno, si intende sempre qualcosa che in qualche modo è diverso, si stacca da ciò che è avvenuto prima. Con Petrarca è successo proprio questo. Eppure egli aveva a disposizione il grande patrimonio della tradizione poetica medievale, che fa suo, effettivamente, ma non si ferma lì. Compie diversi viaggi per trovare manoscritti e testi classici antichi, che poi studia, come primo filologo, e rielabora. Appunto il presupposto per arrivare all’innovazione che ha portato Petrarca nella storia della letteratura è l’imitazione e rielaborazione delle fonti classiche. L’elemento più importante, a questo proposito, che lo distingue nettamente dal mondo medievale e lo rende innovativo, è la sua volontà di non accontentarsi della summa dei testi antichi, come facevano i medievali, ma di andare a recuperare la forma esatta con cui venivano scritti. Questo influenzò e caratterizzò gran parte delle sue opere giovanili, come l’Africa e il De viris illustribus.

    La nostalgia del mondo classico

    Si avverte a questo punto un accenno di nostalgia verso il mondo classico, nostalgia che caratterizzerà tutto il periodo seguente dell’umanesimo, per non parlare di altri movimenti culturali analoghi in periodi ancora successivi.

    La diversità rispetto a Dante: dall’unitarietà alla frammentazione

    Un altro elemento che testimonia questo distacco dal mondo medievale è la diversità rispetto a Dante, che era il modello dell’uomo medievale, e che ne esemplificava l’unitarietà, in quanto l’uomo medievale concepiva la realtà come un percorso, un viaggio che portava a Creatore, di cui ogni cosa era segno e a cui tutto rimandava, proprio come nella Divina Commedia dantesca, a differenza del canzoniere petrarchesco, in cui il percorso spesso porta lontano da Dio.

    La diversità rispetto a Dante: dallo sperimentalismo al monolinguismo

    Inoltre il linguaggio di Dante, caratterizzato dallo sperimentalismo e dall’infinita varietà dei termini, si contrappone al monolinguismo petrarchesco, più limitato nella scelta dei termini, che usa ripetere più volte nelle sue opere, le quali acquistano così un aspetto più omogeneo.

    La diversità rispetto a Dante: dall’incompiutezza alla continua rielaborazione

    Queste ultime, inoltre, sono riprese, ricorrette e riordinate più volte dallo stesso Petrarca nel corso della sua vita, mentre differentemente molte opere di Dante (come il Convivio) sono incomplete, perché egli si era accorto che non riuscivano nelle loro diverse forme e strutture a parlare di ciò che premeva di più a dante, cioè Beatrice, che assume valore assiologico nella vita del poeta.

    La diversità rispetto a Dante: la concezione dell’amore e della donna

    Qui constatiamo una ulteriore differenza che contrappone totalmente Petrarca a Dante, e quindi al mondo medievale: la concezione dell’amore e della donna. Abbiamo visto come in Dante Beatrice ha un valore estremamente positivo, in quanto è creata da Dio per fare come da ponte, per far giungere Dante a Dio. Si ribadisce così la concezione positiva e unitaria della realtà dell’uomo medievale, in quanto attraverso le cose della realtà, quindi anche attraverso la donna, l’uomo può raggiungere il creatore, così da compiere la sua natura, la vita dell’uomo è tutta legata con la sua fede, che le fa da fondamento, un sistema di riferimento assiologico. Vediamo quindi l’estremo distacco con la concezione che ha Petrarca di Laura, che non concepisce affatto come una cosa che può elevarlo a Dio, ma anzi una cosa che attira i suoi sensi, riuscendo così a legarlo alla materia effimera, bloccandolo sul suo desiderio irrealizzabile di possedere l’oggetto dell’amore, fatto da cui nasce la frammentazione dell’io interiore di Petrarca, diviso tra il desiderio carnale e il voler compiere una vita virtuosa nella fede. Da questa situazione nasce la necessità di fare poesia, che non scaturisce, come per Dante, dall’incontro con un fatto esterno, dall’incontro con una presenza, come può essere Beatrice, ma che scaturisce dall’interno del poeta, dall’esigenza di ricucire l’io diviso e frammentato, tra il riconoscimento, da una parte, di perdere tempo per una causa effimera, come può essere l’amore carnale, e quindi la volontà di vivere una vita virtuale nella fede, e il desiderio insopprimibile, dall’altra parte, di lasciarsi andare all’amore per Laura. La donna si presenta in modo diverso da Beatrice, sembra quasi non essere una donna concreta, non fa nessuna azione (come era importante invece per dante il saluto di Beatrice), non parla mai.

    Dante, invece, quando incontra Beatrice nella Commedia, le parla direttamente. È un fatto concreto in cui Dante si imbatte, e che gli permette di proseguire nel suo viaggio, mentre sembra quasi che a Petrarca interessi più il desiderio dell’amore in quanto tale, che lo distrae da Dio, che non il rapporto con la donna.

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