alex91 ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 decennio fa

TRADUZIONE GULLIVER'S TRAVEL...URGENTE!!!?

Dovrei tradurre qst parte dei viaggi di gulliver's..... non vi so dire molto solo che mi serve da qst punto " I took up the two different in my hands , put them first into my ecc...... " sino a " he called it his oracle , and said it pointed out the time for every action of his life. " .... Io non sn riuscito a trovarla , se riuscite a trovarla mi fate un grandissimo piacere.

grazie!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! ;-)

Aggiornamento:

Tale passaggio dovrebbe far parte del libro 1 , capitolo 2

2 risposte

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    Presi in mano i due ufficiali e li misi prima nelle tasche della giacca e quindi in tutte le altre tasche che avevo, ad eccezione di due taschini ed una tasca segreta che non desideravo farmi ispezionare, contenenti cosucce di mia necessità e di nessun interesse per loro. In uno dei taschini tenevo un orologio d'argento e nell'altro un borsello con poche monete d'oro. Questi gentiluomini, forniti di carta, penne e calamai, stesero un preciso inventario di tutto ciò che avevano visto, poi, dopo aver terminato, mi chiesero di deporli nuovamente a terra per consegnarlo all'imperatore. In seguito tradussi nella nostra lingua quell'inventario che suona, parola per parola, così:

    «In primis, nella tasca destra della giacca del Grande Uomo Montagna (così ho interpretato le parole Quinbus Flestrin) abbiamo rinvenuto, dopo scrupolosa ispezione, null'altro che un pezzo smisurato di stoffa grossolana, largo a sufficienza per far da tappeto nel salone del trono di Sua Maestà. Nella tasca sinistra abbiamo visto una mastodontica cassa d'argento, con coperchio dello stesso metallo, che noi ispettori non riuscimmo a sollevare. Dopo avergli chiesto di aprirlo, uno di noi balzò dentro e si trovò fino a metà gamba in una specie di polvere che, sollevandosi fino al nostro viso, ci fece entrambi ripetutamente sternutire. Nella destra del panciotto abbiamo trovato un fascio enorme di fogli di una materia bianca e sottile, ripiegati l'uno sull'altro, della grandezza di tre uomini almeno e tenuti insieme da un grossissimo canapo; sopra recavano delle figure nere che riteniamo essere la scrittura, ciascuna lettera della quale è grande quanto il palmo della nostra mano. In quella sinistra c'era una specie di strumento costituito da una ventina di lunghi pali aggettanti da un'unica trave, assai simili alla palizzata dinanzi alla corte di Sua Maestà. Con questo strumento supponiamo che l'Uomo Montagna si pettini i capelli, anche se è solo un'ipotesi, perché non lo abbiamo mai infastidito con domande, dal momento che ci facevamo intendere con difficoltà. Nel tascone destro del suo coprimezzo (traduco così la parola ranfu-lo con cui chiamavano i calzoni) abbiamo visto una colonna di ferro vuota, lunga quanto un uomo, legata ad un pezzo di legno duro e più massiccio della colonna, dalla quale sporgevano di lato un paio di congegni di ferro dalla forma strana, di cui non conosciamo la funzione. Nella tasca sinistra c'era una macchina identica a questa. Nella tasca più piccola della parte destra c'erano diverse baiaffe piatte e rotonde di metallo bianco e rosso, di vario peso; alcune di quelle bianche, che sembravano d'argento, erano così larghe e pesanti che il mio compagno ed io facevamo fatica a sollevarle. Nella tasca sinistra c'erano due colonne nere di forma irregolare; riuscimmo ad arrivarci in cima solo con gran difficoltà, poiché eravamo in fondo alla tasca. Una di queste era coperta e sembrava d'un sol pezzo, mentre all'estremità dell'altra spuntava qualcosa di bianco e rotondo, grosso due volte la nostra testa. Dentro ognuna di queste stava rinchiusa un'enorme lama di acciaio che, su nostra ingiunzione, lui ci mostrò. Temevamo infatti che fossero macchine pericolose. Lui le tirò fuori dagli astucci e ci disse che al suo paese con una ci radeva la barba e con l'altra ci tagliava la carne. C'erano poi due taschini nei quali non fummo capaci di insinuarci, perché erano come due fenditure tagliate alla sommità del coprimezzo, tenute aderenti dalla pressione della pancia. Dal taschino destro pendeva una pesante catena d'argento con appesa una macchina straordinaria. Gli facemmo cenno di estrarre quel che stava attaccato al capo della catena: si trattava di un globo per metà d'argento e per metà di un metallo trasparente attraverso il quale si potevano vedere strane figure disposte in cerchio. Pensavamo di poterle toccare, ma le nostre dita non andarono oltre quella materia traslucida. Ci mise agli orecchi quella macchina che faceva un rumore incessante, come quello d'un mulino. Pensiamo che si tratti di qualche bestia sconosciuta o del dio che lui adora, siamo anzi favorevoli a questa seconda ipotesi, perché ci assicurò (se abbiamo capito bene quel che ci disse, dal momento che si esprimeva in maniera assai scorretta) che raramente intraprendeva qualche azione senza prima averlo consultato. L'ha definito il suo oracolo, dicendo che gli indicava il momento idoneo ad ogni azione.

  • Anonimo
    1 decennio fa

    http://books.google.it/books?id=yByfZVSxW-oC&pg=PA...

    Da pag.20 "Sollevai i due ufficiali dalla mia mano"

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