Anonimo
Anonimo ha chiesto in SportCorsa · 1 decennio fa

problema con la periostite?

faccio atletica (velocita) da qualche mese e all'inizio ero stato fermo per periostite circa un mese...ora mi e tornata abbastanza forte pero adesso o delle gare e le vorrei fare.

secondovoi la periostite mi rallentera influenzandi imiei tempi o e solo una questione di sopportare il dolore?prmetto che gia metto il ghiaccio 10minuti al giorno e mi spalmo ogni sera il reparil...10 punti!!!!

Aggiornamento:

scusa micione ma nn mi sembra difficile da capire ho iniziato da circa 5 mesi e il secondo sn stato fermo...cs ce da capire?

Aggiornamento 2:

aiuuuutoooo!pauronaaa!mi segnalaaa aiuuutoooo!mi sto cagand.o sotto!!!ma x favore!dai!segnalami!!****** mene mi faccio un altro contatto e riscrivo ancora uguale...ahahahahahaha!

2 risposte

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  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    La periostite.

    La periostite del margine mediale della tibia o shin splint, è una patologia comune a molti runner; paradossalmente tanto comune ma quasi mai opportunamente trattata o semplicemente sottovalutata da molti ragazzi che continuano ad allenarsi.

    E’ comune a chi pratica attività su superfici diverse a secondo delle stagioni, a chi cambia il tipo di scarpe, modifica la tecnica o si sottopone ad allenamenti intensi su strade e piste dure.

    Questa sindrome può essere scatenata dalla corsa o da altre discipline che comprendono salti, essendo la causa principale del dolore i ripetuti stacchi ed atterraggi sul terreno. Podisti che corrono sugli avampiedi o con i piedi ruotati esternamente o che usano scarpe a punta, possono lamentare questa patologia. L’aumento della pronazione può essere un fattore predisponente.

    Sintomi e accertamento della periostite:

    1. C’è una diffusa dolorabilità longitudinale sul margine mediale della tibia che può essere intensa. Il dolore può essere anche localizzato; di solito è più pronunciato sulla metà inferiore dell’osso.

    2. Un certo grado di gonfiore può essere visibile e palpabile.

    3. Il dolore cessa a riposo ma ricompare con la ripresa dell’attività. L’atleta infortunato può entrare in un circolo vizioso.

    4. Il dolore è evocato dalla flessione plantare delle dita e del piede.

    5. Il dolore alla palpazione locale è presente alla metà distale della tibia. Una certa irregolarità può essere avvertita avvolte presso il suo margine.

    6. L’esame radiografico è necessario quando i sintomi sono prolungati, per escludere fratture da stress. Gli altri quadri sono normali, quantunque si possa osservare un’ipertrofia della corticale della tibia.

    7. Nel compartimento la pressione è normale.

    8. Una scintigrafia trifasica può essere utile per differenziare la sindrome da una frattura da stress. C’è un moderato aumento della captazione lungo il margine posteromediale della tibia nella fase ritardata.

    9. La risonanza magnetica può essere utile per evidenziare l’edema osseo, indicando che questo problema potrebbe essere una reazione da stress dell’osso o il precursore di una frattura da stress.

    La Prevenzione:

    Ogni variazione di superficie va fatta gradualmente, con adattamenti appropriati dell’allenamento. Il vestiari e l’equipaggiamento devono essere adeguati. Le scarpe vanno scelte in maniera appropriata. E’ importante un adeguato riscaldamento.

    Trattamento:

    Interrompere l’attività e mettersi a riposo prima possibile. Prima si sospende l’allenamento e più rapida sarà la guarigione. Bisogna evitare che la lesione diventi cronica. Il dolore avverte che bisogna stare a riposo. Non riprendere gli allenamenti finché il dolore non è scomparso e la palpazione della tibia sia completamente esente da algia. Mantenere l’efficienza fisica con ciclismo e nuoto; nel ciclismo, il pedale, deve essere tenuto sotto il tallone e non sotto la punta del piede. Applicare calore ed applicare presidi termici elastici, talvolta si ottengono risultati alternando caldo e freddo, se il disturbo persiste il medico può:

    prescrivere un antiinfiammatorio, misurare la pressione nel compartimento posteriore profondo durante provocazione in caso di persistenza dei disturbi per escludere una sindrome compartimentale profonda. Prendere in considerazione come causa le alterazioni dell’assetto dell’arto: esaminare l’anatomia della gamba e del piede, con particolare riguardo alla pronazione e alla conformazione dell’arco longitudinale o al ginocchio valgo (l’uso di ortesi del piede è efficace nel 30 % dei casi); Intervenire chirurgicamente per separare il periostio dal margine mediale della tibia.

    Il ritorno all’attività è compreso tra i due e quattro mesi nella maggior parte dei casi. E’ richiesta una ripresa graduale, istruendo bene l’atleta e l’allenatore sulla cronicità di questa patologia. La prognosi è di solito buona, ma bisogna identificare la causa (se è un problema dovuto ad un errato allenamento/i o un’anomalia biomeccanica).

  • 1 decennio fa

    Scusa ma non ho capito niente della tua domanda...prima dici che fai atletica da qualche mese e poi dici che all`inizio eri stato fermo per 1 mese...all`inizio QUANDO?...se è appena qualche mese che corri.

    Vedi poi di scrivere in ITALIANO corretto, altrimenti la prossima volta ti devo segnalare come abuso per lingua non corretta alle direttive Answer!

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