okki blu ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 decennio fa

HELP ME J.PIAGET, CHI MI AIUTA????

Devo spiegare la teoria di J. Piaget sulla rappresentazione del mondo per un bambino.

Aggiornamento:

ma seposso fra guadagnare punti a voi, perchè devo andare in libreria, me lo spieghi???????????????

4 risposte

Classificazione
  • Mile
    Lv 7
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    Piaget ha scoperto che la conoscenza del bambino si basa sull'interazione pratica del soggetto con l'oggetto, nel senso che il soggetto influisce sull'oggetto e lo trasforma. La sua formazione strutturalistica gli ha permesso di superare i limiti sia della psicologia gestaltistica e associazionistica (Herbart), che considera l'oggetto indipendente dalle azioni del soggetto; sia delle moderne psicologie positivistiche, che vedono nei concetti il prodotto della percezione, escludendo che nella conoscenza sia vitale l'azione del soggetto sull'oggetto.

    Piaget distingue due processi che caratterizzano ogni adattamento: l'assimilazione e l'accomodamento, che si avvicendano durante l'età evolutiva.

    Si ha assimilazione quando un organismo adopera qualcosa del suo ambiente per un'attività che fa già parte del suo repertorio e che non viene modificata (p.es. un bambino di pochi mesi che afferra un oggetto nuovo per batterlo sul pavimento: siccome le sue azioni di afferrare e battere sono già acquisite, ora per lui è importante sperimentarle col nuovo oggetto). Questo processo predomina nella 1a fase di sviluppo.

    Nella 2a fase invece prevale l'accomodamento, allorché il bambino può svolgere un'osservazione attiva sull'ambiente tentando altresì di dominarlo. Le vecchie risposte si modificano al contatto con eventi ambientali mutevoli (p.es. se il bambino precedente si accorge che l'oggetto da battere per terra è difficile da maneggiare, cercherà di coordinare meglio la presa dell'oggetto). Anche l'imitazione è una forma di accomodamento, poiché il bambino modifica se stesso in relazione agli stimoli dell'ambiente. Un buon adattamento all'ambiente si realizza quando assimilazione e accomodamento sono ben integrati tra loro.

    Piaget ha suddiviso lo sviluppo cognitivo del bambino in 5 livelli (periodi-fasi), caratterizzando ogni periodo sulla base dell'apprendimento di modalità specifiche, ben definite. Ovviamente tali modalità, riferendosi a una "età evolutiva", non sempre sono esclusive di una determinata fase.

    Fonti:

    http://www.judo-educazione.it/Judo/istru...

    CIAO.

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  • Anonimo
    1 decennio fa

    1

    J. PIAGET: SINTESI DI UNA TEORIA COMPLESSA

    Nicola Lalli © 2005 sul Web

    1. Introduzione

    Il pensiero di J.Piaget, nonostante le numerose critiche continua a rimanere un punto fermo per la

    comprensione dello sviluppo mentale del bambino, argomento a cui l’Autore ha dedicato, da solo e

    poi in equipe, decenni di ricerca. Il pensiero del bambino, presenta modalità e processi

    profondamente diversi da quelli dell’adulto che si sviluppano nel tempo, seguendo tappe abbastanza

    costanti, per giungere alla complessità del pensiero operatorio formale.

    Senza entrare nel merito specifico ci sembra utile sottolineare quali siano i caposaldi della teoria

    piagetiana.

    Il bambino nasce con un patrimonio genetico che costituisce la base dello sviluppo sia biologico

    che mentale. La crescita avviene nell’incontro tra strategie innate e rapporto con la realtà: da questo

    incontro, sulla base delle esperienze, le strategie iniziali non solo cambiano, ma diventano sempre

    più complesse.

    Secondo l’Autore esiste una stretta correlazione tra sviluppo somatico e mentale, sviluppo che si

    basa su due processi continuamente interagenti tra loro: l’adattamento e l’organizzazione.

    Il bambino fin dalla nascita, è fondamentalmente un “esploratore”, un soggetto attivo di ricerca che

    si rapporta con l’ambiente sulla base di due processi: l’assimilazione e l’accomodamento.

    L’assimilazione è il processo mediante il quale le nuove esperienze e le nuove informazioni

    vengono assorbite e poi elaborate in modo da adattarsi alle strutture già esistenti.

    L’accomodamento è il processo fondamentale che comporta la modificazione delle idee o delle

    strategie, a seguito delle nuove esperienze.

    Il bambino mentre si adatta al mondo, costruisce i propri schemi mentali, rendendoli sempre più

    complessi.

    2

    Descriveremo brevemente gli stadi fondamentali dello sviluppo, suddivisi dall’Autore in sottostadi

    che corrispondono all’acquisizione di ulteriori schemi operativi:

    1.2. Stadio senso-motorio (0-2 anni)

    1.3. Stadio pre-operatorio (2-6 anni)

    1.4 Stadio operatorio concreto (6-12 anni)

    1.5. Stadio operatorio formale (da 12 anni in poi)

    ***

    1.2. STADIO SENSO-MOTORIO

    Piaget paragona lo sviluppo mentale del bambino alla sua crescita organica: entrambi tendono verso

    un progressivo equilibrio.

    L’azione umana è una continua ricerca di equilibrio e lo sviluppo psicologico e la crescita del

    bambino, possono essere considerati come stadi di equilibrio successivi, che vanno

    progressivamente adattandosi alle sue continue scoperte intellettive, sociali ed affettive.

    Il bambino alla nascita non è in grado di riconoscere il mondo esterno da quello interno, l’”io”

    bambino è al centro della realtà, in quanto incosapevole di se stesso è incapace di compiere una

    separazione tra soggettività e oggettività della realtà esterna.

    Durante i primi mesi di vita, egli, non concepisce nè percepisce le cose immerse nell’universo

    esterno come oggetti permanenti, non conosce lo spazio e la causalità, non ha in altre parole la

    nozione di oggetto.

    Per il bambino la percezione esterna è composta da immagini e suoni che appaiono e scompaiono

    senza una ragione obiettiva.

    3

    Inizialmente le cose non esistono “lontane dal proprio campo percettivo”, non c’è ricerca attiva degli

    oggetti nè il tentativo di ritrovarli, ma attesa passiva del quadro visivo desiderato che ritorna ad ogni

    suo richiamo.

    Tra i tre e i sei mesi il fanciullo comincia ad afferrare ciò che vede, coordina la percezione visiva

    con quella tattile.

    Egli reagisce inizialmente al movimento dell’oggetto seguendolo prima con gli occhi, poi con lo

    spostamento laterale della testa.

    Reagisce inoltre ai movimenti di caduta come “...non sapesse che egli si sposta per seguire il

    movimento e, non sapesse, per conseguenza, che il suo corpo e il mobile si trovano nello stesso

    spazio: basta infatti che l’oggetto non si trovi nell’esatta continuazione del movimento di

    accomodamento che il bambino rinuncia a cercarlo, ... come se il movimento dell’oggetto e le

    impressioni cinestesiche che accompagnano i movimenti degli occhi, della testa o del busto, siano

    considerati dal bambino un tutt’uno”.

    Quando perde l’oggetto l’unico tentativo che compie nella speranza di ritrovarlo è prolungare i

    movimenti già compiuti, quindi conosciuti e nel ritornare al punto in cui l’oggetto è sparito. Egli

    attribuisce permanenza agli oggetti fintantochè riesce a seguirli e a ritrovarli con movimenti

    semplici. Il fanciullo non concepisce il loro movimento come indipendente dalla propria attività,

    continua a cercare nel punto in cui ha visto sparire l’oggetto, convinto che resti a sua “disposizione”,

    dipendente dalle sue azioni.

    Tra i quattro e i sei mesi inizia ad esplorare il luogo in cui l’oggetto è sparito anche se lontano dal

    proprio campo visivo. Ricerca con le mani il mobile che non raggiunge con lo sguardo. Non si tratta

    però di una vera ricerca in senso attivo, in quanto il bambino si limita a tendere

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  • Fabio
    Lv 5
    1 decennio fa

    ma scusa, su internet non trovi nulla? inlibreria i libri non li trovi?

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  • 1 decennio fa

    visione egocentrica della realtà, presenza di un pensiero basato su animismo e finalismo. fasi di sviluppo: senso motorio(0 3 anni) preoperatorio( 3 7 anni) operatorio( 7 11 anni) e pensiero formale( oltre gli 11)

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