Anonimo
Anonimo ha chiesto in Società e cultureSocietà e culture - Altro · 1 decennio fa

Ma Totò era un massone?

Ho letto su wikipedia che Totò faceva parte di una loggia a napoli e poi una a roma da lui stessa creata! Sapete dirmi qualcosa?

1 risposta

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  • guru
    Lv 7
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    Il 21 aprile 1967 la Loggia Fulgor Artis annunciava dalle pagine del "Tempo" di Roma la scomparsa di Sua Altezza Imperiale Antonio Porfirogenito della stirpe dei Focas Angelo Flavio Ducas Comneno Bisanzio, principe di Cilicia, di Macedonia, di Dardania, di Tessaglia, del Ponto, di Moldava, di Illiria, del Peloponneso, duca di Cipro e di Epiro, conte e duca di Drivasto e Durazzo, in arte Totò. Difficile riuscire a ripercorrere le tappe dell’iniziazione di Totò alla Massoneria, certo è che i documenti attestano la presenza di Antonio de Curtis a metà del 1945 come Fratello di 18° in una Loggia napoletana detta Fulgor e, qualche mese dopo, in ottobre, compare come Maestro Venerabile 30° nella Fulgor Artis di Roma, all’Obbedienza della Federazione Massonica Uni-versale del Rito Scozzese Antico ed Accettato… In taluni casi (come per esempio ricorda Giordano Gamberini) si parla di un’Officina promossa e fondata dal principe come Ars et Labor, ma non è possibile stabilire se essa fosse altra Loggia o se si fuse o confuse con la Fulgor Artis. La sua affiliazione viene fatta risalire al 1944, nella Loggia Palingenesi. Ma quelli, dopo le furie fasciste e la clandestinità, erano anni di grande confusione, e le Officine avevano ripreso i lavori in modo libero e spontaneo, prima dei riconoscimenti formali. Comunque, in breve tempo egli fondò a Roma una Loggia dal significativo nome Fulgor Artis, di cui probabilmente ricoprì sempre la carica di Maestro Venerabile e che riuniva vari attori di cinema e teatro… Il principe Antonio de Curtis, un Fratello che avrebbe potuto senza difficoltà acquisire il 33° del Rito Scozzese, che avrebbe potuto arrivare cioè a far parte delle alte sfere della gerarchia massonica, nel Supremo Consiglio per la gestione del Rito, si fermò al 30° grado… Nel 1998, anniversario dei cento anni della nascita di Totò (15 Febbraio 1898) l’invito dell’allora Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Virgilio Gaito al Sindaco di Napoli, Antonio Bassolino, perché nell’occasione si ricordasse non solo l’attore ma anche il Fratello, suscitò sconcerto e scatenato repliche indignate: come immaginarsi Totò con indosso il grembiulino, a compiere rituali sotto l’egida di squadra e compasso! (cfr. "La Repubblica", 15 febbraio 1998). Luciano De Crescenzo gridò allo scandalo. Renzo Arbore, invece, giustamente replicò:"Credo che Totò avesse molto forte il sentimento della solidarietà ed era in questo senso massone. [ ... ] Totò aveva queste due anime. Una voleva elevarsi, affrancarsi dal personaggio. Potrebbe aver visto questa strada, entrare a far parte di un club di persone rette e giuste, un modo, appunto, di esprimere la sua voglia di andare incontro al prossimo" […] Sulla carriera di Totò, sappiamo tutto, tutte le curiosità e tutti gli aneddoti, ma la presenza di Totò in Massoneria è stato un "segreto", nessuno fino ad ora ne aveva mai parlato pubblicamente [...] Evidentemente il principe de Curtis aveva pienamente aderito ai giuramenti degli antichi rituali, per i quali la Massoneria è essa stessa il "segreto": "V’è qualche cosa di comune fra voi e me?" — recitano — "Sì, Venerabile Maestro", "E che cosa è, fratello mio?", "Un segreto", "E quale è?", "La Massoneria". E l’ingresso ai segreti dei massoni è nascosto, come si apprende da altro rituale, "nel cuore, in cui sono racchiusi tutti i segreti dell’Ordine"[…] Il secondo dopoguerra segna, con l’adesione alla Massoneria, una svolta nella vita di Antonio. Il giornalista Alessandro Ferraù, che scrisse una biografia di Totò già nel 1941, ha voluto sottilmente o ingenuamente segnare questo passaggio attraverso una piccola ma significativa dedica. Nel 1941 Totò gli regalò una foto e nel 1967 un volume di ‘A livella entrambe con la stessa dedica ma nella seconda «aveva inserito al posto di ‘carissimo Direttore’, la frase ‘al mio carissimo e fraterno amico’». Tutto gira, dunque, attorno a quella poesia, origine e fulcro della sua iniziazione, i cui primi versi sono apparsi nel 1953, in appendice al libro Siamo uomini o caporali? Un inno alla livella (dal lat. libella, bilancia), all’orizzontalità perfetta, alla Grande Eguagliatrice.

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