Il sito di Yahoo Answers verrà chiuso il 4 maggio 2021 (ora della costa est degli USA) e dal 20 aprile 2021 (ora della costa est degli USA) sarà in modalità di sola lettura. Non verranno apportate modifiche ad altre proprietà o servizi di Yahoo o al tuo account Yahoo. Puoi trovare maggiori informazioni sulla chiusura di Yahoo Answers e su come scaricare i tuoi dati in questa pagina di aiuto.

Tesina Sogno aiutooo?

Ragazzi io agli esami porto la tesina Sul sogno come realizzazione di un desiderio e un aspirazione ... e quindi sul concetto se l'uomo può realizzare i proprio sogni..

GEO : porto LO SBARCO SULLA LUNA : IL SOGNO DELL'UMANITà K SI AVVERA

STORIA : I HAVE A DREAM : DA MARTIN LUTHER KING A OBAMA... IL SOGNO DELLA PARITà DEI DIRITTI SI è REALIZZATO?

FILOSOFIA : FREUD E L'INTERPETRAZIONE DEI SOGNI

ARTE: DALì: L'ARTISTA SOGNATORE

Ma poi.. iTALIANO?? k posso collegare?? la prof mi ha detto k svevo è trpp scontato.. e nn va bene x l'argomento della mia tesina.. mi ha suggerito Pirandello o Montale.. xò x k concetti? k dite voi?

Poi inoltre voglio collegare pure Inglese.. cosa posso mettere?? Joyce mi hanno detto k va un pò fuori tema!

Aiutatemi ragazzi!! Grazieee ;)

3 risposte

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    Potresti portare questa poesia di montale:Il sogno del prigioniero

    e farne un po' la critica...è un po' tirata come cosa...ti aggiungo una critica in fondo che si rifà all'apartheid. Inglese Shakespeare con sogno di una notte di mezza estate? Non so, facci sapere cosa sceglierai.

    Albe e notti qui variano per pochi segni.

    Il zigzag degli storni sui battifredi

    nei giorni di battaglia, mie sole ali,

    un filo d'aria polare,

    l'occhio del capoguardia dello spioncino,

    crac di noci schiacciate, un oleoso

    sfrigolio dalle cave, girarrosti

    veri o supposti - ma la paglia é oro,

    la lanterna vinosa é focolare

    se dormendo mi credo ai tuoi piedi.

    La purga dura da sempre, senza un perché.

    Dicono che chi abiura e sottoscrive

    puo salvarsi da questo sterminio d'oche ;

    che chi obiurga se stesso, ma tradisce

    e vende carne d'altri, affera il mestolo

    anzi che terminare nel patée

    destinato agl'Iddii pestilenziali.

    Tardo di mente, piagato

    dal pungente giaciglio mi sono fuso

    col volo della tarma che la mia suola

    sfarina sull'impiantito,

    coi kimoni cangianti delle luci

    scironate all'aurora dai torrioni,

    ho annusato nel vento il bruciaticcio

    dei buccellati dai forni,

    mi son guardato attorno, ho suscitato

    iridi su orizzonti di ragnateli

    e petali sui tralicci delle inferriate,

    mi sono alzato, sono ricaduto

    nel fondo dove il secolo e il minuto -

    e i colpi si ripetono ed i passi,

    e ancora ignoro se saro al festino

    farcitore o farcito. L'attesa é lunga,

    il mio sogno di te non e finito.

    RECENSIONE / Il sogno del prigioniero

    Siamo a Robben Island, l’isoletta sudafricana utilizzata come luogo di segregazione e prigionia sin dal XVII secolo, tristemente nota per essere diventata negli anni dell’apartheid l’atroce residenza di chi contestava il regime. Potremmo tuttavia trovarci in qualsiasi punto della Storia, in qualsiasi luogo del mondo in cui un governo violento e intollerante prenda il potere e si eserciti a giocare con i diritti e la dignità degli uomini. L’isola è un dramma sulla discriminazione, sull’esilio, sulla prigionia politica nel Sudafrica dell’apartheid, ma diventa universale nel momento in cui dirige uno sguardo acutissimo negli angoli in cui la libertà negata si fa libertà rivendicata e prende forme e colori insperati.

    Opera di Athol Fugard, il maggiore drammaturgo sudafricano, autore di drammi delicati e di grande potenza espressiva, L’isola appartiene ai cosiddetti “statement plays”, scritti nei primi anni Settanta. In quegli anni Fugard lavora a stretto contatto con John Kani e Winston Nshtona, attori della compagnia dei Serpent Players, studiando a fondo le potenzialità drammaturgiche dell’improvvisazione. I testi composti nel corso di queste feconde esperienze possiedono nella forma una freschezza rara e la leggerezza ideale per veicolare le violente critiche dirette alle leggi dell’apartheid, conservando l’immediatezza della creazione estemporanea e guidando la recitazione verso una sincerità che s’abbatte sul pubblico con una forza prorompente.

    Sincera è infatti la messa in scena de L’isola diretta da Marta Gilmore, sincera nella semplicità dei mezzi espressivi, sincera nei gesti e nei toni degli attori, sincera negli intenti. Isola Teatro nasce nel 2004 con la regia di questo testo, da cui prende il nome facendone il manifesto della propria poetica: «La compagnia si propone di portare avanti un percorso di ricerca teatrale che utilizzi le metodologie, i contenuti e i testi del teatro contemporaneo mondiale, mantenendo al contempo un dialogo vitale con i classici della letteratura, della poesia e del teatro, con i fantasmi della memoria collettiva ed individuale, e con l’intima e inesauribile domanda di dignità che la storia di ogni essere umano porta con sé».

    L’azione comincia con una corsa a perdifiato a segnare un cerchio, poi un altro e un altro ancora. Si corre fino allo sfinimento intorno al nucleo dell’azione, intorno alla pedana rialzata che è la cella del carcere, che è l’isola, la prigione. Stiamo per assistere a un frammento della vita di John e Winston, compagni di cella, stiamo per osservare la loro vita di prigionieri, umiliante e dolorosa. Le loro esistenze sono state appaiate per caso, per caso sono essi stati destinati alla convivenza, allo scambio di ricordi e pensieri. Oscar De Summa e Armando Iovino prestano il corpo e la voce ai reclusi, delineando i tratti di un amicizia autentica e disperata che si scontra con le pareti ristrette della stanza, urtando senza posa contro le ingiustizie dello Stato e contro i confini della propria libertà.

    Eppure, nello smarrimento dell’esilio, John trova il modo di riscattare la propria condizione, coinvolgendo Winston in un progetto che ha il sapore di una grande metafora. L’Antigone di Sofocle, messa in scena dai due detenuti, diventa un inno alla libertà in cui la recita nella recita si rivolge «ad un pubblico immaginario di detenuti e secondini, coinvolgendo loro e noi in una rappresentazione del p

  • Ruth
    Lv 5
    1 decennio fa

    inglese puoi portare virginia woolf che si collega con la psicoanalisi (stream of consciousness)oppure the rime of the ancient mariner di coleridge e la belle dame sans mercy di kids. italiano la coscienza di zeno, oppure novalis e hoffman

  • 1 decennio fa

    per italiano a me viene in mente il sogno di ritornare ai luoghi d'infanzia. quindi ce ne sarebbero di autori, La luna e i falò di Pavese, la sicilia di "conversazione in sicilia" di Vittorini..andando indietro Foscolo, Dante,ecc ecc è anche un tema dato all'esame di stato qualche anno fa

Altre domande? Fai una domanda e ottieni le risposte che cerchi.