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chi ha o sa il riassunto del "il bambino con il pigiama a righe"?

aiuto...mi serve urgentemente..e se sapete mi servirebbe anche il nome dei protagonisti...il ruolo che hanno nella vicenda..nome dei personaggi secondari...il ruolo che hanno nella vicenda...e il genere del libro...

è urgente! grz in anticipo!

5 risposte

Classificazione
  • euroi2
    Lv 6
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    Nel 1942, Bruno è un bambino curioso di otto anni, figlio di un comandante nazista di un campo di sterminio. Dopo aver vissuto in un palazzo di Berlino, il padre padrone decide che tutta la famiglia si dovrà trasferire ad Auschwitz (luogo di cui Bruno non riesce a pronunciare il nome). Confuso e arrabbiato per la sua nuova casa, Bruno passa il suo tempo chiuso nella sua stanza, senza amici con cui giocare e senza compiere esplorazioni, che sono la sua grande passione. Dalla finestra della sua camera da letto, Bruno vede delle persone all'interno di un recinto con addosso un pigiama a strisce, egli non sa che sono ebrei rinchiusi in un lager.

    Un pomeriggio Bruno si avventura alla scoperta degli uomini in pigiama, arrivato al recinto di filo spinato fa la conoscenza di Shmuel, un bambino ebreo dall'altro lato della rete. Tra i due bambini inizia un'amicizia fatta di viste quotidiane e chiacchierate, ma i litigi fra il padre e la madre sul nazismo e sui campi di concentramento inducono il padre a costringerli a trasferirsi dalla zia Lotte. Il bambino si reca un'ultima volta al recinto per comunicare al suo giovane amico della partenza. A quel punto viene a conoscenza che il padre del bambino è scomparso e decide di aiutarlo a ritrovarlo. Si veste con i vestiti a righe dei prigionieri dei lager e insieme vanno a cercare il padre. Mentre lo cercano, viene dato l'ordine di uccidere tutti nelle camere a gas, Bruno e Shmuel finiscono nelle camere a gas e, come lasciano intendere le riprese, muoiono.

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  • 1 decennio fa

    Protagonista del romanzo è Bruno, un bambino di nove anni: vive a Berlino, in una grande casa con mamma, papà e sorella maggiore. D’improvviso la famiglia deve trasferirsi. Siamo in Germania nel 1942. La nuova casa è triste e isolata: una villetta in mezzo alla campagna in vicinanza di una interminabile recinzione di rete metallica, all’interno della quale si vedono costruzioni in mattoni rossi fra i quali svetta un altissimo camino.

    Il papà di Bruno è comandante di un campo di sterminio, ma il bambino non sa di cosa si tratta, non capisce perché deve vivere in un posto che non gli piace, non accetta di non avere amici. Un giorno, dietro la recinzione, trova un bambino, Shmuel (Samuel in polacco), molto magro, vestito con un pigiama a righe: è l’unico essere vivente della sua stessa età e riesce a fare amicizia con lui, sempre diviso dalle maglie della rete.

    Il romanzo risente di una costruzione narrativa spesso molto costruita. I due bambini hanno nove anni: possibile che Shmuel non spieghi all’amico cosa accade nel campo di sterminio e che Bruno continui a credere che si tratti di una comunità umana non diversa da quelle normali dei paesi e delle città? Le vicende risentono di una forzatura non sempre accettabile.

    Probabilmente un giovane lettore non si accorge di certe contraddizioni nello sviluppo della vicenda ed è corretto e doveroso che l’adulto glielo faccia notare. Se l’ambientazione del libro è quella dei campi di sterminio nazisti, tre temi risultano: l’amicizia fra i due bambini che, pur con le contraddizioni sopra accennate, assume un forte significato emotivo; l’obbedienza del protagonista e della famiglia al padre, per la quale non viene mai messa in discussione la sua terribile attività e le conseguenze che moglie e figli devono sopportare; il modo sbagliato del metodo educativo di genitori che pensano soltanto a se stessi.

    Nel libro, il campo di sterminio viene chiamato Auscit anziché Auschwitz perché Bruno non sa pronunciare un nome tanto difficile. Sulla vita e le vicende del padre alto ufficiale, incombe la figura del Grande Capo chiamato “il Furio” invece che il Fürher, come invece è il suo vero nome. Forse giochi del genere potevano essere evitati. Ma insisto: un libro come questo suscita un’infinità di problemi, ma è difficile ignorarlo.

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  • Anonimo
    1 decennio fa

    E’ l’ingenuità di un bambino che questa volta fa da sfondo a uno degli orrori più grandi che ha macchiato irreversibilmente la storia dell’uomo: lo sterminio degli ebrei. “Il bambino con il pigiama a righe”, film tratto dal romanzo omonimo di John Boyne, è un film che si commenta da solo. E’ duro, secco. Non lascia spazio alla fantasia, racconta solo le cose come stanno. Strazia chi lo guarda, fa chiedere ancora una volta perché sia potuto accadere. Mi ha lasciata senza parole, triste e sconvolta. Infatti secondo me è un film terribilmente brutale, anche se allo stesso tempo molto delicato. Il suo scopo è quello di raccontare e rivivere l’orrore dei campi di concentramento. In più aggiunge un ingrediente, che rende il racconto più coinvolgente: l’amicizia. E non è la solita amicizia tra due adulti: la storia questa volta è narrata dagli occhi innocui di due bambini. Il film ha inoltre un finale a sorpresa che distrugge tutto il piccolo fondo di speranza creatosi nelle ultime scene.

    Bruno, il protagonista della storia, è un bambino tedesco di otto anni dagli splendidi occhi azzurri, che ha un solo desiderio, quello di tutti i bambini: giocare. Ama molto i libri, ma soprattutto quelli di avventura, e rimane addolorato quando suo padre, un soldato nazista, lo porta via dalla sua casa per andare a vivere in campagna. Bruno non sa esattamente il perché, gli hanno detto solo che era per motivi di lavoro, si trattava di una promozione. E lui si fidava. La nuova casa era un’enorme villa bianca circondata da un giardino sorvegliato da soldati. Bruno però non è contento, perché gli proibiscono di uscire, impedendo così di “esplorare”, il gioco che preferiva e che a Berlino faceva sempre con i suoi migliori amici. Da subito però, affacciandosi dalla finestra della sua camera, si rende conto di non essere solo in quel posto: un grande filo di ferro recintava un rettangolo all’interno del quale si trovavano tante persone “strane”. Bruno è curioso, e subito chiede alla madre se può andarli a trovare. Dapprima la madre non ci trova nulla di male, ma lo stesso giorno uno di quegli “strani” omini entra in casa, portando un sacco di patate. E allora la madre capisce. Corre da suo marito, chiedendo come mai fosse arrivato uno di quelli. La “fattoria”, (così Bruno aveva definito ciò che vedeva dalla finestra), era molto vicina, troppo. Da allora la mamma controlla il bambino incessantemente, è terrorizzata del fatto che il figlio possa uscire per andare a conoscere le persone al di là della rete. Ma l’inconsapevolezza di Bruno è una forte curiosità, è pura ingenuità. Ma d’altronde cosa altro si poteva pretendere da un bambino di otto anni? Bruno decide quindi di scappare per qualche ora durante l’assenza dei genitori. In questo breve tempo conosce Shmuel, un altro bambino, soltanto un po’ “diverso”. Shmuel infatti è magro e pallido e indossa sempre lo stesso vestito: un pigiama a righe bianche e blu. Bruno non ha dubbi: si tratta di un gioco, e invano Shmuel in maniera vaga e imprecisa cerca di dirgli che non è affatto un gioco. “Non dovremmo essere amici, tu ed io”. E’ questo che dice Bruno a Shmuel, dopo aver parlato con i genitori, anche se disubbidendo il bambino inizia a scappare tutti i giorni da casa e a stringere amicizia con Shmuel. Contemporaneamente, in casa di Bruno nascono seri problemi: la madre, comincia a rendersi conto degli orrori che avvenivano nel campo, scopre delle ciminiere, piange tutta la notte per l’orribile morte di Pavel, l’ebreo che li aiutava in casa, picchiato a sangue. Mentre la moglie soffre così, il padre di Bruno continua il suo lavoro in maniera fredda e spietata, disumana come tutto

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  • 1 decennio fa

    Bruno è un tranquillo ragazzo di otto anni figlio di un ufficiale nazista, la cui promozione porta la famiglia a trasferirsi dalla loro comoda casa di Berlino in un’area desolata in cui questo ragazzino solitario non trova nulla da fare e nessuno con cui giocare. Decisamente annoiato e spinto dalla curiosità, Bruno ignora le continue indicazioni della madre, che gli proibisce di esplorare il giardino posteriore e si dirige verso la ‘fattoria’ che ha visto nelle vicinanze. Lì, incontra Shmuel, un ragazzo della sua età che vive un’esistenza parallela e differente dall’altra parte del filo spinato. L’incontro di Bruno col ragazzo dal pigiama a strisce lo porta dall’innocenza a una consapevolezza maggiore del mondo degli adulti che li circonda, mentre gli incontri con Shmuel si trasformano in un’amicizia dalle conseguenze terribili.

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  • Anonimo
    1 decennio fa

    ciao io ho visto il film a scuola...

    ora ti rakkonto:

    Bruno è un tranquillo ragazzo di otto anni figlio di un ufficiale nazista, la cui promozione porta la famiglia a trasferirsi dalla loro comoda casa di Berlino in un’area desolata in cui questo ragazzino solitario non trova nulla da fare e nessuno con cui giocare. Decisamente annoiato e spinto dalla curiosità, Bruno ignora le continue indicazioni della madre, che gli proibisce di esplorare il giardino posteriore e si dirige verso la ‘fattoria’ che ha visto nelle vicinanze. Lì, incontra Shmuel, un ragazzo della sua età che vive un’esistenza parallela e differente dall’altra parte del filo spinato. L’incontro di Bruno col ragazzo dal pigiama a strisce lo porta dall’innocenza a una consapevolezza maggiore del mondo degli adulti che li circonda, mentre gli incontri con Shmuel si trasformano in un’amicizia dalle conseguenze terribili.

    il ruolo ke il bamibino ha nella vicenda è quello di un ragazzino che nn sa neanke ks sia la guerra, mentre sua sorella n fa altro ke appendere poster di hitler dappertutto.

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