? ha chiesto in Arte e culturaPoesia · 1 decennio fa

Chi mi aiuta perfavore 10 punti...PARAFRASI?

mi serve la parafrasi della poesia "un inno alla macchina" del poema maia di gabielle d'annunzio

O Macchinatore, e una stirpe

di ferro, una sorta di schiavi

foggiata nella sostanza

lucente de' clìpei dell'aste

degli schinieri, una serva

moltitudine di Giganti

impigri obbedisce ai fanciulli

e alle femmine, meglio

che su triere veloce

al celeùste la ciurma

unta di olio d'oliva.

E non il flauto né il canto

regola il moto con ritmo

eguale; ma una potenza

che non falla, simile al sano

cuore nel petto dell'uomo,

pulsa in quelle ossature

polite e circola in ogni

membro con giro iterato

accelerando il lavoro.

Gran fremito scuote le case.

M'odi. Il gesto del paziente

ilota, che trita la spelta

o il latte agita nel secchio

o scardassa le lane,

s'immilla ne' ferrei bracci

nelle ruote dentate

ne' lunghi cuoi serpentini

che per girevoli dischi

trascorrono propagando

l'impulso ai congegni sottili

onde l'informe sostanza

esce trasfigurata

come da industria sagace

d'innumerevoli dita.

O Erme, i telai della lidia

Aracne diurni e notturni,

ove come rondini argute

volavan le spole,

travagliano senza canzone

di vergine e senza lucerna,

soli in ordin lungo strependo.

Il sudore d'Efèsto

su la piastra imposta all'incude

profuso, è ormai vano

o Erme, ché nelle fucine,

come la man puerile

incide la tenera canna

o divide le fibre

del cortice lieve, l'ordigno

facile taglia distende

assottiglia fóra contorce

per mille guise il metallo

ammassato in solidi pani.

Odimi, o Inventore.

E i magli, i magli più vasti

delle rupi che il lacertoso

Ciclope scagliò contra Ulisse

tuo caro, invisibile pugno

solleva e precipita in ritmo

agevolmente come

il fanciullo manda e ribatte

volubile palla per gioco.

3 risposte

Classificazione
  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    " O Macchinatore (si riferisce ad Ermete, un dio del mito greco considerato l’inventore di molti strumenti: il poeta si rivolge a lui come se sua fosse l’invenzione della macchina), i pezzi meccanici che compongono la macchina, simili a una razza di uomini fatti di ferro, come schiavi creati con la stessa materia di cui sono fatte le lance (aste), gli scudi (clipei), le gambiere (schinieri) (sono tutte armi usate dai soldati antichi), come una moltitudine di Giganti schiavi (i Giganti erano esseri mitologici, figli del Cielo e della Terra, che furono incatenati negli inferi per essersi ribellati agli dei) che non si fermano mai (impigri), obbediscono ai comandi anche delle donne e dei ragazzi (cioè la macchina lavora senza mai stancarsi, fa un lavoro equivalente a quello di creature soprannaturali, come i giganti, e può essere comandata anche da persone che non hanno una grande forza, come donne e bambini), meglio di quanto su una veloce trireme (triere; la trireme era una nave da guerra utilizzata nell'antica Grecia) la squadra dei rematori (ciurma), unti di olio, obbediva al comandante (celeuste: era quello che batteva il tempo per i rematori).

    Ma per la macchina non c'è nè un flauto nè un canto che ne regola il movimento con un ritmo regolare: c'è una forza che non sbaglia (falla), come il cuore nel petto di un uomo sano (che batte in modo regolare), che agisce nei pezzi levigati della macchina (ossature polite), e si muove in ogni ingranaggio (circola in ogni membro), con un movimento circolare (giro) ripetuto (iterato), rendendo più veloce il lavoro da fare. Una forte vibrazione (gran fremito) fa tremare gli edifici (case) in cui si trova la macchina.

    Ascoltami. Il gesto dello schiavo (ilota: così erano chiamati gli schiavi nell'antica Sparta) paziente, che spezzetta il farro (spelta) o gira il latte nel secchio, o pettina (scardassa) la lana, viene ripetuto mille volte (s'immilla: cioè, tutti i lavori che prima dovevano fare gli uomini con pazienza, ora la macchina riesce a farli per mille volte in molto meno tempo) nei bracci di ferro e negli ingranaggi (ruote dentate) della macchina, nelle cinghie di cuoio lunghe e contorte come serpenti (serpentine) che scorrono su dischi girevoli trasmettendo il movimento (propagando l'impulso) ai congegni raffinati, da cui la materia, che prima non aveva forma, esce trasformata, come dal lavoro accorto (industria sagace) di moltissime mani (innumerevoli dita).

    O Ermete, i telai, che un tempo erano manovrati da Aracne (nella mitologia greca era una ragazza abile tessitrice) della Lidia (era una regione dell’Asia Minore), che funzionavano di giorno e di notte (diurni e notturni, perché la ragazza tesseva sempre), sui quali le spole (erano parti mobili del telaio che si spostavano continuamente da un lato all’altro per intrecciare i fili e fare la tela) si muovevano veloci (volavano) facendo un rumore acuto come il verso delle rondini (come rondini argute), ora lavorano senza la canzone di una ragazza (vergin: le ragazze di solito cantavano quando lavoravano al telaio: è una scena che si trova spesso nei poemi di Omero), e senza una lampada (lucerna) che faccia luce (cioè, la macchina è capace di lavorare da sola), da soli, facendo rumore (strependo) disposti in lunga fila (in ordin lungo).

    Il sudore (cioè la fatica) di Efesto (nella mitologia era un dio fabbro), versato sulla piastra di ferro messa (imposta) sull’incudine, è ormai inutile (vano: vuole dire che il lavoro fatto con le mani è ora inutile perché c’è la macchina), o Ermete, perché nelle fucine (dove si lavorano i matelli) la macchina (ordigno) facilmente taglia, stende, assottiglia, fora, piega il metallo che è ammucchiato (ammassato) in duri blocchi (solidi pani).

    Ascoltami Inventore! (si rivolge sempre a Ermete). Gli stampi della macchina (magli, che servono a dare forma al metallo), più grandi dei macigni che il Ciclope Polifemo gettò contro la nave di Ulisse (si riferisce a un episodio dell’Odissea), eroe che a te era caro (Ulisse era caro ad Ermete perché era astuto come questo dio), un pugno invisibile li solleva e li abbassa facilmente, come un bambino nel gioco palleggia (manda e ribatte) la palla che gira (volubile). "

    Ecco la parafrasi, spero ti sia d'aiuto! 10 punti, grazie!

    Fonte/i: io
  • 1 decennio fa

    O Macchinatore, e una stirpe

    di ferro, una sorta di schiavi

    foggiata nella sostanza

    lucente de' clìpei dell'aste

    degli schinieri, una serva

    moltitudine di Giganti

    impigri obbedisce ai fanciulli

    e alle femmine, meglio

    che su triere veloce

    al celeùste la ciurma

    unta di olio d'oliva.

    E non il flauto né il canto

    regola il moto con ritmo

    eguale; ma una potenza

    che non falla, simile al sano

    cuore nel petto dell'uomo,

    pulsa in quelle ossature

    polite e circola in ogni

    membro con giro iterato

    accelerando il lavoro.

    Gran fremito scuote le case.

    M'odi. Il gesto del paziente

    ilota, che trita la spelta

    o il latte agita nel secchio

    o scardassa le lane,

    s'immilla ne' ferrei bracci

    nelle ruote dentate

    ne' lunghi cuoi serpentini

    che per girevoli dischi

    trascorrono propagando

    l'impulso ai congegni sottili

    onde l'informe sostanza

    esce trasfigurata

    come da industria sagace

    d'innumerevoli dita.

    O Erme, i telai della lidia

    Aracne diurni e notturni,

    ove come rondini argute

    volavan le spole,

    travagliano senza canzone

    di vergine e senza lucerna,

    soli in ordin lungo strependo.

    Il sudore d'Efèsto

    su la piastra imposta all'incude

    profuso, è ormai vano

    o Erme, ché nelle fucine,

    come la man puerile

    incide la tenera canna

    o divide le fibre

    del cortice lieve, l'ordigno

    facile taglia distende

    assottiglia fóra contorce

    per mille guise il metallo

    ammassato in solidi pani.

    Odimi, o Inventore.

    E i magli, i magli più vasti

    delle rupi che il lacertoso

    Ciclope scagliò contra Ulisse

    tuo caro, invisibile pugno

    solleva e precipita in ritmo

    agevolmente come

    il fanciullo manda e ribatte

    volubile palla per gioco.

  • 1 decennio fa

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