Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneEducazione - Altro · 1 decennio fa

mi potete spiegare le leve??grz?

domani ho un esame sulle leve mi potete spiegare le leve e la teoria di mendel????grazie 1000 in anticipo!! 10 pt al migliore!

3 risposte

Classificazione
  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    Le Leve

    Leva (fisica)

    Una leva è una macchina semplice che trasforma il movimento.

    Essa è composta da due bracci solidali fra loro (che ruotano cioè dello stesso angolo e con la stessa velocità angolare) incernierati per una estremità ad un fulcro, attorno al quale sono liberi di ruotare.

    I bracci di una leva sono anche indicati con i termini di braccio-potenza (P) e braccio-resistenza (R); il primo è il braccio al quale bisogna applicare una forza per equilibrare la forza resistiva applicata al braccio della resistenza.

    Condizione di equilibrio

    La condizione di equilibrio nella leva è la consueta condizione di equilibrio alla rotazione: la somma dei momenti delle forze ad essa applicate deve essere uguale a zero; poiché nella leva l'asse di rotazione è fisso e sono applicate solo due forze, è sufficiente uguagliare i moduli dei momenti:

    ,

    dove:

    · , è la forza applicata all'estremità del braccio b1 (che farebbe ruotare la leva in un dato verso);

    · è la forza applicata all'estremità del braccio b2 (che farebbe invece ruotare la leva nel verso opposto).

    Segue , ovvero il braccio e la forza su di esso applicata sono inversamente proporzionali.

    Vantaggio meccanico

    Dalla condizione di equilibrio segue che imprimendo all'estremità del braccio lungo della leva un movimento con una determinata forza, l'estremità del suo braccio corto si muoverà con una forza moltiplicata di un fattore b1/b2, anche se percorrerà un cammino ridotto dello stesso fattore, e viceversa se l'azione viene invece compiuta sul braccio corto. Il rapporto tra le dimensioni dei bracci determina quindi il rapporto tra forza resistiva e forza da applicare.

    Classificazione delle leve

    Tipi di leve: in alto una leva del primo tipo, in basso una del terzo

    In base al rapporto tra forza resistiva e forza applicata le leve si distinguono in:

    · vantaggiose: se la forza applicata è minore della forza resistiva, ovvero il braccio-resistenza è più corto del braccio-potenza;

    · svantaggiose: se la forza applicata è maggiore della forza resistiva, ovvero il braccio-resistenza è più lungo del braccio-potenza;

    · indifferenti: se la forza applicata è uguale alla forza resistiva, ovvero il braccio-resistenza è uguale al braccio-potenza;

    In base alla posizione reciproca del fulcro e delle forze le leve si distinguono in:

    · leve di primo tipo: il fulcro si trova tra le due forze; possono essere vantaggiose, svantaggiose o indifferenti;

    · leve di secondo tipo: la forza resistiva si trova tra fulcro e forza applicata; sono sempre vantaggiose;

    · leve di terzo tipo: la forza applicata si trova tra fulcro e forza resistiva; sono sempre svantaggiose.

    Esempi di leve

    La tabella seguente riporta alcuni semplici esempi di leve, indicando il fulcro, i punti di aplicazione delle forze, il tipo di leva.

    Leva

    Fulcro

    Forza resistiva

    Forza applicata

    Tipo

    Forbici

    Punto di taglio

    Oggetto da tagliare

    Impugnatura

    I

    Remo

    Contatto tra remo e acqua

    Scalmo

    Manico

    II

    Carriola

    Asse della ruota

    Peso da trasportare

    Manici

    II

    Braccio umano

    Gomito

    Mano

    Muscoli del braccio

    III

    la teoria di mendel

    La Genetica oggi si presenta come una disciplina dai molti volti.

    È fonte di grandi speranze, soprattutto in campo medico: dalla terapia genica ci si aspettano soluzioni

    definitive per molte malattie ereditarie e forse anche i primi passi decisivi nella lotta contro il cancro.

    D'altra parte proprio attorno alla Genetica si annodano alcune delle più acute sfide etiche delle scienze

    contemporanee: le tecniche di ingegneria genetica e la possibilità, purtroppo non solo teorica, di

    manipolazioni sugli embrioni umani, ripropongono a ricercatori, medici, legislatori e politici alcuni

    interrogativi profondi sulla natura dell'uomo e sul senso dell'esistenza.

    È utile allora riandare alle origini di questa scienza relativamente giovane.

    E alle origini troviamo la figura e l'opera di un monaco, l'abate Gregor Mendel, un agostiniano della

    Slesia, autore «della più grande scoperta scientifica nel campo della biologia degli ultimi 500 anni» ma

    ignorato per 40 anni dalla scienza ufficiale. Un personaggio schivo e umile che non poteva certo

    immaginare le dirompenti conseguenze applicative dei suoi esperimenti; anche se era ben consapevole di

    aver compiuto un notevole passo avanti nella conoscenza della natura.

    Soprattutto Mendel aveva chiari alcuni principi fondamentali su cosa fosse la ricerca scientifica, sui suoi

    rapporti con l'etica e con la fede; principi che, se adottati anche oggi farebbero assumere alla Genetica

    una ben diversa fisionomia.

    Il contesto in cui operò Mendel

    L'opera di Mendel si innesta su un problema affrontato fin dall'antichità e di grande importanza per la

    civiltà dei contadini e allevatori: la trasmissione dei caratteri ereditari.

    Fino agli inizi dell'800 era rima

    Fonte/i: spero di esserti stata d'aiuto
  • Anonimo
    1 decennio fa

    vai su wikipedia ciao

  • Anonimo
    1 decennio fa

    Leggi di Mendel Principi della trasmissione dei caratteri ereditari, formulati nel 1865 dal monaco e biologo Gregor Mendel in base ai risultati dei suoi esperimenti sulle piante di pisello. In uno di questi esperimenti Mendel incrociò due linee pure, di cui una alta e una nana, ottenendo una discendenza ibrida identica alla linea parentale alta e non, come uno potrebbe aspettarsi, con caratteristiche intermedie fra la pianta alta e quella nana. Per spiegare quanto osservato, Mendel ipotizzò l'esistenza di due unità ereditarie distinte (oggi chiamate geni), responsabili del carattere alto (A) e nano (a) delle piante, la prima dominante e quindi apparente, la seconda recessiva e quindi mascherata dalla prima.

    La prima legge di Mendel, o principio della segregazione, afferma che i caratteri ereditari sono determinati da fattori interni presenti in coppie. Durante la formazione dei gameti (uova o spermatozoi), questi fattori (ad esempio, A e a) si separano, in modo che ciascun gamete riceva solo uno dei due membri della coppia. Con la fecondazione, i due gameti di origine paterna e materna si uniscono, ereditando entrambi i fattori (ad esempio, A e a). Il primo, dominante, maschera, tuttavia, l'effetto del secondo, recessivo.

    Per confermare questa ipotesi, Mendel proseguì gli esperimenti incrociando fra loro gli individui ottenuti dal primo incrocio, cioè gli ibridi alti (Aa), e trovò che nella seconda generazione il rapporto tra piante alte e basse era di tre a uno. Allora ipotizzò, correttamente, che i fattori formassero coppie AA, Aa, aA e aa e che, a causa della dominanza di A su a, le piante che ereditavano le configurazioni AA, Aa e aA fossero alte, mentre quelle con i fattori aa fossero nane. Proseguendo con gli esperimenti di incrocio, trovò che gli individui AA e aa per autofecondazione producevano due linee pure, rispettivamente alte e nane, mentre il ceppo ibrido Aa o aA di piante alte produceva una discendenza mista di piante alte e nane, nello stesso rapporto di tre a uno già osservato nel secondo incrocio.

    In base a questi risultati Mendel concluse che le unità ereditarie non si mescolano, come credevano i suoi predecessori, ma rimangono invariate da una generazione all'altra. Formulò, così, il suo secondo principio, o legge dell'assortimento indipendente, secondo il quale ciascun fattore ereditario viene ereditato in modo indipendente da qualunque altro. Le leggi di Mendel sono successivamente diventate le basi teoriche dei moderni studi di genetica e, in particolare, dei meccanismi dell'ereditarietà.

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