John
Lv 7
John ha chiesto in Scienze socialiPsicologia · 1 decennio fa

Tutto quanto facciamo, va amato, poiché la “stizza o astio”, annullano il…profitto?

Ho avuta una grande fortuna nella vita; mai un mattino mi sono alzato sbuffando per non volermi applicare in quanto mi aspettava; osservando tanti colleghi che prendevano il lavoro come una routine, mi son reso conto, quanto pesava loro il “travail” di tutti i giorni; la “schiavitù dell’abitudine” quindi, se non c’è, sotto sotto un ideale, toglie smalto al nostro “fare”. Pochi si rendono conto, ma il lavoro contribuisce a creare la nostra identità e se lo facciamo malvolentieri, sgretoliamo da soli il nostro “io”; troviamo quindi il nostro equilibrio, se lavoriamo con impegno, sarà “croce”, a volte pesante, ma anche strada verso il cielo.

Quante volte ci chiediamo su lavoro: “Ma cosa conto io qua?” Da qui il bisogno di identità, in quello che facciamo; e per sopravvivere in qualche maniera, ci inventiamo una realtà diversa…ecco, appena a casa ricorrere subito alla “fiction”, al gossip, per dimenticare quantro prima la giornata di lavoro. Provate da domani ad aiutare un vostro collega di lavoro; e se lo sentite lamentarsi, per gli affetti che in casa non girano come vorrebbe, non esitate a sostenerlo, a invitarlo fuori per una pizza e dargli così la possibilità di sentirsi ascoltato…cambia la vostra stessa vita, ve lo assicuro. Abbiamo delle forze vitali innate che ci spingono verso l’altro, non possiamo ignorarle. Puntare quindi in alto, non in basso con critiche al padrone e rivendicazioni continue, ci si sfascia il fegato; orientare anche gli altri, verso l’amore al lavoro.

Una volta il cantiere era un luogo dove si lavorava e cantava, oggi si sbuffa. Lavorare quindi bene, a chè gli altri stiano meglio e se non lo facciamo con questo intento, il lavoro si trasforma in stress e quindi malattia. Se ti chiedono: “per cosa lavori” e rispondi di primo acchito: “per i soldi”…avrai bisogno degli psicologi più avanti; se non vuoi crescere e raggiungere quell’ideale, ti sfasci il fegato e il lavoro diventa una vera e propria malattia sociale. “Siate degni della fiamma che vi consuma”, (Peguy). A quel punto il lavoro non sarà più un peso, ma una soddisfazione. Qualcuno mi aiuta a spronare i giovani ad amare il lavoro?

Con simpatia, nonno Eugenio.

Aggiornamento:

@ elettra; le conosciamo tutti le difficoltà per entrare e cosa avviene poi nel mondo del lavoro, ma se i guai son quelli da me elencati sopra, uno sforzo per raggiungere l’”ideale”, lo dobbiamo indicare ai giovani o no!

@ UnaVoce; nel mondo del lavoro c’è sempre qualche elemento poco in equilibrio; anche nella nostra stessa casa, sovente ci sono familiari “testoni”, che non riescono a tenere un comportamento degno di una persona umana; mettiamo in risalto il positivo o a forza di parlare di negativo, finiamo, tout court, per cadere nella “trappola” o rete del “disfattista” o pessimista, tesa proprio da chi non riesce a darsi delle regole civili di comportamento; grazie del tuo intervento.

Aggiornamento 2:

@ happy Knight; cara Happy, parte con il piede giusto…la ricordo ancora per la sua arguta e completa risposta, che mi ha trasmesso a proposito della mia domanda sulla “semplicità di vita”. Quel: “non farò dei soldi il mio unico obiettivo di vita” è foriero di grande equilibrio e anche soddisfazioni, che le auguro in quantità.

Aggiornamento 3:

@ Veronique; grazie dell’aiuto cara…giovane ma alquanto matura, vanne fièra; stupendo quel consiglio ai giovani di “estrapolare il meglio dalle cose della vita”; lo so benissimo delle difficoltà che incontrano i giovani. Prima o poi però, di riffa o di raffa come si dice, qualcosa andranno a fare; a quel punto, se sotto sotto non c’è un ideale di vita e valori pregnanti a sostenere, qualunque attività andranno a svolgere, finirà inevitabilmente in una routine alienante e soffocante…ecco il tuo: “il disagio nasce dal dentro”…grazie ancora.

Aggiornamento 4:

@ Rosanna; grazie carissima…che bello quel tuo delicato invito a: “mettere amore in ogni minima cosa che facciamo”; davvero fortunata per il tuo lavoro, ma ben meritato mi pare, per l’impegno e le prove precedenti.

Aggiornamento 5:

@ paoletta; bello cara P. quel paoletta con la “p” minuscola; ti assicuro che inseguendo quell’ideale, non mi son mai sentito come un pesce fuor d’acqua; a dire il vero, per non accettare compromessi, mi son guadagnato una bella depressione in giovanile età, di quelle toste pure. Anche questa però, utilissima, anzi, benvenuta addirittura, perché mi ha aperto gli occhi su tanti aspetti importanti della mia vita, ai quali prima davo poca importanza, come quasi tutti, a onor del vero; ora, a consuntivo, (67 anni) sono fièro di quella ripulsa ai compromessi; altrettanto non possono ahime! affermare, tanti miei amici che avevano fratellanza con i compromessi; “Poenae mora longa”, ha lasciato scritto Publio Ovidio Nasone nelle “Metamorfosi”, oltre duemila anni fa…non sempre alla colpa segue immediatamente la pena, ma presto o tardi verrà…come dargli torto, dopo a quanto abbiamo assistito in Italia negli anni ’90.

Aggiornamento 6:

@ DeNim; “non è un atteggiamento che dipende da loro” affermi nella risposta. E’ vero che spesso il lavoro dei nostri giorni è alienante, per quei ritmi ripetitivi non a misura d’uomo; in definitiva però, il modo con il quale ci rapportiamo col mondo del lavoro è sempre nostro; siamo noi a dover “tirare dalla nostra parte” e quindi far fronte alle condizioni avverse in cui ti troviamo ad operare con animo diverso…cosa dire di quei missionari che si trovano ad agire in nazioni in guerra civile perenne…quanto li muove è un “ideale” che supera ogni difficoltà e da frutti in abbondanza e senza nemmeno lo stipendio come ap”pagamento” per il lavoro fatto; grazie per il saluto.

Aggiornamento 7:

@ Mimì; prendo a spunto: “Non esiste lavoro inutile, se ben disposto a svolgerlo”. Lo so che parlare di lavoro ai nostri tempi, è come toccare un nervo scoperto; vado indietro nel tempo e mi ricordo che era così anche ai miei tempi…allora però tutti accettavano l’apprendistato, che oggi non vuol più fare nessuno…tutti maestri d’arte, appena fuori di scuola. Appena dopo qualche mese, ecco le pretese a farsi avanti con rivendicazioni continue; sono anni che non sento parlare di “Doveri”…sempre e solo diritti, ahime! Ci aspetta un bel futuro, quando i ragazzi di oggi, figli di famiglie in maggior parte disgregate, saliranno a posti di comando.

8 risposte

Classificazione
  • Mimì
    Lv 7
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    Caro Nonno Eugenio,

    il problema del lavoro è essenziale per vivere.Ogni lavoro, anche il più umile,è degno di rispetto,perchè eleva l' uomo tra i "Grandi," tra coloro che si rendono utili alla Società Umana,della quale facciamo parte.

    Una volta si diceva di un giovane:è un parassita,vive alle spalle di chi lo mantiene e non dipende dal lavoro delle sue mani.Ricordiamo S.Paolo nella sua lettera,raccomandava di lavorare e di non pesare su nessuno:-Mangiate del vostro pane.- Tutto questo diciamo per sottolineare l'importanza del lavoro.

    Purtroppo oggi spesso non è più così.I giovani,sono costretti a vivere alle spalle dei genitori e dei nonni.Si consiglia loro:

    -Visto che non fai niente,studia,iscriviti all' Università,almeno impiegherai bene il tuo tempo...-

    Ed ecco fiumi di laureati,con lauree che poi non aiutano all' occupazione.E il numero chiuso,che prima era "Prima,ora è "Dopo,"alimentando maggiormente delusione e amarezza. Così il lavoro tanto atteso,non è amato,lo si svolge per vivere,criticandolo sempre,incolpando chi ci ha messi nelle condizione di svolgerlo:lo stato che non ha saputo preparare, i genitori che avevano troppa fretta di vederci occupati...l' ambiente che non rispecchia le nostre interiori ambizioni...e via dicendo.

    Tutte le motivazioni,hanno spunti più o meno validi di verità.Ma c'è un modo che aiuta a sentire meno il peso del lavoro?

    Sì,solo amando il lavoro,lo sentiremo meno pesante.Credo per fede,scusatemi se insisto, che ciascuno di noi siamo posti in condizioni tali da dover svolgere proprio quel lavoro, che ci troviamo tra le mani.Spesso non sappiamo neppure il perchè,spesso diciamo:-Mai e poi mai,proprio io che...- Ma succede così.Allora c' è una furbizia che ciascuno può adottare:Renderlo gradevole nonostante tutto...

    Abbiamo esempi di Santi che,non amati dai superiori,sono stati relegati a svolgere compiti faticosi e umili....Bene dai posti più umili,sono saliti agli onori degli altari,amati dal popolo da loro beneficato.

    Un nome per tutti:S.Virginia Bracelli,elevata qualche anno fa agli onori degli altari.Virginia era stata posta al servizio di Portineria.Un posto umile,ma da lì era riuscita a trovare la "Sua Strada," l' opportunità d' incontrare nei poveri che bussavano il grande Portone della Casa Provinciale,Il Grande Povero :Gesù.Ecco la "punizione,"è stata "premio divino,"che le ha permesso di vedere oltre gli stracci dei bisognosi,la Ricchezza della Santità.

    Non esiste lavoro inutile,se ben disposti a svolgerlo,sarà motivo di lode e Santità. A noi scoprire quale modalità opportuna per renderlo gradito a Lui e a noi.Un piccolo esempio voglio raccontarvi,sperando di non tediarvi.Mia madre quando ero piccola,mi raccontava che alcune donne per servizio andavano a raccogliere le olive.Venivano pagate a olio.Lavoravano tenacemente, raccoglievano i frutti nei panieri;i panieri poi con determinate carrucole venivano trasportate nei grandi cesti.Mia madre ricordava i loro canti religiosi,o le canzoni dedicate all' Amore del cuore.Una vecchietta cantava e ascoltava e ogni tanto pregava così:"Panarello susu e panarello iuso e l' anima mia in Paradiso."Sicuramente a quest'ora sarà in Paradiso a pregare per noi...Perchè ricordiamo le parole del Maestro:-Neppure un bicchier d'acqua dato nel mio nome, andrà perduto,ma avrà la sua ricompensa...- Figuriamoci i "panarelli" pesanti per le olive che andavano su e giù...

    Ecco dunque la via:utilizzare il lavoro,anche il più faticoso,come mezzo di salvezza personale.A noi l' intelligenza e la capacità di sfruttare l' opportunità offerta dal

    Buon Dio.Grazie per la domanda Nonno Eugenio.Buon pomeriggio a tutti.Mimì

    • Commenter avatarAccedi per rispondere alle risposte
  • Buonasera nonno Eugenio, sai leggendo questa domanda-risposta, devo farti davvero i complimenti per come prendi la vita. Purtroppo ci sono tante persone che non svolgono il lavoro dei loro sogni e devono "adattarsi" con ciò che trovano per sopravvivere, perchè la società di oggi impone un certo livello di vita. Oggi se non si lavora in due si hanno delle difficoltà a portare avanti la famiglia. E la cosa principale è che i giovani di oggi partono sfiduciati perchè il livello di disoccupazione si è alzato, anche con la laurea è complicato prendere un posto di lavoro soddisfacente e adeguato. I giovani fanno sacrifici per studiare e laurearsi proprio perchè vorrebbero fare il lavoro dei loro sogni.

    Io però penso che se si è felici dentro, nel proprio animo, allora anche se non si è soddisfatti professionalmente, bisogna trarre ciò che di positivo c'è nelle cose, anche in quele che ci piacciono poco.

    Il disagio nasce proprio da dentro, se le persone finiscono nella routine, è perchè non sono contente dentro, perchè non riescono ad per amare la vita e ciò che hanno attorno, perchè non riescono nemmeno a trovare un'attività al di fuori che le coinvolga e le faccia distrarre e dedicarsi alle proprio passioni.

    Però ci sono anche i lavoratori che hanno turni massacranti e quindi non hanno magari il tempo materiale per dedicarsi ad altro e si sentono sfiduciati dalla vita in sè. "Il lavoro aiuta a creare la nostra identità e se lo facciamo malvolentieri sgretoliamo il nostro io", esattamente come hai detto dobbiamo trovare il nostro equilibrio, la nostra forza interiore che ci aiuta ad andare avanti. Manca la motivazione.

    "MA cosa conto io qua?" l'ho detto tante volte anch'io, ma non al lavoro, perchè io non lavoro frequento l'università. Ero scontenta di ciò che facevo, ma avevo portato avanti la carriera universitaria nonostante tutto e quindi dopo tanti esami fatti non potevo sacrificare tutto, ho trovato la motivazione dentro di me ed ora sono felice e serena.

    E' questo ciò che mi sentirei di dire ai giovani, di estrapolare il meglio dalle cose e dalla vita.

    Saluti nonno Eugenio.

    • Commenter avatarAccedi per rispondere alle risposte
  • 1 decennio fa

    Buonasera nonno Eugenio

    tieni conto che non tutti trovano il lavoro che desiderano...

    Dove abito io, si strappano i capelli anche per fare lo spazzino...

    I laureati non riescono a trovare il lavoro adatto al loro titolo di studio...

    Devo dire però,che questo malcontento lo vedo soprattutto nei giovanissimi...vogliono guadagnare tanto senza fare nulla,le ore lavorative sono sempre troppe,vogliono fare la vita da imprenditori non avendone le possibilità...L'unico ideale è quello di comprare il machinone che alla fine non riescono a pagare.

    • Commenter avatarAccedi per rispondere alle risposte
  • 1 decennio fa

    mio caro nonno, oltre alla tua esposizione, mipiace molto come le filosofie orientali esaltino questo principio;perché sono le piccole cose che danno un senso alla vita, anche se noi ci ostiniamo ad "attaccarci" ad una o due, qua e là, convinti della loro primaria importanza, e quando ne veniamo privati ci sentiamo persi...

    e prima o poi, per riprenderci, tutti dobbiamo ammetterlo.

    resta il fatto, però, che inseguendo questo ideale a volte ci si sente proprio come un pesce fuor d'acqua.

    dove tutti pensano a "scavalcare" e sopraffare ed approfittare, rendersi disponibili è uguale ad essere scambiati per fessi; e da fessi trattati.

    ma se si riesce a resistere senza cambiare, poi si superano barriere psicologiche che non avremmo mai creduto di poter sfondare, e si conquista il rispetto di chi, come te, avrebbe voluto cambiare le cose ma da solo non ce l'ha fatta.

    unica delusione è chi pare la pensi come te, poi invece approfitta di qualsiasi occasione per riconfermarsi opportunista e meschino...

    povero, povero tapino...

    chiuso nel suo mondo tanto piccolino.

    • Commenter avatarAccedi per rispondere alle risposte
  • Che ne pensi delle risposte? Puoi accedere per votare la risposta.
  • Catia
    Lv 6
    1 decennio fa

    Tu sei una persona saggia e nella tua saggezza comprendi che bisogna amare tutto ciò che facciamo anche se non ci piace e ci sodisfa.

    Però esiste anche l'altra faccia della medaglia e cioè che spesso sul lavoro attuale ci si deve difendere da dirigenti, colleghi e anche persone che pensi che ti apprezzano e con fare mellifluo ti pugnalano alle spalle.

    Purtroppo la pecuniarità del lavoro fa agire noi e tanti in modo indegno e anche molto cattivo. Ecco perchè spesso si e tristi! Non perchè non amiamo ciò che facciamo semplicemente perchè i tempi sono cambiati e ci si azzuffa per poco e anche per tanto.

    Ti auguro una dolce serata piena di amore e di sogni dolci e di natura divina.

    Con affetto una voce

    • Commenter avatarAccedi per rispondere alle risposte
  • Dreamy
    Lv 4
    1 decennio fa

    Parole sante, caro nonno.

    Ma il problema di oggi, il punto cruciale, è che si vive per lavorare, non si lavora per vivere.

    Questo fanno i più "grandi", questo insegnano ai giovani d'oggi.

    Non si può amare il lavoro quando ciò che appare ai nostri occhi (tranne dovute eccezioni, certo..) è un mondo di persone stanche, stufe, mai contente, insoddisfatte, arrabbiate, con un mucchio di problemi. E soprattutto che non vedono l'ora di andarsene in pensione, per far ripagare allo Stato tutto ciò che hanno dovuto patire nella loro vita lavorativa!!

    Credimi, sto seriamente pensando di passare dal mio stato di "studentessa" direttamente a quello di "pensionata", penso proprio che mi eviterei un sacco di grane..!! :D

    Scherzi a parte, il lavoro è ciò che poi occuperà gran parte del tempo, da grande. Il mio sogno (solo uno dei tanti) è che il mio futuro lavoro possa rendermi felice. Non importano grandi cose. Solo che mi soddisfi. Che mi faccia tornare a casa la sera con la consapevolezza di aver fatto qualcosa di bello e magari di utile anche. Per me prima di tutto. E magari, se possibile, anche per gli altri.

    Se sarà un lavoro da poco, che vuoi che sia? Non ho paura del giudizio degli altri. Non aspiro a grandi cose, o almeno non nell'ambito lavorativo, che considero solo un'extra in questa vita.

    I soldi.. Bé no, non sarò così ipocrita da dirti che non mi interesserà quanto guadagnerò. Mi interesserà eccome, perché senza soldi non si campa, questa è la realtà.

    Ma non farò dei soldi il mio unico obiettivo di vita. O almeno questo è quello che proverò (e spero di riuscire) a fare. Perché ho notato che a farlo non si finisce poi così bene.. :)

    Spero davvero che il tuo invito arrivi a tutti i giovani. Ne abbiamo bisogno.

    Buona serata!! :)

    • Commenter avatarAccedi per rispondere alle risposte
  • 1 decennio fa

    è vero, nonno Eugenio, molte persone sembrano robot, programmati per fare il proprio dovere, che finiscono per essere consumati dal tempo e dalla monotonia e per dimenticare del tutto il piacere che i piccoli gesti possono far provare. purtroppo però non è un atteggiamento che dipende da loro, ma dal mondo del lavoro in continua involuzione che porta tutti noi ad essere considerati semplicemente "risorse umane". ho sempre pensato che questa definizione, per quanto economicamente logica, sia altamente umiliante.Credo che si debba essere più forti del mercato, dando sempre il massimo, perchè ognuno di noi è un tassello importante di un mondo che è fatto di caratteri, di sentimenti, di idee - e prima o poi tutti se ne renderanno conto - e anche il lavoro più umile contribuisce a renderlo migliore. in bocca al lupo a tutti e un caloroso saluto a nonno Eugenio

    • Commenter avatarAccedi per rispondere alle risposte
  • 1 decennio fa

    Sono tra le fortunate che fanno il lavoro che amano e di conseguenza tante sono le soddisfazioni e i "profitti". Oggigiorno tanti acchiappano quello che trovano anche sfruttati, l'unica loro motivazione è guadagnare per portare avanti la famiglia, nessun amore. A parte il lavoro, sarebbe cosa saggia per tutti mettere amore in ogni minima cosa che facciamo, ogni azione, anche risponderti, abbraccio, nonno.

    • Commenter avatarAccedi per rispondere alle risposte
Altre domande? Fai una domanda e ottieni le risposte che cerchi.