Sogno ambientato a...Venezia...?

Il mio sogno è ambientato in una città che può essere rassimilata a Venezia. I primi momenti sono piuttosto sfuocati, ma ricordo di essere stato lì con amici, ex compagni di classe ed attuali compagni di classe. Ero, con altri miei compagni, in una camera da letto particolare, per me era quasi familiare, essendo, nel sogno, appartenuta a mio zio. Questi due compagni, li ho avuti realmente in una stanza d'albergo con me, nella gita scolastica in Sardegna che ho fatto quest'anno. Comunque la stanza era stretta, posta in un edificio a notevole altezza (c'erano delle finestre e si poteva vedere parte della città). Quasi attaccata alla porta, il primo letto, poi il secondo ed il terzo. Fra di essi c'era meno di mezzo metro di spazio e fra la parte posteriori di essi (dove vanno i piedi) e la parete c'era ancora meno spazio, sicchè si doveva quasi strisciare per passare. Ricordo bene un particolare: i copriletto erano arancioni. Poi c'erano alcuni armadi addossati alle pareti. In fine il bagno, praticamente comunicante con la camera da letto, separato da essa da una parte ed un'apertura senza porta. All'interno, sul fondo, un bidet, fra esso e l'apertura d'entrata, una specie di doccia con una sola tendina e subito addossata all'apertura il gabinetto, che era scomodo e sporco. Pure il bidet (che ironia, prima era un gabinetto, di fatti l'ho preferito al primo gabinetto perchè più pulito, poi è diventato un bidet e mi sono stupito di questo..) aveva delle incrostazioni giallastre, ma meno presenti. Poi, le pareti presenti, la prima che era il divisorio con la camera da letto, la secondo parallela ad essa, quella portante, vi erano due porte che davano su degli armadi privi di mensole ma solo con delle specie di gruccie e fili metallici e di fibra sintetica su cui era appoggiati numerosi oggetti, sempre appartenuti a mio zio: spazzole, shapoo, saponi, deodoranti...qui solo alcuni discorsi che non ricordo con questa gente che conosco, ed alcuni di loro (molti sul ciglio della porta) entravano pure nella stanza, alcuni intendo oltre ai miei compagni di stanza.

Segue la partenza da questa città sull'acqua. Ricordo l'arrivo in una specie di porto, un edificio in pietra coperto, che presentava un tunnel aperto che si addentrava nell'edificio stesso, un tunnel che in realtà era un canale coperto (il fondo era pieno d'acqua), che presentava una sorta di rampetta dalle acque profonde dell'esterno a quelle basse del canale-tunnel. Ai lati (destra e sinistra) del canale, rigorosamente in pietra, delle banchine, sempre in pietra, che però, non terminavano con l'entrata del tunnel, bensì si prolungavano costeggiando per una decina di metri, la parete esterna dell'edificio, così da formare una bachina sul "mare", la banchina esterna e quella interna era collegate da un altra banchina (in realtà le tre erano una unica), formando una curva secca, a C squadrata, dove il lato ortogonale della C era molto corto. Di fronte, in realtà non c'era il mare ma un canale molto largo e profondo.

Comunque, eravamo su una sorta di motoscafo o barca realizzata in buona parte in legno. Ricordo di particolare il fatto di essere impaurito, molto, per il fatto di dover passare dalla barca alla banchina (a nuoto) poichè in quelle acque era presenti mostri marini. Io ed antri ci siamo così diretti nella banchina, mentre altri tentavano di portare a riparo la barca all'interno del canale-tunnel, lasciandola proprio sull'entrata, ma non bloccandola, essendo questa molto larga. Ricordo che mi sembrava di essere in una fogna, guardavo male l'acqua sporca (altro aspetto strano, nel mare, nuotando non lo era, nel canale interno sì), con schiume giallastre sui bordi del canale, acqua gocciolante ovunque. Avevo in mente i ratti e non intendevo per nulla al mondo entrare dentro quel lurido canale. Poi, come all'areoporto, attendendo che finisse la tempesta che nel frattempo si era scatenata all'esterno, finisse e che riparassero la barca dai danni del mostro marino, stavo nella banchina, camminando fra la parte della banchina interna e la porzione perpendicolare di banchina adiacente. Eravamo stati avverti che al finire della tempesta ci saremmo subito mobilitati al ritorno a casa con la barca. Alla fine, un caos immenso, gente che entrava in quell'acqua sporca, poi una ragazza, di volto conosciuto (anche nella realtà), mi invita ad entrare nell'acqua del canale, io mi adeguo ed improvvisamente mi rendo conto che l'acqua è limpida, non più sporca, mi dirigo verso l'uscita, nel caos di centinaia di persone, tenendo sempre d'occhio i miei compagni, all'improvviso corro verso la banchina interna per vedere se ho dimenticato il cellulare (mi capita spesso nella realtà di controllare se ho il cellulare o il portafogli od altro, anche dopo la partenza sia a piedi sia in motorino o in quando mi accompagnano in auto), giunto lì non lo vedo e mi dico "vabbè"...intanto però ho perso di vista i miei compagni, percorro le acque del "mare", non so come, fino ad una fe

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