Anonimo
Anonimo ha chiesto in Arte e culturaLibri ed autori · 1 decennio fa

AVREI UNA PREFAZIONE DA FARVI LEGGERE...arigatou?

allura ho provato a postare questa fanfictions sul famoso sito di efp ma senza risultati *in poche parole non so come si postano* quindi sto facendo girare un pò sto racconticello per il mio forum e quello degli altri cercando critiche...

bene si comincia con la prefazione se vi piace posso aggiungere nei dettagli aggiuntivi i due capitoli finora scritti altrimenti arrangiatevi xD

PRELUDIO DI UN ADDIO

Prefazione

L’acqua si riversava nelle grondaie sbattendo contro le pareti ramate ormai così arrugginite da aver costruito un secondo strato sul primo, il rumore della pioggia faceva da sfondo ad un pomeriggio come gli altri. la monotonia che assale lentamente una vita fino a renderla talmente insignificante che ogni minuto in più sembra un’eternità passata nella più stupida delle maniere, era così che mi sentivo, vuota, sola e persa in quelle gocce che forse da troppo tempo mi avevano imprigionata senza lasciarmi prendere fiato.

Il naso attaccato al vetro della mia camera si stava lentamente raffreddando, i miei occhi fotografavano il paesaggio così buio che non sapevo come riuscivo a identificare le sagome degli alberi in lontananza scomposte e inghiottite da nuvoloni che prepotentemente stavano sempre più prendendo spazio all’interno di un cielo fino a poco tempo prima terso.

-Sara, smettila di sognare apri quei benedetti occhi e porta il tuo sedere in cucina- le urla giungevano da dietro la porta che costantemente tenevo chiusa per tenermi rifugiata nell’unico posto in cui potevo essere libera di pensare.

Mia madre, una donna talmente frustrata che riversava le sue ire su di me, la sua unica figlia, colei che avrebbe dovuto amare più della sua vita, che tornando a casa avrebbe dovuto baciare dolcemente sulla guancia raccontandole la giornata di lavoro faticosa e sentendo poi i racconti scolastici di lei; ma ormai avevo da tempo smesso di sperare, i lividi sul mio corpo aumentavano, la pelle prima dolorante era diventata una barriera che mi proteggeva da tutti, dalle botte, dal dolore interno e dagli sconosciuti.

-Arrivo...- dissi pensando a quale parte domani potesse diventare violacea, forse sarebbe toccato ad un braccio, a una guancia, a un occhio…

Scesi le scale nascondendo il volto, per tenere in ombra il mio zigomo arrossato ricordo di una lite avuta il giorno prima.

-Siediti forza che cavolo aspetti!- mi vomitò in faccia afferrandomi il braccio destro e lasciandomi cadere violentemente sulla sedia.

-Non toccarmi…- sussurrai a denti chiusi

-Puoi ripetere?- alzai i miei occhi ormai vuoti su di lei, poggia la mano sul tavolo, strinsi il bordo del rozzo legno e ripetei scandendo bene le parole

-Non t-o-c-c-a-r-m-i-

neanche il tempo di alzarmi, venni scaraventata a terra, mi sovrastava, iniziarono a piombarmi pugni sul volto, urla, calci e io rimanevo ferma.

Da lontano vedevo il mio corpo nascosto dalla figura di mia madre, notavo me sdraiata, il mio volto violaceo colpito e colpito mille volte, frasi strillate a me talmente lontane che seppure fossero davvero udibili a me non giungevano.

“Dov’ero?” Ah sì, nel nascondiglio della mia mente lontano da quello, dal dolore, chiusa in un bozzolo, per me solo per me.

“Quando sarebbe finito?” Mai, avrei continuato a scappare da quella violenza, ma assentarmi dal mio corpo non serviva a nulla se prima o poi sarei dovuta tornare.

“Che fare?” Reagire, fuggire una volta per tutte, abbandonare quel tormento, vivere serena, distante dalle percosse gratuite.

Ripresi possesso di me, mi sentivo stordita, i cazzotti continuavano ad infrangersi contro il mio viso.

Ora basta.

Prima che un altro pugno mi raggiungesse a seguito di altri, mossi le braccia e formai uno scudo tra me e lei, chiusi gli occhi, contai fino a tre e fregandomene della mia poca forza, mi alzai da terra facendo sbattere mia madre sul pavimento.

-Dove pensi di andare *******?! Torna qui maledetta- troppo tardi, ero corsa via, mi trovavo fuori dalla goccia d’acqua e per la prima volta potei respirare a fondo.

adios

ps: la mia amica lolly vi posterà gli altri pezzettoni qualora qualcuno di voi li voglia, oppure risponderà solamente alle vostre possibili domande ^___^

2 risposte

Classificazione
  • Risposta preferita

    ecchime amur...

    per chi non lo sapesse sono la Lolly sopra citata

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    naaa troppo scontata proprio come dici tu, ti dico che non ho la minima idea di come continuerà e se continuerà..ho solo scritto due capitolo e la prefazione un pochino troppo poco

    1 CAPITOLO

    Le gambe mi dolevano, il respiro ostacolato dal mio asma era sempre più affannato, una fitta alla testa mi tamburellava le tempie come se si dovesse dare luogo ad un concerto di strumenti a percussione.

    Correvo senza fermarmi, senza guardarmi alle spalle, correvo per la mia libertà per raggiungere quel punto luminoso in fondo al tunnel buio, alcune lacrime cominciarono a scendere dai miei occhi bagnati, stanchi, lividi.

    “Sei scappata! Finalmente sei libera!” gli occhi si fecero opachi, capendo che nessuno mi seguiva mi fermai e posai la mia schiena sulla corteccia di un albero, la pioggia continuava violenta e forte.

    Mi lasciai cadere a terra, portai le gambe al petto e iniziai a gridare, dolore, felicità, afflizione, rivincita… Finalmente potevo sentirmi viva, avvertire i lividi dolere, percepire i capelli bagnati che si attaccavano al mio volto ormai segnato, udire i miei singhiozzi soffocati dal respiro ansante.

    Ero ritornata padrona di me stessa, delle mie sensazioni, di tutto quello che mi apparteneva.

    Alzai il capo dalle ginocchia, mi asciugai il naso e con la felpa che indossavo mi strofinai gli occhi seccandoli dalle lacrime che fino a poco tempo prima scorrevano come l’acqua piovana all’interno delle grondaie malconce.

    Il frusciare delle foglie bagnate mi fece appisolare sotto il grande albero.

    -Sei viva?- parole ovattate

    -Oddio che hai fatto al volto?-

    -Mi senti?...Cavolo che faccio?...si si chiamo un’ambulanza…ma poi che dico? Potrebbero pensare che sia stata io a conciarla così…forse dovrei and…-

    Mugolai, aprii gli occhi, sentivo un dolore fittissimo al volto, all’altezza degli zigomi per l’esattezza.

    -Ma allora sei viva!- disse una voce con tono troppo squillante per le mie orecchie.

    -Mi sembra di esserlo ancora…- farfugliai cercando di rimettermi in piedi tenendomi aggrappata alla corteccia, massaggiandomi con una mano la fronte.

    -Vuoi che ti aiuti?- squittì nuovamente la figura non ancora ben identificata davanti a me, sentì un braccio afferrarmi la vita e subito mi ritrassi violentemente da quella stretta non desiderata.

    -Non voglio farti del male…calmati…senti poco più in là c’è casa mia, vedo che hai il volto ridotto maluccio…- la interruppi bruscamente costandomi dall’albero e iniziando a camminare verso un sentiero appena più a sinistra dell’albero e della persona

    -Non mi scocciare! Non vedi? Guardami…- al centro del sentiero aprii le mani in un abbraccio rivolto alle nuvole piene di pioggia che continuava incessante, sentendo le gocce d’acqua che scivolavano dolcemente sulla mia faccia tumefatta.

    -Cosa dovrei vedere?- sentii ribadire

    -Sono liber…- un dolore accecante al volto e successivamente alle tempie mi fece abbassare le braccia e portare le mani al viso.

    Poi il buio.

  • Anonimo
    1 decennio fa

    sì, interessante. solo piccole sbavature che potrai correggere rileggendolo con calma. l'unica cosa è che si parla sempre di sesso e violenza, eros e tanathos. una storia vecchia come il mondo. immagino sta ragazza che finalmente si libererà dal suo orco per trovare il principe azzurro, ma ho paura che una loroeventuale figlia si ritroverà gli stessi problemi, perchè la questione di fondo non viene affrontata, solo scaricata su qualcun altro. sarebbe bello vedere invece che lei si impunta perchè non debba mai più succedere a nessuna donna, allora sì che diventa epico!

    Fonte/i: buona scrittura!
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