Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 decennio fa

testo diario 20 pnt al migliore?

x favore mi scrivete una pagina di diario ke avete fatto voi perke n so piu ke scrivere

grazie in anticipo

4 risposte

Classificazione
  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    La chiave della camera era la cosa più importante. Era la primissima cosa che ti veniva data appena giunto sul posto di lavoro, entrato lì nella hall con la tua valigia. Dopo che qualcuno del traffico era venuto in stazione a recuperarti, e ti portava lì dove dovevi lavorare, bisognava recarsi nella hall e parlare con qualcuno della réception. Qualcuno della réception, era il primo nuovo collega che incontravi, a parte quello del traffico, che appariva come collegamento e probabilmente anche come scollegamento col mondo esterno. Dopo aver dato il tuo nome e il cognome, qualcuno dei bagagli, il secondo nuovo collega, ti accompagnava alla tua camera. La nuova camera, che per la prima volta vidi assegnarmi, fu una camera dei clienti. Doveva esserci stato qualche errore con la comunicazione dell’orario del mio arrivo. Mi aspettavano per il giorno dopo. Mi avevano spiegato che la mia camera, quella vera, sarebbe stata libera per il giorno seguente, così mi accompagnarono in una stanza per clienti. Era matrimoniale. Il ragazzo che mi accompagnava si chiamava Luc. Aveva appoggiato la mia valigia sul letto, mi aveva spiegato come accendere il condizionatore ed era uscito. Avevo fatto dieci ore di treno. La prima cosa che ho fatto è stata accendermi una sigaretta, lanciare l’accendino sul letto e andare a vedere il bagno. Mi guardavo allo specchio e pensavo che la prima parola che avevo detto, in risposta alla domanda della mia prima nuova collega, Tu parles français?, Parli francese? era stata Assez, che significa: abbastanza, e che forse non significava nulla, mi dicevo in bagno, col dubbio che assez parola che stavo ancora studiando a scuola, era forse più un aggettivo che si poteva riferire alla descrizione fisica e caratteriale di una persona, cosa che ero abituata a fare, mentre venivo interrogata a scuola sui personaggi della letteratura francese, come Pantagruel.

    Non sapevo se si potesse fumare in bagno. Non me l’ero domandato fino a che non ho visto un disco di plastica bianco appeso al muro. Faceva pensare a un rivelatore di fumo, e per il timore che da un momento all’altro scattasse l’allarme, sono uscita di corsa e sono andata verso il balcone e ho aperto la finestra. Non c’era nessuna corrente, c’era solo una finestra. Non avevo la corrente d’aria in camera. Non era più come a casa mia, me ne accorgevo in quel momento. Entra un’ape. Sì a un tratto è entrata un’ape. Forse era più di un’ape, era un calabrone. Non so cosa fosse, era una cosa enorme e nera. Una cosa nera enorme che stava volando in camera mia, non camera mia, la mia camera temporanea. C’era un’ape o un calabrone nella mia camera temporanea che volava, e io, con ancora la sigaretta in mano, sono ricorsa in bagno. L’esatto movimento opposto. Ero corsa dal bagno in camera con la sigaretta accesa e adesso dalla camera in bagno con la sigaretta accesa, che ho buttato subito nel cesso. Ero spaventata. Ero appena arrivata in una nazione che non era la mia, in una camera che non era la mia, avevo risposto in una lingua che non era la mia, e adesso c’era un’ape-calabrone. Cosa potevo fare? Aspettare. Ho aspettato un quarto d’ora dentro al bagno. A quest’ora se ne sarà andata, pensavo già da un minuto, ma non volevo uscire. Cosa potevo fare nel bagno? Avevo lasciato le sigarette sul letto. E poi forse ad averle in bagno non le avrei fumate. O forse sì. Non so esattamente cosa ho fatto. Però qualcosa devo aver fatto. Sono uscita. Aprivo la porta del bagno lentamente. Più aumentava la visuale e più il raggio di rotazione dei miei occhi si allargava. Nessuna ape-calabrone. Mi sono lasciata la porta del bagno alle spalle ho teso il collo e ho guardato nella stanza. Il letto matrimoniale con la valigia sopra, l’accendino e le scarpe sotto. La moquette blu. La prima moquette blu della mia vita. Ma che importa. L’ape non c’era, era questo quello che conta. Saggiamente, ho pensato di andare a prendere una sigaretta. L’ape, ancora, noo. Si era andata a cacciare in un bel guaio, e io con lei. Per via della finestra che avevo aperto. Era tra il vetro e l’anta. Se chiudevo la finestra rimaneva ancora dentro, e se la lasciavo aperta poteva uscire da lì e in qualsiasi istante farmi fritta. Per farla breve, sono uscita in balcone. Ho fumato lì, guardandola da fuori intrappolata, o forse l’intrappolata ero io. Non se ne andava, e io fumavo fumavo. Dovevo rientrare, cosa potevo fare? Dovevo farmi una doccia. Silenziosamente ho fatto qualche passo dentro e ho aperto la valigia per cercare le ciabatte. Butto un occhio alla finestra, l’ape non c’è più. Un secondo per accorgermi della sua sparizione e la vedo volare vicino a me, e neanche un secondo per vederla volare vicino a me, che sono corsa fuori. Sì, ho aperto la porta della camera e me ne sono cavata fuori.

    Ero arrivata da una mezzora nel mio nuovo posto di lavoro, in una nazione che non era la mia, in una stanza che non era la mia, spiegandomi malamente in una lingua che non era la mia, e ora mi ritrovavo

  • 1 decennio fa

    CARO diario,

    oggi ho fatto un pic-nic con i miei amici vicino al fiume tevere..stamattina mia madre mi ha aiutato a confezionare qualcosa di buono da portare via insieme ovviamente a bicchierini ,piattini ,acqua ecc..poi il padre del mio amico roberto(e qui metti un nome a tuo piacimento)è passato a prendermi con il suo pulmino già carico degli altri (per la precisione eravamo in 8 )dopo di chè ci siamo diretti al fiume..è stata una giornata divertentissima..ci siamo prima di tutto abbuffati di panini, pizzette ,insalate, tartine,tutto ciò ke avevamo preparato noi insieme all'aiuto dei nostri genitori. Poi + tardi ci siamo messi in costume e ci siamo tuffati nel fiume che per fortuna non stava attraversando il suo periodo di secca..infine stanchi ci siamo asciugati e siamo tornati a casa contenti di aver trascorso una giornata emozionante.

    spero davvero ke ti vada bene .. non so queli erano le tue aspettative ..ma puoi sempre cambiare le parti ke non ti piacciono.. ciao ciao

  • 1 decennio fa

    Caro diario,

    sono le 22:30 e ti scrivo ora perchè sono entrata in depressione e solo ora ho rinunciato all'idea che ******* possa di nuovo essere mio... Con grande semplicità ho accettato l' idea di non andare più a casa sua (la sorella non può vedermi, prva un' odio senza precedenti verso di me.. non risc a capirla nonostante sia abbastanza comprensiva..), ho accettato di non poterlo più prendere per mano nei dintorni del suo vicinato (l'amore non è più ben accetto da quando una settimana fa è morto suo padre).. ma non potrò mai, mai e MAI rendermi conto che è finita.. Me l'ha detto chiaramente.. ma non posso pensare, mi vengono le lacrima agli occhi se solo mi passa per la mente che non potrò mai più baciare le sue labbra delicatissime e perfette.. non potrò mai più accarezzare il suo viso, come si può are solo con la xsona che si ama.. e si amerà per sempre, non potrò mai più guardarlo negli occhi con la stessa intensità di prima, non potrò mai più vederlo accosto a me sorridendo.. non potrò mai pi stringermi a lui in una stretta da orsetto.. Non lo vedrò mai nelle mie braccia mentre le sue lacrime si versano silenziose sui jeans appena stirati.. Lui non è più mio.. Ma accettare l' idea, che prima o poi possa essere di qualcun' altra..NON è POSSIBILE.. Non me l'aveva forse promesso? Quel giorno sotto il cancello di casa sua? Non mia vva forse detto, che lui aveva una sola proprietaria? E che quella ero io? Valgono ancora quelle promesse? O erano solo parole gettate nel vento e nella pioggia? Questo non lo saprò mai.. ma lo amerò per sempre in silenzio..

  • 1 decennio fa

    sinceramente nn ho capito quello ke cerchi!! cerca di spiegarti meglio!

    ciao

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