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chi e bravo in artistica????help?

analsi del opera di pala pesaro

3 risposte

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    Sacra conversazione con i donatori Pesaro, nota anche come Pala Pesaro, è un dipinto ad olio su tela di cm 478 × 268 realizzato tra il 1519 e il 1526 dal pittore italiano Tiziano.

    È conservato nella basilica di Santa Maria gloriosa dei Frari a Venezia.

    Madonna in trono col bambino fra i santi Pietro, Francesco d'Assisi e Antonio da Padova e la famiglia committente. La Madonna è sulla destra, sulla diagonale, in evidenza. Lo spazio è complesso, Tiziano crea una prospettiva illimitata con le ampie colonne (in mezzo alle quali due putti giocano con i simboli della passione). L'opera (inserita all'interno di un arco) è stata realizzata in modo da dare l'idea di poter continuare a destra e a sinistra ma anche in alto. Nella bandiera le insegne dei Pesaro e dei Borgia. I santi sono rappresentati senza alcuna gerarchia, in modo molto naturale. Attraverso sfumature di luce, i volti assumono moltissime sfumature, i panneggi sono cangianti, i colori contrapposti tra chiari e scuri. L'effetto è quello di grande realismo e di centralità della Vergine.

  • 1 decennio fa

    Sacra conversazione con i donatori Pesaro, nota anche come Pala Pesaro, è un dipinto ad olio su tela di cm 478 × 268 realizzato tra il 1519 e il 1526 dal pittore italiano Tiziano.

    È conservato nella basilica di Santa Maria gloriosa dei Frari a Venezia.

    Madonna in trono col bambino fra i santi Pietro, Francesco d'Assisi e Antonio da Padova e la famiglia committente. La Madonna è sulla destra, sulla diagonale, in evidenza. Lo spazio è complesso, Tiziano crea una prospettiva illimitata con le ampie colonne (in mezzo alle quali due putti giocano con i simboli della passione). L'opera (inserita all'interno di un arco) è stata realizzata in modo da dare l'idea di poter continuare a destra e a sinistra ma anche in alto. Nella bandiera le insegne dei Pesaro e dei Borgia. I santi sono rappresentati senza alcuna gerarchia, in modo molto naturale. Attraverso sfumature di luce, i volti assumono moltissime sfumature, i panneggi sono cangianti, i colori contrapposti tra chiari e scuri. L'effetto è quello di grande realismo e di centralità della Vergine.

    Il sito ufficiale è : http://www.basilicadeifrari.it/

    Cordiali saluti,

    Yvan

  • 1 decennio fa

    La Pala di Pesaro è opera di Giovan Gerolamo Savoldo. Dal 1811 è ospitata dalla Pinacoteca di Brera. Una machina offre ai visitatori la possibilità di assistere allo spettacolo del suo restauro.

    La Pala di Pesaro di Giovan Gerolamo Savoldo è una delle più grandi tra le opere conservate dalla milanese Pinacoteca di Brera Qui è arrivata nel 1811, dopo la soppressione della chiesa di San Domenico nel capoluogo marchigiano, per il cui altare maggiore era stata eseguita su commissione dei frati domenicani. Faceva parte di un complesso grandioso, smembrato già nel Seicento o nel Settecento, comprendente anche una cimasa con Cristo in pietà, una predella e lo sportello del tabernacolo. Il capolavoro non si è mai allontanato dal museo, tranne durante le due guerre: dal 1917 al 1921 è stata ricoverata a Roma per la prima guerra mondiale, su iniziativa di Mario Salmi e di Ettore Modigliani. Per la seconda guerra essa è stata invece portata al sicuro nel monastero benedettino di Pontida, per tornare a Brera solo nel 1950. Da questa data non si è più spostata, neanche quando i Saloni Napoleonici furono chiusi al pubblico e smontati per essere climatizzati e ristrutturati.

    La Pala di Pesaro durante l'intervento di restauro

    Proprio a causa del suo peso e delle dimensioni considerevoli, ogni trasferimento subito è a tal punto disagevole da essere registrato sul retro della carpenteria, che è così diventata una sorta di “diario di bordo” delle vicende del capolavoro. Ancor più ha dello straordinario la soluzione escogitata per provvedere a un restauro di cui la grande tavola non poteva ormai fare a meno, al fine di restituire stabilità al supporto e leggibilità al dipinto, mediante il risanamento ligneo, la fissatura degli strati pittorici, la pulitura e l’integrazione della superficie cromatica. Per evitare ulteriori danni all’opera e per mantenerne l’equilibrio microclimatico, il laboratorio di restauro è stato “trasportato” presso la pala, e non viceversa. O meglio, intorno alla pala si è costruita una struttura che ne permette qualsiasi movimento, una vera e propria machina che risolve ingegnosamente i problemi logistici.

    Gerolamo Savoldo, Pala di Pesaro, particolare

    Tale machina, prima al mondo di questo genere, ha pareti in policarbonato ed è munita di una piattaforma mobile che consente di lavorare contemporaneamente su tutti i lati del dipinto, posizionabile a qualsiasi livello sia necessario. È inoltre dotata di impianti di aspirazione e di depurazione dell’aria.

    La tavola è alloggiata in un telaio inserito in un portale metallico, pensato per consentirne la visione totale anche del retro e per permetterne, se necessario, la rotazione di 180 gradi, in modo da portarla in posizione orizzontale, sia a faccia in su, per le operazioni di fissatura del colore, che a faccia in giù, per le operazioni di risanamento ligneo, riducendo al minimo la movimentazione manuale e i conseguenti stress meccanici.

    Gerolamo Savoldo, Pala di Pesaro, particolare

    Ancor più straordinario è il fatto che la sala XIV, che ospita la Pala Pesaro, rimarrà aperta al pubblico, consentendo a tutti di partecipare alle diverse fasi di restauro, e di avvicinarsi a un mondo spesso misterioso e oscuro ma affascinante per le scientifiche “alchimie” che restituiscono nuova vita e vitalità ai capolavori di ogni epoca.

    L’operazione che ha consentito l’inizio dei lavori nel mese di febbraio del 2003 ha avuto una genesi e una storia piuttosto lunga – ma breve se pensiamo all’eccezionalità e all’unicità dell’evento: già nel 2001 sono state avviate le prime indagini, e la pala è stata protetta in corrispondenza dei punti più fragili, staccata dalla parete e posizionata a terra in modo tale da consentire un’accurata e prolungata osservazione del retro. Alcune lastre radiografiche sono state eseguite nel margine inferiore.

    La campagna fotografica ha registrato con mappatura completa le condizioni dell’opera prima della rimozione dalla parete. Fotografie ai raggi ultravioletti e con infrarosso hanno fornito dati relativi alla presenza di vernici, ritocchi e ridipinture.

    Gerolamo Savoldo, Pala di Pesaro, particolare

    Infine sono state eseguite analisi stratigrafiche su vari colori (manti verde, viola e rosso, cielo) e sulla vernice superficiale fornendo dati iniziali sulla tecnica pittorica e i materiali aggiunti nei precedenti interventi di restauro.

    Ora che tutto è pronto, e che la pala è stata collocata sulla grande machina, questa nuova avventura può incominciare, nella certezza che un ulteriore e importante passo è stato compiuto da una tecnologia utilizzata a sostegno all’arte e della cultura.

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