Anonimo
Anonimo ha chiesto in SaluteSalute mentale · 1 decennio fa

Piskelletta Giallorossa, TI AMO!!!!!!!!!!!?

dove sei non ti si vede più da mesi...

ti amoooooo!

1 risposta

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    Il Regime del Terrore, che spesso è conosciuto semplicemente come Il Terrore, abbracciò un periodo della storia della Rivoluzione francese cha va dal 1793 al 1794, caratterizzato dalla brutale repressione, da parte dei rivoluzionari, mediante il ricorso al terrorismo di stato.

    Il Regime del Terrore si sviluppò con la direzione del Comitato di salute pubblica, corpo collegiale di dodici membri capeggiato da Maximilien Robespierre, che cadrà poi vittima della sua campagna di terrore.

    Il termine Terrore non poteva essere più appropriato. I tribunali rivoluzionari condannarono sommariamente a morte, migliaia di civili innocenti, che vennero giustiziati con la ghigliottina; altri furono incolpati di turbativa, a volte per le loro opinioni o atti politici, ma spesso senza altra giustificazione che il sospetto. La maggioranza delle vittime venivano trasportate cerimoniosamente alla ghigliottina in carri che passavano fra la gente che si burlava di essi.

    Il Terrore ebbe inizio il 5 settembre del 1793 quando l'Assemblea Nazionale votò in favore di ben orchestrate azioni di terrore per reprimere le attività controrivoluzionarie. Il Regime del Terrore durò fino alla primavera del 1794 e causò la morte di un numero di cittadini francesi valutabile fra 35.000 a 40.000 persone. Soltanto nel mese precedente alla sua abolizione si ebbero 1.300 esecuzioni.

    Il Terrore si concluse con la vittoria decisiva francese nella battaglia di Fleurus (26 giugno 1794) a seguito della quale le truppe dell'alleanza della prima coalizione lasciarono praticamente il Belgio ed i Paesi Bassi in mano ai francesi. Venendo meno la possibilità di un'invasione del territorio nazionale, venne anche meno l'emergenza con la quale si era cercato di giustificare misure dittatoriali ed al primo errore di Robespierre vari membri della Convenzione ne approfittarono per farlo arrestare il 27 luglio, (9 di Termidoro), insieme a vari suoi seguaci. La sua esecuzione, avvenuta il giorno dopo, segnò praticamente la fine del Regime del Terrore.

    Il personaggio di Fantozzi, nato come raffigurazione dell'uomo privo di abilità e fortuna e contro il quale si accaniscono malasorte e prepotenze, è entrato nell'immaginario collettivo degli Italiani per la sua grottesca attitudine alla sudditanza psicologica verso il potere costituito, e come esempio di uomo medio, o meglio mediocre, vessato dalla società e alla continua ricerca di un riscatto. Il prototipo del tapino, ovvero la quintessenza della nullità come ebbe a dire lo stesso Villaggio.

    La figura di Fantozzi è stata concepita durante il periodo lavorativo di Villaggio all'Italsider di Genova come impiegato. Lì prese spunto, ispirandosi agli episodi di servilismo (di cui era stato testimone oculare attraverso l'attenta osservazione dei colleghi), poi accuratamente ingigantiti e storpiati con vena ironica e tragicomica.

    « Abbigliamento di Filini: berrettone Sherlock Holmes con penna alla Robin Hood, poncho argentino di una sua zia ricca, scarpe da tennis con sopra caloches, carte topografiche, fucile a trombone da brigante calabrese e un minuscolo cane pechinese al guinzaglio; Fantozzi: berretto bianco alla marinara di sua figlia Mariangela, giacca penosamente normale stretta in vita da gigantesca cartuccera da mitragliatrice residuata dalla seconda guerra mondiale, fionda elastica, siero anti-vipera a tracolla, gabbietta con canarino da richiamo e gatto randagio da riporto subito fuggito durante le operazioni di partenza »

    (Descrizione degli abbigliamenti di Filini e Fantozzi per la battuta di caccia dal film Il secondo tragico Fantozzi)

    Il ragionier Fantozzi è un'iperbole vivente, un eccesso, in cui l'umanità del personaggio è sopraffatta dalle immani disgrazie che lo investono e a cui non reagisce minimamente. La mediocrità con la quale viene descritto il personaggio, che con il tempo diventa l'emblema dell'uomo sopraffatto, sfocia inevitabilmente in una rappresentazione delle sue volgarità, intese come essenza animale: rutti, turpiloqui, atteggiamenti negativi (come il servilismo), che lo rendono comico e allo stesso tempo tragico.

    Il comune denominatore di tutte le vicende vissute da Fantozzi è la totale inerzia innanzi al destino, l'impossibilità di poter controvertere la sorte avversa. Celebre la frase dello psicanalista della mutua a cui il ragioniere si rivolge e che, dopo ore di colloqui, conclude:

    « Rag. Fantocci [storpiando il nome], ma lei non ha nessun complesso di inferiorità! Lei è inferiore! »

    Secondo il critico Riccardo Esposito, Fantozzi rappresenta l'archetipo dell'"italiano medio" degli anni Settanta, medio-borghese dal lifestyle semplice (niente laurea, lavoro da impiegato, casa in equo canone, ecc.) che mette davanti alla telecamera le ansie e le "perversioni" di un'intera classe di lavoratori: probabilmente in tutti gli uffici è esistita una seduttrice un po' doppiogiochista come la signorina Silvani, eccetera eccetera

    Fonte/i: Ne sono contento
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