Anonimo
Anonimo ha chiesto in Politica e governoPolitica e governo - Altro · 1 decennio fa

Secondo te, uno stato Socialista funzionerebbe?........-----------------------?

Dal momento che le regioni sono autonome, e gestiscono le loro casse alcune regione sono più ricche di altre. Secondo te, tornare alla politica socialista, potrebbe distribuire in modo più equo la ricchezza tra nord e sud? (con le dovute conseguenze, di un economia caso mai distribuita meglio)

7 risposte

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  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    Assolutamente no. Lo Stato Socialista, che in Italia non è MAI, grazie a Dio, esistito (hanno mai collettivizzato la proprietà?!), è l'incubo della meritocrazia e della libertà.

    Ammettere lo Stato Socialista significa privare l'uomo della propria indipendenza e intraprendenza, nonché delle sue proprietà, frutti del suo lavoro. Inoltre, nel tuo discorso, c'è molta confusione: associ il concetto di Stata Socialista con quello di Stato Federale-Regionale, cosa ben differente. La prima è una forma di Stato, che dovrebbe riassumere (uso il condizionale per la gioia dei veri comunisti) le caratteristiche del socialismo reale, marxista-leninista; la seconda è un modello di organizzazione politica ed economica di uno Stato (che potenzialmente e disgraziatamente potrebbe anche essere socialista).

    Tu, insomma, vorresti un ritorno (ma c'è mai stata una "partenza"?) alle politiche centraliste e al sistema della spesa storica e dell'assistenzialismo. Beh, mi auguro che da questi obbrobri politici ed economici ci si allontani il prima possibile, come stanno facendo quasi tutti i paesi occidentali.

    Redistribuire ricchezza non significa trasferire in serie stock di servizi e capitali a consumo, senza generare input alla ricchezza o ricchezza stessa. Questa concezione deve essere messa al bando, ma purtroppo è quella che vige da 60 anni. Dare fondi che verranno persi.

    Perché credi che il debito pubblico sia alle stelle? Le regioni indigenti, prive di capacità fiscali ed economiche non possono ottenere l'autonomia fiscale e legislativa, ma devono essere controllate dallo Stato Centrale, finché i parametri di sviluppo non siano concretamente e relamente adeguati alla concessione di autonomia. Ma non si può continuare a negare a quelle aree del paese virtuose e benestanti la possibilità di effetturare scelte indipendenti, nei limiti della Costituzione. Questa è negazione delle libertà e dsincentivo al merito.

    La perequazione, strettamente controllata dallo Stato Centrale, deve esistere, per appunto redistribuire ricchezza senza che questa vada perduta, ma deve essere limitata nel tempo e nella quantità. Com'è possibile che comuni come Palermo e Roma prendano centinaia di milioni di euro l'anno, eppure sono sempre in dissesto finanziario? Eppure le amministrazioni incapaci non vengono commissariate?

    La ricchezza si crea, è un merito, non è una prerogativa. Imperi come quello Spagnolo, che a Fine Cinquecento / Inizio Seicento erano ricchissimi e avevano potenziali d'investimento oltre ogni immaginazione, sono crollati per incapacità gestionale della spesa e della produzione. Tutto a vantaggio di quelle Nazioni virtuose, in primis l'Inghilterra.

    La ricchezza del Nord non è solamente, come dicono i meridionalisti, poveri arrampicatori sugli specchi, frutto del "furto" sfruttamento paracoloniale dei primi decenni del Regno, ma un incanalamento di potenzialità e capacità di una classe imprenditoriale giovane e di un azione di governo mirata allo sviluppo industriale.

    In meridione mancano queste cose. Dare fondi, senza l'esistenza di etica e spirito imprenditoriale è uno spreco. Bisogna prima formare una classe di imprenditori capaci e fidati, poi provvedere agli aiuti. Lo sviluppo meridionale che è esistito negli ultimi anni è solo il riflesso di quello settentrionale, non è autonomo ed indipendente.

    Mi spiace di essere stato crudo e anche brutale nella riflessione, ma questo è ciò che penso e sono stufo di sentire scuse o di essere tacciato come leghista. Si tratta di buonsenso, nient'altro.

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    A Gila:

    Permettimi di dissentire dalla tua arringa in difesa della sinistra. Ubriacature delle destre? No, io la vedo come una svolta consequenziale all'inettitudine precedente delle sinistre, che hanno avuto il merito di saper cavalcare un periodo di relativo benessere (dagli anni '70 a fine anni '80) e l'incapacità di gestire un periodo di stallo o recessione economica. Smettiamola di tirare fuori cavalli di battaglia morti come lo Stato Socialista: sono realtà di fatto mai esistite e quand tentate degenerate in mostruose dittature. Ci vuole una laurea in logica applicata per capire che quando non arrivano risultati o avvengono le previsioni opposte la cosa non funziona? Io non nego i difetti del Capitalismo e del Liberalismo economico, ma finora è stata l'unica combinazione funzionante (se non vogliamo dire vincente).

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    Ma chi sta difendendo il Neoliberismo, la Reaganomics o le deregulations thatcheriane, Gila!

    Io sono sempre stato contrario a quello che si potrebbe definire, nel concreto, anarcocapitalismo.

    Poi sai benissimo che non sono d'accordo con gli obiettivi di QUESTA destra, perché effettivamente non ha nulla di liberale.

    Inoltre forse abbiamo avuto un misunderstanding sullo Stato socialista: non è socialdemocrazia, ma socialismo reale marxista-leninista, l'ideologia base dello Stato Socialista. Se poi vogliamo parlare di Stato sociale, inteso come welfare state, è tutta un'altra storia.

    Io difendo il liberalcapitalismo regolato. Un liberale è ben consapevole della necessità di porre limiti, libertà negative. Stabilire un confine in cui si è liberi di operare, tutto qui. Per quello appoggio le richieste di regolamentare il Mercato e, soprattutto, la Finanza. Io sono contro alle intrusioni dello Stato all'interno di queste libertà di agire, agli ulteriori vincoli restrittivi, che abbattono il limite prestabilito e quindi la liberà stessa di agire.

    Lo Stato Socialista è questo. Privare l'uomo della libertà di agire, per il supposto e presunto 'bene superiore comune'. Io non voglio vivere in uno Stato del genere, non so te...

    Se invece tu hai inteso la mia negazione di Stato Socialista come negazione di Welfare State, amico mio, non mi conosci proprio: sì ai diritti sociali, ma alla sicurezza sociale che cade in assistenzialismo e genera parassitismo. Non mi sognerei mai di abbattere il Welfare State, pure non avendne potenzialmente bisogno, perché so bene che è un valore aggiunto del benessere della società. Ma ridefinirlo, onde evitare sprechi ed effetti boomerang, è essenziale per continuare a mantenere questo modello. Ecco la mia visione: lo Stato deve occuparsi di welfare e diritti naturali e sociali dell'uomo, dalla giustizia alla vita, dalla proprietà alla sicurezza, ma NON deve subentrare attivamente nell'economia. Il dinamismo e la competitività crollano, a danno del benessere collettivo, se lo Stato entra in Economia.

  • Anonimo
    1 decennio fa

    Solo se gli italiani collaborassero al bene comune.

  • Anonimo
    1 decennio fa

    Il pensiero di Gila è corretto a tratti e nel suo complesso esprime bene la situazione odierna.

    Bè, in Italia secondo me è indispensabile. Vuoi sapere perché ? Perché questo paese non ha mai assaporato nemmeno dalla punta di un cucchiaio cos'è l'uguaglianza...

    Intendiamoci, il Comunismo è utopia, non è realizzabile, ma una dose di comunismo gli italiani la necessitano come è necessaria l'acqua per vivere.

  • 1 decennio fa

    Non solo funzionerebbe, ma sarà indispensabile. Quando questa ubriacatura delle destre tornate al potere sarà finita, avremo un mondo lacerato dalle disuguaglianze, un mondo dove immense ricchezze sono state concentrate da pochi criminali privilegiati a danno dei molti. Oggi siamo tornati ai tempi della pre rivoluzione francese, dove la nobiltà e il clero dominavano con dispotismo sulla plebe considerata alla stregua di un animale da sfruttare finché porta ricchezza.

    All' amico marco619 - Per prima cosa non confondere socialismo con comunismo. Poi come si può ulteriormente difendere un capitalismo senza regole nato dalle forsennate ideologie Thatcheriane e reaganiane dove per loro la società non esiste, ma esistono solo persone divise fra loro da ricchezza, razza e ruoli. La destra ultraconservatrice e nemica pure dei liberali, quale dici di essere, perché ha come obbiettivo il sottomettere la politica e la finanza da usare come strumenti per ottenere per loro e solo loro stratosferici guadagni. Non credo che tu sia d' accordo su alcuni degli obbiettivi che questa destra vuole perseguire e in parte già attenuti. Tipo

    -Soppressione del salario minimo

    -Diminuzione dei tempi di durata della cassa integrazione

    -Sostituzione dei contratti collettivi, dovunque possibile, con contratti individuali e a livello delle singole imprese

    -Incremento delle fasce salariali a favore degli stipendi più elevati

    -Ridimensionamento delle spese per le prestazioni sociali.

    Dimmi se è questa la società alla quale tanto aspiri??

    Fonte/i: personale
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  • 1 decennio fa

    Col *****

  • “Tornare” (?) al socialismo renderebbe povere le regioni ricche, più povere quelle povere.

    Certo, si arricchirebbero i Burocrati, gli amministratori della redistribuzione della ricchezza…

    .

  • 1 decennio fa

    MAI

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