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10 punti!!domanda facile facile ma urgente chi mi aiuta?

Allora mi serve questa ricerca:il senso religioso dell' uomo primitivo+ la spiegazione della parola religione,io ho provata a cercarla su google ma non mi ha portato niente magari voi siete più bravi di me!!grazie in anticipo,comunque pollici in su a tutti e 10 punti al migliore!!!

5 risposte

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  • Zanzar
    Lv 6
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    Con la fine del Paleolitico Medio e la comparsa dell'homo di Neanderthal, appaiono le prime documentazioni afferenti alla sfera religiosa con le pratiche di sepoltura e il culto dei morti.

    Sarà solo col Paleolitico Superiore, periodo contraddistinto da uno stretto legame dell'uomo con la natura, che si avrà un'esplosione dell'arte espressa con le raffigurazioni parietali nelle caverne, con le sepolture su roccia e con le statuette.

    Le prime rappresentazioni di carattere naturalistico ritraggono bisonti, cavalli, cervi isolati o in gruppi ed in alcuni casi, le figure appaiono sovrapposte fra loro o affiancate a figure umane o a segni tettiformi, come nel caso dei bisonti ritrovati a Font de Gaume in Dordogna.

    Accanto alle figure maschili, rappresentate in numero ristretto, appaiono quelle femminili.

    Si tratta delle cosiddette "Veneri del Paleolitico", le Dee Madri simbolo di fertilità, rappresentate con seni, fianchi e glutei prominenti. Durante la fase paleolitica (ancor prima della scoperta dell’agricoltura), la donna rappresenta la Dea Madre Universale, genitrice delle origini, dalla quale hanno origine gli uomini, gli animali, i frutti della natura.

    Col Neolitico da un lato si farà strada la civiltà degli allevatori e dei pastori, retta da una struttura patriarcale, dall’altro quella degli agricoltori che presenterà aspetti del matriarcato.

    Come riflesso religioso di questo dualismo economico-sociale, da una parte presso i pastori prevarrà la religione del Cielo Padre (perché dal cielo proviene la pioggia che fa nascere e crescere l’erba necessaria al pascolo e alla vita umana) e del Signore degli Animali (da lui, infatti, dipende la cattura della selvaggina e l’esito positivo della caccia), dall’altra, presso gli agricoltori la religione della Madre Terra.

    Nel corso del Paleolitico superiore si assiste anche alla nascita delle prime vere e proprie forme di culto. La divinità più venerata è la Dea Madre, la Dispensatrice di Vita, colei che dal suo grembo dà vita ad ogni creatura, ma come genera la vita, così può anche toglierla diventando in questo modo la Dea della Morte, che personifica le forze distruttive della natura.

    La massima espressione della divinità era rappresentata dalla sua riproduzione su statuette votive.

    Da una parte la Dea Madre,1 dall’altra il Dio Padre di solito rappresentato come divinità fallica (come l’idoletto in pietra leccese ritrovato nella tomba di Arnesano vicino Lecce) o con bucrani (nel caso dei santuari di Çatal Hűyűk in Turchia), o in veste di arciere e/o guerriero (come quelli delle pitture parietali rinvenute nei siti di Morella la Vella e della Gola di Gassulla nella Spagna orientale).

    In alcuni casi si hanno esempi di divinità doppie – il potere dei due – come la statuetta bicefala con il corpo decorato a motivi romboidali rinvenuta in Romania e datata al VII millennio.

    1Numerosi sono i ritrovamenti di statuette femminili in tutto il mondo, ma senza dubbio significativa è risultata quella rinvenuta di Vicofertile (Parma) risalente al V millennio a.C. Dalla tipologia d’impasto si deduce che è stata realizzata unicamente a scopo funerario.

    Elemento caratteristico del culto è il sacrificio.

    L’uomo, venerando la divinità, avverte l’esigenza di ringraziarla per i doni che ha ricevuto e, sentendosi riconoscente nei suoi confronti, le offre doni.

    L’uomo preistorico pratica questi culti nelle grotte ritenute dall’uomo moderno come veri e propri santuari della preistoria. In questi luoghi nella parte anteriore si svolgeva la vita socio-familiare, mentre, nella parte più interna si celebravano i riti e a volte si compivano anche sacrifici.

    Tra le offerte sacrificali si rinvengono spesso animali interi o parti significative di essi raffigurate sulle pareti accanto a veri e propri sacrifici umani: impronte di mani prive di un dito, come nel caso della Grotta dei Cervi di Porto Badisco presso Otranto in Puglia.

    Importanti oltre ai "santuari naturali", sono i resti di edifici di culto realizzati dall’uomo, cioè costruzioni adibite come abitazione e nel contempo come santuario familiare e altre edificazioni probabilmente usate solo come luogo di culto.

    Si ricordi a tal proposito le abitazioni di Nea Nikomadeia in Macedonia risalenti al VI millennio a. C. (con un focolare al centro della stanza ed accanto ad esso statuette femminili), o quelle di Çatal Hűyűk, nell’antica Anatolia, che si datano al 6500 a.C., e da ultimo la recente scoperta avvenuta sempre in Turchia nel sito di Göbekli Tepe di un tempio risalente al 9000 a.C..

    L'uomo preistorico in questo periodo esprime il suo senso religioso, anche in forme di religiosità cosmica. Si stupisce di fronte ai fenomeni della natura e li rappresenta. Ne sono esempi il motivo decorativo detto "a cometa" presente su frammenti ceramici rinvenuti nell'isola di Malta e la raffigurazione degli occhi della "Venere di Gavà" (Barcellona).

    Fonte/i: Il motivo solare si ritrova anche sulle pareti di Grotta Magura nei Balcani ed è simile a quello ritrovato a Porto Badisco in Puglia; compare anche sulla decorazione ceramica di Grotta Pacelli, sempre in Puglia. Naturalistica è la decorazione parietale di un'abitazione di un villaggio anatolico di Ç atal H ű y ű k, dov'è raffigurato il vulcano del monte Hasan Dag durante un'eruzione. Studiando i comportamenti dell'uomo preistorico, ci si rende conto di essere di fronte ad un homo religiosus e nel contempo symbolicus. Questo suo essere religiosus maturato durante il Paleolitico superiore, perdurerà anche nel corso del Neolitico. La religiosità dell'uomo preistorico si evidenzia maggiormente nel suo rapporto con la morte. Il defunto non è visto come morto del tutto, ma immerso in un sonno profondo e momentaneo che lo porterà, successivamente, a risvegliarsi. Nel momento in cui tornerà in vita avrà bisogno di nutrirsi e degli oggetti a lui cari nella precedente vita. I morti, durante il Paleolitico superiore, furono cosparsi di ocra, un pigmento naturale ritenuto simbolo di vita: il colore rosso, infatti, ricorda il colore del sangue. In Italia si ricordano le sepolture in grotta rinvenute in Liguria, nel sito delle Arene Candide (20.000 ca. a.C.), e in Puglia, in provincia di Foggia, nel sito di Grotta Pagliacci presso Rignano Garganico (24.000 ca. a.C.). Con il Neolitico accanto alle sepolture complete sono state rinvenute deposizioni di crani staccati dal corpo. Ne è esempio il ritrovamento nel sito di Gerico in Giordania, durante la fase preceramica, di crani coperti da una maschera di argilla sulla quale erano riprodotti i lineamenti del volto del defunto con conchiglie al posto degli occhi. Questa costumanza si spiega col fatto che nella testa sono concentrate tutte le forze vitali del corpo umano. Con il Neolitico finale, poi, accanto al rito dell’inumazione si trova quello dell’incinerazione. Quest’ultimo rito è da collegarsi alla credenza del dualismo "corpo e anima": l’anima essendo divina e immortale, dopo la morte corporale e la purificazione del corpo mediante il rito dell’incinerazione, sopravviveva ricongiungendosi alla sfera divina o celeste o reincarnandosi in un nuovo corpo. Importante in questo contesto è la funzione del fuoco: dono divino che permetteva la purificazione e la restituzione del corpo alla divinità che lo aveva generato. A Gorzsa in Ungheria sono stati ritrovati i resti in parte bruciati di un bambino, contenuti in un vaso antropomorfo risalenti al 5400 a.C.. Importanti sono, per quel che concerne la sfera religiosa, i ritrovamenti di coppelle, vaschette, canalette, fori passanti, nicchie, ritrovati sui lastroni di copertura e sugli ortostrati di monumenti dolmenici o su massi posti nelle immediate vicinanze degli stessi monumenti. Coppelle, vasche e canalette sono elementi afferenti ai riti di libagione che si compivano in prossimità dei sepolcri; i fori passanti, invece, sembrano corrispondere ai cosiddetti "fori delle anime": aperture attraverso le quali gli spiriti dei defunti comunicavano con i vivi. Da ultimo si ricordano le pintadere stampi in terracotta, utilizzati dall'uomo symbolicus per decorare in primis l'epidermide con motivi grafici più disparati e con colori solitamente sgargianti, oppure per abbellire i tessuti, il pane, le superfici dei vasi, le statuette o ancora per marchiare gli animali al fine di evidenziare la propria appartenenza ad un ghenos ben preciso. http://www.lswn.it/archeologia/articoli/la_religio... RELIGIONE: Etimologia: Il termine religione deriva dal latino relìgio, la cui etimologia non è del tutto chiarita: secondo Cicerone, la parola deriva dal verbo relegere, ossia "rileggere", intendendo una rilettura degli eventi naturali come opera di entità soprannaturali. Invece Tertulliano e Lattanzio,quest'ultimo ripreso da sant'Agostino,sostengono che la parola deriva da un altro verbo: religàre, cioè "legare, vincolare", nel significato di legare l'uomo alla divinità. Religàre può indicare anche l'idea di vincolare gli uomini nella comunità, sotto le stesse leggi e lo stesso culto. Altre possibili etimologie fanno risalire la parola ai verbi relegàre ("allontanare, dividere", che sottolinea la separazione tra le cose sacre e profane), religere ("considerare diligentemente" gli dei), e re-eligere (scegliere ancora, effettuare una nuova scelta). Significato: il complesso di credenze e di atti di culto che collega la vita dell'uomo a un ordine superiore e soprattutto alla divinità, intesa come fine ultimo di tutte le cose 2 sf [in senso figurato] sentimento di riverenza 3 sf ordine monastico, congregazione religiosa
  • Anonimo
    1 decennio fa

    Se mi permetti ti racconto la storia della nascita del pensiero religioso come l'ho immaginata io.

    Partiamo dal momento del Grande Salto e cioè dal momento in cui un animale mammifero scimmiesco, forse per una Grande Paura, forse per mutazioni genetiche o forse per ambedue i motivi, scese dagli alberi e inizió a camminare in posizione eretta.

    Come ci fu un primo pesce che osó diventare anfibio, come ci fu un primo rettile che osó diventare uccello, cosí ci fu un animale mammifero che osó entrare nella dimensione umana, saltando l'abisso che separa tale dimensione da quella animale.

    L'ominide preistorico era quindi un nuovo essere. Era infatti un essere molto "strano", imprevedibile. Perchè usciva fuori da tutti gli schemi degli animali allora conosciuti.

    Nel regno animale la scimmia aspirante-uomo viveva in uno stato paradisiaco. Senza tanti problemi e senza responsabilità, in quanto era governata dai programmi istintivi. Era anche senza angoscia, in quanto viveva nel presente e non aveva alcuna idea della morte.

    Ovviamente gli animali cercano istintivamente di evitare la morte, ma siccome vivono nel presente e non hanno il senso della propria individualità, non ne sono ossessionati e quando accade, l'accettano come un fatto naturale.

    La scimia aspirante-uomo divenne essere umano grazie al livello di complessità raggiunto dal suo cervello, che le permise di esprimere l'autoconsapevolezza.

    Prendendo coscienza della propria individualità la mente, appena neonata e cosí primitiva, dell'ominide primitivo fu inondata da uno tsunami di angoscia.

    Il senso di individualità le fece intuire che il ponte che la legava al mondo animale era crollato e che si trovava sola, indifesa, contro tutti, immersa in un mondo terribilmente ostile.

    L'ominide primitivo fu quindi immediatamente ossessionato dalla morte.

    L'ossessione della morte gli fece acquisire il senso del tempo, in quanto capí che la morte era perennemente in agguato, nascosta dietro ogni angolo del futuro.

    E ne fu terrorizzato.

    Per riuscire a non impazzire escogitó allora uno stratagemma che gli permise di negare la morte.

    Da premettere che l'ominide primitivo, da un punto di vista psicologico, era come un bambino. Per cui confondeva la realtà di ogni giorno con la realtà onirica.

    Sognando un parente morto, l'uomo primitivo credette allora che non era veramente morto e che viveva in una dimensione invisibile, parallela a quella quotidiana.

    Nacque cosí, in forma molto embrionale, il concetto di anima e di aldilà.

    Il pensiero religioso si sviluppó quindi dal terrore della morte e dal desiderio di gestire un rapporto continuo con i defunti.

    Essendo essi invisibili, e cioè disincarnati, erano diventati più potenti, perchè potevano colpire senza essere visti e senza essere colpiti.

    Ma se c'era un mondo invisibile Superpotente, popolato dai morti, questo doveva essere governato anche da Esseri Soprannaturali.

    Il pensiero religioso, che nasce col culto dei morti, inventa cosí la prima divinità, la Dea Madre, Generatrice Universale, degli esseri umani, degli animali e delle piante.

    L'uomo primitivo era fortemente legato alla Natura, dalla quale dipendeva la sua vita, per cui, per capirla meglio e per tentare di relazionare con Lei, la personificó.

    Come la donna-madre la natura nutriva i suoi figli, li accudiva, li proteggeva e li aiutava.

    L'uomo primitivo sentí allora l'esigenza di ringraziare la Natura per i doni che gli dava (cibo, riparo, armi, acqua, fuoco...) e per tutte le volte che lo salvava dagli attacchi degli animali selvatici e dai cataclismi naturali.

    La Natura infatti non era soltanto amorevole, ma sapeva essere enormemente cattiva e distruttiva.

    La sua protezione, quindi, doveva essere conquistata.

    Ma come?

    Non solo facendole dei doni, specialmente alimentari, ma anche compiendo dei sacrifici.

    Nell'ossessione di propiziarsi i favori della Grande Madre Natura, l'uomo preistorico arrivó non solo ad offrire il cibo migliore, ma anche animali, esseri umani, i propri figli ed anche parti del proprio corpo.

    I riti sacri davano l'impressione all'uomo primitivo di avere in qualche modo la possibilità di relazionarsi con le divinità, spesso terrificanti, della Natura e di influenzarne il comportamento.

    In questo modo sentiva di non avere soltanto una parte passiva nel palcoscenico del mondo, ma era in grado di orientare gli eventi a suo favore.

    Ma perchè i sacrifici umani? Perchè i sacrifici dei propri figli? Perchè le mutilazioni del proprio corpo?

    L'uomo primitivo era convinto che donando le cose più preziose, le divinità della Natura non si offendevano e anzi lo apprezzavano di più elargendogli doni, favori e aiuti.

    Ma qual era il dono più prezioso?

    Sicuramente la vita.

    Il dono della vita era quindi molto gradito alle divinità della Natura.

    Ma qual era la vita più preziosa?

    La propria.

    Per cui l'uomo primitivo decise di offrire la vita dei propri figli, che erano i beni più preziosi che aveva e che, siccome somigliavan

  • I primitivi crearono l'idea di religione osservando gli eventi naturali, che non capivano. Quindi attribuirono un significato divino ad ogni pioggia, nevicata o tempesta di vento, che interpretavano come reazione al loro modo di agire..In pratica pensavano che se non si fossero comportati bene sarebbe arrivata una violenta tempesta, e così via.

    Poi vabbè, gli antichi avevano anche molte superstizioni, ad esempio fare disegni sui muri degli animali che intendevano cacciare..

    La religione di oggi non è altro che una conseguenza dell'ignoranza primordiale^^

  • 1 decennio fa

    Allora l'uomo primitivo aveva una religione più che altro fondata sul rapporto con la terra e le forze naturali. Pensa ai popoli africani che sono prevalentemente animisti. L'adorazione andava da una dèa al dio cornuto.

    Religione significa "religere", cioè "unire", "legare", nel senso non solo di legare le persone, ma di legare l'uomo (in questo caso) alla terra.

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  • Anonimo
    1 decennio fa

    Quando l'uomo ha cominciato ad avere coscienza della propria morte e delle proprie possibilità come essere pensante si è sentito molto smarrito e ha cominciato a pensare che ci fosse un'essere superiore che tenesse le redini del mondo, quindi si fabbricò l'idea di Dio.

    L'uomo ha cominciato a credere per poter meglio sopravvivere, si può anche aggiungere che l'uomo cominciò a credere in un momento preciso dell'evoluzione, adesso l'uomo sta smettendo di credere perchè tutti quei quesiti che si poneva in epoca primitiva sono stati risolti dalla scienza, dalla filosofia e dalla logica.

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