promotion image of download ymail app
Promoted
Rotrens ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 decennio fa

Mi servono i primi 100 versi dell'iliade...senza parafrsi e quantaltro...solo i versi originali...GRAZIE?

2 risposte

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    Cantami, o Diva, del Pelìde Achille

    l'ira funesta che infiniti addusse

    lutti agli Achei, molte anzi tempo all'Orco

    generose travolse alme d'eroi,

    e di cani e d'augelli orrido pasto

    lor salme abbandonò (così di Giove

    l'alto consiglio s'adempìa), da quando

    primamente disgiunse aspra contesa

    il re de' prodi Atride e il divo Achille.

    E qual de' numi inimicolli? Il figlio

    di Latona e di Giove. Irato al Sire

    destò quel Dio nel campo un feral morbo,

    e la gente perìa: colpa d'Atride

    che fece a Crise sacerdote oltraggio.

    Degli Achivi era Crise alle veloci

    prore venuto a riscattar la figlia

    con molto prezzo. In man le bende avea,

    e l'aureo scettro dell'arciero Apollo:

    e agli Achei tutti supplicando, e in prima

    ai due supremi condottieri Atridi:

    O Atridi, ei disse, o coturnati Achei,

    gl'immortali del cielo abitatori

    concedanvi espugnar la Prïameia

    cittade, e salvi al patrio suol tornarvi.

    Deh mi sciogliete la diletta figlia,

    ricevetene il prezzo, e il saettante

    figlio di Giove rispettate. - Al prego

    tutti acclamâr: doversi il sacerdote

    riverire, e accettar le ricche offerte.

    Ma la proposta al cor d'Agamennóne

    non talentando, in guise aspre il superbo

    accommiatollo, e minaccioso aggiunse:

    Vecchio, non far che presso a queste navi

    ned or né poscia più ti colga io mai;

    ché forse nulla ti varrà lo scettro

    né l'infula del Dio. Franca non fia

    costei, se lungi dalla patria, in Argo,

    nella nostra magion pria non la sfiori

    vecchiezza, all'opra delle spole intenta,

    e a parte assunta del regal mio letto.

    Or va, né m'irritar, se salvo ir brami.

    Impaurissi il vecchio, ed al comando

    obbedì. Taciturno incamminossi

    del risonante mar lungo la riva;

    e in disparte venuto, al santo Apollo

    di Latona figliuol, fe' questo prego:

    Dio dall'arco d'argento, o tu che Crisa

    proteggi e l'alma Cilla, e sei di Tènedo

    possente imperador, Smintèo, deh m'odi.

    Se di serti devoti unqua il leggiadro

    tuo delubro adornai, se di giovenchi

    e di caprette io t'arsi i fianchi opimi,

    questo voto m'adempi; il pianto mio

    paghino i Greci per le tue saette.

    Sì disse orando. L'udì Febo, e scese

    dalle cime d'Olimpo in gran disdegno

    coll'arco su le spalle, e la faretra

    tutta chiusa. Mettean le frecce orrendo

    su gli omeri all'irato un tintinnìo

    al mutar de' gran passi; ed ei simìle

    a fosca notte giù venìa. Piantossi

    delle navi al cospetto: indi uno strale

    liberò dalla corda, ed un ronzìo

    terribile mandò l'arco d'argento.

    Prima i giumenti e i presti veltri assalse,

    poi le schiere a ferir prese, vibrando

    le mortifere punte; onde per tutto

    degli esanimi corpi ardean le pire.

    Nove giorni volâr pel campo acheo

    le divine quadrella. A parlamento

    nel decimo chiamò le turbe Achille;

    ché gli pose nel cor questo consiglio

    Giuno la diva dalle bianche braccia,

    de' moribondi Achei fatta pietosa.

    Come fur giunti e in un raccolti, in mezzo

    levossi Achille piè-veloce, e disse:

    Atride, or sì cred'io volta daremo

    nuovamente errabondi al patrio lido,

    se pur morte fuggir ne fia concesso;

    ché guerra e peste ad un medesmo tempo

    ne struggono. Ma via; qualche indovino

    interroghiamo, o sacerdote, o pure

    interprete di sogni (ché da Giove

    anche il sogno procede), onde ne dica

    perché tanta con noi d'Apollo è l'ira:

    se di preci o di vittime neglette

    il Dio n'incolpa, e se d'agnelli e scelte

    capre accettando l'odoroso fumo,

    il crudel morbo allontanar gli piaccia.

    Così detto, s'assise. In piedi allora

    di Testore il figliuol Calcante alzossi,

    de' veggenti il più saggio, a cui le cose

    eran conte che fur, sono e saranno;

    e per quella, che dono era d'Apollo,

    profetica virtù, de' Greci a *****

    avea scorte le navi. Ei dunque in mezzo

    pien di senno parlò queste parole:

    Amor di Giove, generoso Achille,

    vuoi tu che dell'arcier sovrano Apollo

    ti riveli lo sdegno? Io t'obbedisco.

    Ma del braccio l'aita e della voce

    a me tu pria, signor, prometti e giura:

    perché tal che qui grande ha su gli Argivi

    tutti possanza, e a cui l'Acheo s'inchina,

    n'andrà, per mio pensar, molto sdegnoso.

    Quando il potente col minor s'adira,

    reprime ei sì del suo rancor la vampa

    per alcun tempo, ma nel cor la cova,

    finché prorompa alla vendetta. Or dinne

    se salvo mi farai. - Parla securo,

    rispose Achille, e del tuo cor l'arcano,

    qual ch'ei si sia, di' franco. Per Apollo

    che pregato da te ti squarcia il velo

    de' fati, e aperto tu li mostri a noi,

    per questo Apollo a Giove caro io giuro:

    nessun, finch'io m'avrò spirto e pupilla,

    con empia mano innanzi a queste navi

    oserà vïolar la tua persona,

    nessuno degli Achei; no, s'anco parli

    d'Agamennón che sé medesmo or vanta

    dell'esercito tutto il più possente.

    Allor fe' core il buon profeta, e disse:

    né d'obblïati sacrifici il Dio

    né di voti si duol, ma dell'oltraggio

    che al sacerdote fe' poc'anzi Atride,

    che francargli la figlia ed accettarne

    il riscatto negò. La colpa è questa

    onde cotante ne diè strette, ed altre

    l'arcier divino ne darà; né pria

    ritrarrà dal castigo la m

    • Commenter avatarAccedi per rispondere alle risposte
  • 1 decennio fa

    se ne manca qualcuno cerca qui:

    http://www.liberliber.it/biblioteca/h/homerus/ilia...

    Cantami, o Diva, del Pelìde Achille

    l'ira funesta che infiniti addusse

    lutti agli Achei, molte anzi tempo all'Orco

    generose travolse alme d'eroi,

    e di cani e d'augelli orrido pasto

    lor salme abbandonò (così di Giove

    l'alto consiglio s'adempìa), da quando

    primamente disgiunse aspra contesa

    il re de' prodi Atride e il divo Achille.

    E qual de' numi inimicolli? Il figlio

    di Latona e di Giove. Irato al Sire

    destò quel Dio nel campo un feral morbo,

    e la gente perìa: colpa d'Atride

    che fece a Crise sacerdote oltraggio.

    Degli Achivi era Crise alle veloci

    prore venuto a riscattar la figlia

    con molto prezzo. In man le bende avea,

    e l'aureo scettro dell'arciero Apollo:

    e agli Achei tutti supplicando, e in prima

    ai due supremi condottieri Atridi:

    O Atridi, ei disse, o coturnati Achei,

    gl'immortali del cielo abitatori

    concedanvi espugnar la Prïameia

    cittade, e salvi al patrio suol tornarvi.

    Deh mi sciogliete la diletta figlia,

    ricevetene il prezzo, e il saettante

    figlio di Giove rispettate. - Al prego

    tutti acclamâr: doversi il sacerdote

    riverire, e accettar le ricche offerte.

    Ma la proposta al cor d'Agamennóne

    non talentando, in guise aspre il superbo

    accommiatollo, e minaccioso aggiunse:

    Vecchio, non far che presso a queste navi

    ned or né poscia più ti colga io mai;

    ché forse nulla ti varrà lo scettro

    né l'infula del Dio. Franca non fia

    costei, se lungi dalla patria, in Argo,

    nella nostra magion pria non la sfiori

    vecchiezza, all'opra delle spole intenta,

    e a parte assunta del regal mio letto.

    Or va, né m'irritar, se salvo ir brami.

    Impaurissi il vecchio, ed al comando

    obbedì. Taciturno incamminossi

    del risonante mar lungo la riva;

    e in disparte venuto, al santo Apollo

    di Latona figliuol, fe' questo prego:

    Dio dall'arco d'argento, o tu che Crisa

    proteggi e l'alma Cilla, e sei di Tènedo

    possente imperador, Smintèo, deh m'odi.

    Se di serti devoti unqua il leggiadro

    tuo delubro adornai, se di giovenchi

    e di caprette io t'arsi i fianchi opimi,

    questo voto m'adempi; il pianto mio

    paghino i Greci per le tue saette.

    Sì disse orando. L'udì Febo, e scese

    dalle cime d'Olimpo in gran disdegno

    coll'arco su le spalle, e la faretra

    tutta chiusa. Mettean le frecce orrendo

    su gli omeri all'irato un tintinnìo

    al mutar de' gran passi; ed ei simìle

    a fosca notte giù venìa. Piantossi

    delle navi al cospetto: indi uno strale

    liberò dalla corda, ed un ronzìo

    terribile mandò l'arco d'argento.

    Prima i giumenti e i presti veltri assalse,

    poi le schiere a ferir prese, vibrando

    le mortifere punte; onde per tutto

    degli esanimi corpi ardean le pire.

    Nove giorni volâr pel campo acheo

    le divine quadrella. A parlamento

    nel decimo chiamò le turbe Achille;

    ché gli pose nel cor questo consiglio

    Giuno la diva dalle bianche braccia,

    de' moribondi Achei fatta pietosa.

    Come fur giunti e in un raccolti, in mezzo

    levossi Achille piè-veloce, e disse:

    Atride, or sì cred'io volta daremo

    nuovamente errabondi al patrio lido,

    se pur morte fuggir ne fia concesso;

    ché guerra e peste ad un medesmo tempo

    ne struggono. Ma via; qualche indovino

    interroghiamo, o sacerdote, o pure

    interprete di sogni (ché da Giove

    anche il sogno procede), onde ne dica

    perché tanta con noi d'Apollo è l'ira:

    se di preci o di vittime neglette

    il Dio n'incolpa, e se d'agnelli e scelte

    capre accettando l'odoroso fumo,

    il crudel morbo allontanar gli piaccia.

    Così detto, s'assise. In piedi allora

    di Testore il figliuol Calcante alzossi,

    de' veggenti il più saggio, a cui le cose

    eran conte che fur, sono e saranno;

    e per quella, che dono era d'Apollo,

    profetica virtù, de' Greci a *****

    avea scorte le navi. Ei dunque in mezzo

    pien di senno parlò queste parole:

    Amor di Giove, generoso Achille,

    vuoi tu che dell'arcier sovrano Apollo

    ti riveli lo sdegno? Io t'obbedisco.

    Ma del braccio l'aita e della voce

    a me tu pria, signor, prometti e giura:

    perché tal che qui grande ha su gli Argivi

    tutti possanza, e a cui l'Acheo s'inchina,

    n'andrà, per mio pensar, molto sdegnoso.

    Quando il potente col minor s'adira,

    reprime ei sì del suo rancor la vampa

    per alcun tempo, ma nel cor la cova,

    finché prorompa alla vendetta. Or dinne

    se salvo mi farai. - Parla securo,

    rispose Achille, e del tuo cor l'arcano,

    qual ch'ei si sia, di' franco. Per Apollo

    che pregato da te ti squarcia il velo

    de' fati, e aperto tu li mostri a noi,

    per questo Apollo a Giove caro io giuro:

    nessun, finch'io m'avrò spirto e pupilla,

    con empia mano innanzi a queste navi

    oserà vïolar la tua persona,

    nessuno degli Achei; no, s'anco parli

    d'Agamennón che sé medesmo or vanta

    dell'esercito tutto il più possente.

    Allor fe' core il buon profeta, e disse:

    né d'obblïati sacrifici il Dio

    né di voti si duol, ma dell'oltraggio

    che al sacerdote fe' poc'anzi Atride,

    che francargli la figlia ed accettarne

    il riscatto negò. La colpa è questa

    onde cotante ne diè strette, ed altre

    l'arcier divino ne darà; né pria

    ritrarrà dal castigo la m

    • Commenter avatarAccedi per rispondere alle risposte
Altre domande? Fai una domanda e ottieni le risposte che cerchi.