Sonia ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 decennio fa

mi aiutate !!! fatemi il riassunto del libro il bambino con il pigiama a righe?

5 risposte

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  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    il bambino col pigiama a righe....mmmm....l' ho letto...billo!! narra la storia di un bambino che si trasferisce in una casa accanto ad un campo di concentramento per gli ebrei..suoi padre è un amico di Hitler ed è un comandante nazista..

    il bambino uscendo di casa per giocare arriverà fino al recinto spinato ed incontrerà un bambino ebreo di nome shmuel...da quel momento nascerà una forte amicizia tra i due..un legame così potente che li porterà entrambi alla morte...

    il bambino nazista che non capiva la crudeltà degli atti del padre decide di varcare il recinto ed unirsi agli ebrei per giocare un po..ma insieme all' amico verrà portato in una camera a gas e lì morirà....

    fine.....

    spero di esserti stata utile!! ciao!!!!

  • 1 decennio fa

    Al centro di questa storia c'è l'incredibile amicizia tra due bambini: Bruno e Shmuel, l'uno figlio di un gerarca nazista promosso alla direzione di un campo di concentramento, e l'altro un indifeso ragazzino ebreo, internato assieme al padre proprio in quel campo. Bruno, bambino fantasioso e vivace, che adora gli aeroplani e le storie d'avventure, si trasferisce, assieme a tutta la famiglia, in una spettrale e solitaria casa nei pressi del campo di sterminio sotto la supervisione del padre. Mentre la sorella, di qualche anno più grande, si fa plasmare dall'ideologia nazionalsocialista propugnata dal padre e da un severo istitutore, Bruno riesce a fronteggiare il male, ergendo a schermo la propria innocenza e fantasia. E proprio la sua sete d'avventure, contrapposta ai freddi e razionalisti volumi di storia impostigli dal maestro, lo spingono a esplorare la campagna circostante l'abitazione, fino ad imbattersi nel campo di concentramento. Attraverso il filo spinato, Bruno vede un altro bambino, Shmuel, affamato, affaticato e vestito con una divisa a righe, con cui fa subito amicizia. L'innocenza di Bruno non gli consente immaginare neanche lontanamente la malvagità degli adulti. Si costruisce così una propria spiegazione, del tutto infantile e ingenua, ma di certo meno folle dell'abominio concepito dai nazisti: il campo non è altro che una fattoria, le divise a righe sono semplicemente dei pigiami, e i numeri di matricola con cui sono contrassegnati gli internati fanno solo parte di un gioco. Ma sarà Shmuel ad aprire pian piano gli occhi di Bruno, fino a fargli mettere in dubbio anche le azioni del padre, nei riguardi del quale aveva sempre riposto una completa fiducia. Purtroppo, entrambi i ragazzi saranno letteralmente travolti dall'orribile verità in cui hanno avuto la sfortuna di imbattersi.

  • 1 decennio fa

    Bruno è un bambino di otto anni, che durante la seconda guerra mondiale vive una vita agiata e confortevole in una bella casa di Berlino. Suo padre Ralf è un ufficiale nazista autoritario che si trasferisce con la famiglia in campagna per incarichi di lavoro. Bruno non è affatto contento di questo trasferimento: deve lasciare la sua bella casa e i suoi amici. Nella nuova casa non ha nessuno con cui giocare; in più la sua mamma gli proibisce di "esplorare" i dintorni, vietandogli anche solo di andare nel giardino sul retro.

    Dalla finestra della sua camera, però, Bruno vede ogni giorno delle persone all'interno di un recinto, tutte uguali e vestite con un "pigiama" a righe. La mamma, a disagio di fronte alle sue domande, gli fa credere che siano "contadini" al lavoro in una "fattoria". A Bruno però viene espressamente vietato di andare alla fattoria per giocare con i bambini che si trovano lì, perché sono "strani" e "diversi" da lui.

    Intanto a casa di Bruno arriva un nuovo istitutore, che educa lui e la sorella maggiore Gretel secondo l'ideologia nazista. Gretel, affascinata anche da un giovane tenente delle SS, comincia ad aderire a questa ideologia; Bruno, invece, non riesce a capire perché gli ebrei debbano essere considerati cattivi, anche perché Pavel, un prigioniero ebreo che lavora in casa, è molto gentile con il bambino.

    Finalmente Bruno scopre il modo per "evadere" da casa e si lancia nell'esplorazione del bosco vicino, fin quando non arriva alla tanto agognata fattoria. Qui, oltre una barriera di filo spinato, incontra un bambino della sua età, Shmuel, anche lui con il pigiama a righe. Parlando con Shmuel, Bruno comincia a capire che nella fattoria c'è qualcosa che non va, qualcosa di brutto, e che proprio suo padre ne è responsabile. Infine, una sera, Pavel viene ucciso dal tenente delle SS e Gretel rivela al fratellino che la "fattoria" altro non è che un lager.

    Bruno è sconcertato nello scoprire che il suo papà, un eroico soldato, faccia cose tanto cattive. Nello stesso tempo la mamma comincia a comportarsi in modo strano; in realtà la donna ha scoperto che il campo è dotato di forni crematori, ed è quindi un campo di sterminio, e affronta il marito affermando di non voler essere complice di un simile orrore.

    Un giorno Bruno ha una bella sorpresa: Shmuel è stato portato in casa, con il compito di lucidare l'argenteria in vista di una grande festa. Felice di vedere l'amico, Bruno gli offre dei dolci: ma quando il tenente delle SS, che li sorprende insieme, lo accusa di aver dato cibo a un "verme" ebreo, Bruno si spaventa e nega; di conseguenza, Shmuel viene duramente picchiato e ricondotto al lager. Bruno è pentito e vergognoso del suo atto di vigliaccheria, ma si consola quando vede un film di propaganda nazista in cui i lager sono rappresentati come pacifici villaggi; il bambino si convince che il suo papà è un brav'uomo di cui può essere orgoglioso. Ora desidera soltanto fare la pace con il suo amico Shmuel.

    Il papà gli dice però che, d'accordo con la mamma, lui e Gretel andranno presto a stare con la zia, in un luogo più sicuro (sul campo cominciano incursioni aeree nemiche) e più adatto a dei bambini. Bruno corre ad avvertire Shmuel, e lo trova assai preoccupato: il padre, ciabattino del lager, è scomparso. Bruno scopre di poter passare sotto il filo spinato, e si offre di aiutare Shmuel a trovare il suo papà, in modo da farsi perdonare. I due bambini decidono di compiere questa "missione segreta" il giorno successivo, appena prima della partenza di Bruno.

    Secondo il "piano", Shmuel procura un altro "pigiama" e Bruno, mimetizzato, entra nel lager; qui si rende conto che la realtà è molto diversa dal film di propaganda che aveva visto, e vuole tornare a casa. Poi però non riesce ad abbandonare l'amico ed entra con lui in una delle baracche del campo.

    Intanto, a casa, la mamma e Gretel si accorgono della scomparsa di Bruno e ne seguono le tracce, fino a scoprire che il bambino si è inoltrato nel bosco; corrono allora ad avvertire il papà che si precipita alla sua ricerca. Scoppia un tremendo temporale, proprio quando il papà arriva al reticolato e trova i vestiti di Bruno: capisce allora che il figlio deve essere nel campo.

    Bruno è sempre nella baracca con Shmuel e fatica a capire quello che vede e sente, quando scoppia un gran trambusto: tutti urlano, e cominciano a correre fuori. Guardie armate di bastone li spingono, e chi rimane indietro viene ucciso. Alla fine tutti entrano in un edificio di cemento: Bruno pensa che sia un riparo dalla pioggia, ma qualcuno spiega che sono lì per fare la doccia. Bruno e Shmuel si spogliano, poi tenendosi per mano entrano con tutti gli altri in una stanza. La porta di ferro viene chiusa e la luce si spegne. Quando il papà di Bruno arriva alla camera a gas, c'è solo silenzio. Il film si conclude con lo spegnimento delle luci dell'edificio, il che fa capire chiaramente che ormai per Bruno e Shmuel non ci sono più speranze.

    Fonte/i: è sicuramente giusto la mia prof. la classificato come il miglior riassunto di tutta la classe
  • 1 decennio fa

    Bruno è un tranquillo ragazzo di otto anni figlio di un ufficiale nazista, la cui promozione porta la famiglia a trasferirsi dalla loro comoda casa di Berlino in un’area desolata in cui questo ragazzino solitario non trova nulla da fare e nessuno con cui giocare. Decisamente annoiato e spinto dalla curiosità, Bruno ignora le continue indicazioni della madre, che gli proibisce di esplorare il giardino posteriore e si dirige verso la ‘fattoria’ che ha visto nelle vicinanze. Lì, incontra Shmuel, un ragazzo della sua età che vive un’esistenza parallela e differente dall’altra parte del filo spinato. L’incontro di Bruno col ragazzo dal pigiama a strisce lo porta dall’innocenza a una consapevolezza maggiore del mondo degli adulti che li circonda, mentre gli incontri con Shmuel si trasformano in un’amicizia dalle conseguenze terribili.

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  • Protagonista del romanzo è Bruno, un bambino di nove anni: vive a Berlino, in una grande casa con mamma, papà e sorella maggiore. D’improvviso la famiglia deve trasferirsi. Siamo in Germania nel 1942. La nuova casa è triste e isolata: una villetta in mezzo alla campagna in vicinanza di una interminabile recinzione di rete metallica, all’interno della quale si vedono costruzioni in mattoni rossi fra i quali svetta un altissimo camino.

    Il papà di Bruno è comandante di un campo di sterminio, ma il bambino non sa di cosa si tratta, non capisce perché deve vivere in un posto che non gli piace, non accetta di non avere amici. Un giorno, dietro la recinzione, trova un bambino, Shmuel (Samuel in polacco), molto magro, vestito con un pigiama a righe: è l’unico essere vivente della sua stessa età e riesce a fare amicizia con lui, sempre diviso dalle maglie della rete.

    Il romanzo risente di una costruzione narrativa spesso molto costruita. I due bambini hanno nove anni: possibile che Shmuel non spieghi all’amico cosa accade nel campo di sterminio e che Bruno continui a credere che si tratti di una comunità umana non diversa da quelle normali dei paesi e delle città? Le vicende risentono di una forzatura non sempre accettabile.

    Probabilmente un giovane lettore non si accorge di certe contraddizioni nello sviluppo della vicenda ed è corretto e doveroso che l’adulto glielo faccia notare. Se l’ambientazione del libro è quella dei campi di sterminio nazisti, tre temi risultano: l’amicizia fra i due bambini che, pur con le contraddizioni sopra accennate, assume un forte significato emotivo; l’obbedienza del protagonista e della famiglia al padre, per la quale non viene mai messa in discussione la sua terribile attività e le conseguenze che moglie e figli devono sopportare; il modo sbagliato del metodo educativo di genitori che pensano soltanto a se stessi.

    Nel libro, il campo di sterminio viene chiamato Auscit anziché Auschwitz perché Bruno non sa pronunciare un nome tanto difficile. Sulla vita e le vicende del padre alto ufficiale, incombe la figura del Grande Capo chiamato “il Furio” invece che il Fürher, come invece è il suo vero nome. Forse giochi del genere potevano essere evitati. Ma insisto: un libro come questo suscita un’infinità di problemi, ma è difficile ignorarlo.

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