Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 decennio fa

su quali aspetti della mostruosità di polifemo omero insiste maggiormente?

1 risposta

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  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    Ciao..Ecco 3 descrizioni diverse di Polifemo :

    Polifemo è un semiumano gigantesco con un solo grande occhio al centro della fronte, che alleva moltissime pecore e si nutre di formaggio e, occasionalmente, di uomini. Lo troviamo anche nell'Eneide di Virgilio.

    Omero, o chi per lui, ci narra che Ulisse, durante il suo lungo viaggio, sbarca nella terra dei Ciclopi. Lì lui e i suoi compagni di viaggio vengono catturati dal gigante che ne mangia tre. Dopo un periodo di permanenza in prigionia Odisseo prepara una trappola. Innanzi tutto offre al Ciclope del vino, che ringraziandolo, prima di crollare nel sonno, gli chiede il suo nome. Lui afferma di chiamarsi Nessuno. Poi lo acceca con un bastone arroventato al fuoco. In seguito scappa coi compagni con un abile stratagemma: ognuno si sarebbe aggrappato sotto il vello di una pecora e, quando Polifemo avesse portato a pascolare la mandria, gli eroi sarebbero fuggiti.

    Polifemo era figlio del dio del mare Poseidone e di una bellissima ninfa. Ma non assomigliava alla madre: altissimo, con il corpo massiccio coperto di peli rossi, i capelli aggrovigliati, aveva un unico occhio in mezzo alla fronte. Era il più famoso della famiglia dei Ciclopi.

    I Ciclopi erano creature gigantesche.Vivevano facendo i pastori lungo le coste italiche, ma il loro paese natale era la Sicilia. Crudeli e privi di leggi, non temevano né gli dei, né gli uomini.

    Polifemo mangiava il formaggio che ricavava dal latte delle sue pecore; quando però capitavano dalle sue parti degli stranieri, li divorava senza pietà.

    Un giorno Ulisse -il re di Itaca- sbarcò in Italia insieme ai suoi uomini, ed approdò sulle rive della Sicilia, davanti alla grotta del ciclope. Gli stranieri entrarono, ma Polifemo li rinchiuse nella sua grotta e incominciò a divorarli. Quando chiese ad Ulisse come si chiamasse, lui, furbo come sempre, rispose che il suo nome era "Nessuno". Poi fece bere al ciclope un vino assai forte e lo ubriacò; infine fece ardere per un po' un tronco di legno e lo conficcò nell'unico occhio che aveva.

    Polifemo, cieco e pazzo di dolore, urlava chiedendo aiuto. Accorsero i fratelli Ciclopi, i quali gli chiesero chi fosse stato a fargli male, ma lui rispose: "Nessuno! Nessuno mi fa del male!". Quelli, convinti che non ci fosse nessuno, si allontanarono.

    La mattina dopo il gigante tolse la pietra davanti alla porta della caverna per far uscire le greggi, tastando la schiena dei montoni che passavano, ma Ulisse e i compagni sopravvissuti si erano nascosti sotto la pancia degli animali e poterono fuggire facilmente.

    Il cieco Polifemo, rendendosi conto che la grotta era vuota, cominciò a lanciare in mare immensi macigni, ma invano...

    Polifemo, famosissimo Ciclope con un solo occhio in mezzo alla fronte, era figlio della ninfa Toosa e di Poseidone (dai latini chiamato Nettuno), fratello di Zeus (Giove), re dell’Olimpo.

    Come scrive Luigia Achillea Stella, in “Mitologia Greca” (Torino 1956), i figli terreni del dio del mare non sono eroi né uomini, ma primitive creature selvagge di smisurata forza fisica e di inaudita violenza e ferocia bestiale, che vivono, per usar termini dell’Odissea, fuori dalle leggi divine e non conoscono giustizia. Implacabili nemici degli uomini, omicidi e a volte cannibali, dimorano in remote contrade in riva al mare, assaltando i forestieri.

    Il più famoso dei selvaggi figli giganti di Poseidone è senza dubbio il ciclope Polifemo. Secondo la tradizione mitica documentata dall’Odissea, Polifemo è un essere immane e selvaggio che abita entro una grotta, uccidendo e divorando i malcapitati stranieri che giungono ignari a quelle rive.

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