Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scienze socialiPsicologia · 1 decennio fa

Ciao a tutti sto scrivendo un romanzo a tratti psicologico di una bambina che cresce piano piano tra mille?

difficolta' nel lavoro, amore, amicizia cosa pensate di questa bozza?

Era la lezione di religione, il nostro professore ci parlava di tutto tranne che di culto; erano più che altro trattazioni di società. Non ci sgridava mai, anche se facevamo i compiti per l’ora successiva o chiacchieravamo degli affari nostri. Era un brav’ uomo dall’aspetto pacioso; occhiali spessi e qualche chilo di troppo la rendevano una figura bonaria. Da una qualsiasi domanda banale articolava un argomento ricco e dettagliato di domande e risposte, aggiungerei molto istruttivo. Sembrava una lezione inutile, in realtà il nostro professore ci insegnava a ragionare e affrontare i temi più vari.

In una di queste ore io e la mia fedele compagna ci eclissavamo nel nostro rifugio segreto: il bagno femminile, conversavamo del più e del meno; io minuta senza un filo di pancia, maglioncino nero, adoravo i colori scuri, indossavo jeans estrosi, capelli neri non naturali e parecchi orecchini all’orecchio, un rossetto rosso e eyeliner nero spesso sugli occhi. Un aspetto aggressivo che trasudava una desiderio di ribellione che tuttavia difficilmente fuoriusciva allo scoperto o meglio non mi apparteneva. Chiunque mi parlasse, infatti, mi avrebbe descritta come persona riservata e tranquilla.

Seduta a terra fumavo, lei affacciata alla finestra osservava il paesaggio circostante. La osservavo di profilo, il suo nasino piccolo e delicato, la pelle chiara e perfetta le labbra definite, capelli rossicci e occhi azzurri intensi che fissavano un’ infinità , che solo lei conosceva.

Superava le barriere mentali per trovare un grande parco dove potesse galoppare con il suo cavallo, libera da tutto e da tutti lontano dai pensieri, distante dal passato e dal futuro. Lei baciata dal sole galoppava e galoppava, capelli al vento e un sorriso felice sulle sue labbra. Correva impaziente verso la sua mamma che la aspettava in lontananza a braccia aperte. Quello vedevo nei suoi occhi, la voglia d scappare e di cancellare la rabbia che sentiva dentro.

“La convivente di mio padre è morta” “Ah” replicai aspirando una tirata per darmi un tono “Si l’abbiamo trovata nella vasca è scivolata ha battuto la testa era in un lago di sangue. Era terribile ciò che mi diceva, sembrava un film dell’ orrore. Non so perché non so per come. Mi allontanai da lei e non affrontai più quel discorso. Temevo di sapere altri affari, realtà di cui mi sarei pentita di conoscere, cose che non mi appartenevano. Da quella volta non affrontammo più quel discorso, anche se restammo amiche.

Ero legata anche a Mary. Lei era un'altra pecora nera del piccolo gruppo. Fisicamente era robusta, paonazza un faccino tondo e dalla pelle chiara, occhi castani tondi furbetti e un paio di occhiali tondi. Aveva la erre moscia ed era molto simpatica. A me faceva tanto ridere aveva un modo di fare spigliato ed esuberante; l’opposto mio. Tuttavia anche lei era problematica, i suoi genitori erano separati e sostanzialmente si sentiva inadeguata, non si accettava fisicamente e viveva a caso. Prendeva psicofarmaci e andava dalla psicologa. Credevo fosse un malessere passeggero, adolescenziale. A scuola non studiava e spesso non si presentava, le rare volte che c’era la

2 risposte

Classificazione
  • grvno
    Lv 7
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    Premetto che sono una scrittrice, ed ho anche pubblicato.

    ebbene, hai scritto così bene senza staccare dalla domanda all' inizio del romanzo, che per un po' ho credito fossero cose accadtete realmente a te.SCRIVI Scrivie e non fermarti di fronte alle risposte di chi neppure conosce la nostra meravigliosa lingua. Io ti legggererò all' infinito ma ti avverto che qua è un covo di vipere che se per caso hanno abbastanza cevello da capire che sei brava, ti segnslerenno per abusi, ti bloccheranno, cercheranno di far bannare le tue domande, faranno di tutto per non dover ammettere di aver incontrato una persona che ha talento. E tu ne hai. Ora non voglio illuderti dicendoti che il talento sia sufficiente, per poter scrivere bene ci sono mille regole da reguire, ma oggi il mondo dell' editoria è cambiato, ci penseranno loro a "trasformare" il tuo romanzo in qualcosa di pubblicabile. Non prenderela per questo a meno che non travisino tratti importanto dando un' impronta totalmente diversa da quella che tu immaginavi. Comunque rimane il fatto iniscutibile che tu sappia scrivere. Siamo in pochi, io ho rinunciato anche quando ho avuto proposte per motivi personali, per come andava la mia vita ma tu vai buttati. Darai fastidio a molti (i primi qui su answers) ma cerca di superare ogni ostacolo tenendo presente qual' è il tuo obiettivo. Mi piace come scrivi, brava e in bocca al lupo. di più non posso dirti. De vuoi qualche dritta di casa editrice contattami, nel mio status è tutto in bella vista, io ho da nascondere zero. Ciao ed abbi la miglior fortuna

  • Anonimo
    1 decennio fa

    lo leggerò

    ma mi pare un pò nà boiata

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