johnny ha chiesto in Arte e culturaLibri ed autori · 1 decennio fa

Chi vuole divertirsi a scrivere un racconto insieme a me? Io ho iniziato così...?

Guardai in alto e il cielo si divertiva a giocare a nascondino con le nuvole, sembrava stessero invitando a giocare anche me, ma io non avevo voglia di rincorrerli, non avevo voglia di fare niente. Solo di lasciar passare il tempo, farmelo scorrere addosso come mani esperte che dal collo scendono sulla schiena, tonificando la massa muscolare, per troppo tempo rimasta contratta e in guardia come una sentinella in attesa del nemico.

<< Papà, papà, corri presto!>>. Era la voce di mia figlia Mariacarlotta.

Spostai lo sguardo verso quella bambina che correva verso di me. Aveva una matassa di capelli rossi, riccioli e due occhi azzurri, così diversi dai miei. Indossava un vestito bianco, con un grazioso grembiule ricamato.

La sua voce squillante continuava a chiamarmi.

<< Che c'è?>> domandai.

<< Briciola è salita sull'albero!>> si lagnò lei. Uffa. Come sempre aveva costretto il nostro povero gatto ad arrampicarsi sull'albero.

<< Oddio, un'altra volta? Va bene...>> mi alzai dal prato, spazzandomi l'erba ancora attaccata ai pantaloni e mi avviai a recuperare il compagno di giochi di mia figlia.

Mariacarlotta ansimava compiaciuta stringendo a sè il micino che sgranava gli occhi e soffiava innervosito.

<<Cara, non lo stritolare > >la avvertii io.

Lei mi rivolse uno dei suoi più bei sorrisi e mi precedette all'entrata con passo zelante

<Ria! è pronto il pranzo! Lavati le mani! > sorrise Kyra, la mia dolce metà.

Questo accadeva due mesi fa. Prima che Kyra, la moglie che mi accoglieva con una tazza di the la sera, quella che mi massaggiava la schiena mentre le raccontavo la giornata al lavoro, ricevesse quella telefonata.

<< Scusami >> mi disse prima di avviarsi verso l'ingresso, dove il telefono che avevamo deciso di ignorare non aveva smesso di squillare.

Non potei fare a meno di guardarla mentre saltava giù dal divano e correva con quei suoi passetti leggeri. Le lunghe gambe slanciate strette nei collant, i capelli bruni che sfuggivano dallo chignon, il gioco di perle che le pendeva sul petto. Scappare dall'Italia per cominciare una vita nuova in Inghilterra non era stato così difficile, insieme a lei. Cambiare lavoro, imparare una lingua, non c'era niente di impossibile se lei era con me, a fissarmi con gli occhi grigi un po' maliziosi, a ridere con quel suo tono particolare.

<< Come ha avuto il mio numero? >> la sentii chiedere << Pronto? >>

Riagganciò ma non si mosse. Mi sporsi un po' in avanti per chiamarla, e la vidi nel riflesso dello specchio del salone portarsi una mano alla bocca, restare qualche secondo così, come in meditazione, per poi tornare da me.

<< E' successo qualcosa? >> le chiesi prendendole la mano.

<< Niente >> mi disse soltanto.

Tre settimane dopo, quando mi ero già dimenticato di questo episodio, tornando dal lavoro la trovai in cucina, seduta accanto alla finestra che dava sul giardino.

<< Dobbiamo parlare >> disse.

Quel giorno, scoprii due cose: mia moglie non era la donna che credevo. Mariacarlotta non era mia figlia. Il suo vero padre era morto tre settimane prima, appena due ore prima di quella telefonata.

La sera stessa feci le valigie e lasciai il cottage. Ora vivo in un motel a pochi passi dal mio ufficio, ho venduto l'auto così ho più soldi da destinare al bere. Sono depresso e ho tentato il suicidio. Tre volte.

1 risposta

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  • 1 decennio fa
    Migliore risposta

    Ma ogni volta c'era qualcosa che, straziante, mi tratteneva qui. La speranza? No. La voglia di vendetta? Neanche. Un sentimento sottile, odioso, fastidioso... Semplicemente l'insistente desiderio di comprensione.

    Andarmene.. si. Ma prima sapere.

    Perchè questa menzogna? Perchè continuare a stare con me, farmi affezionare alla bambina, e portarmela via proprio quando il vero padre ormai non c'è più.

    E perchè tenerla lontana da lui? Le faceva forse del male?

    No: non posso morire! Devo assolutamente sapere cosa ha spinto questa donna ad allontanare sua figlia dal padre naturale. In me trovava sicuramente protezione da quella situazione. Se no non decideva di andarsene da me solo dopo la morte dell'ex compagno.

    Ho bisogno di ritrovarle: ma senza avvicinarle ancora.

    Devo seguire il percorso della loro vita, prima che si intrecciasse con la mia.

    Devo capire le sue scelte, cercare di condividerle, senza pensare che possa avermi fatto del male, fine a se stesso.

    Magari aveva bisogno di me... magari ha tutt'ora bisogno di me, e per paura di farmi sentire ancora "usato" da questa situazione, preferisce andarsene lontano..

    Magari... forse...

    non posso morire ora. Non sarà il mio DNA a scorrere tra le vene di quella bimba, ma l'ho cresciuta io. Sono io l'uomo che lei chiama "papà". Sono io quello al quale si rivolge quando il suo gattino si incastra tra i rami degli alberi. Sono io la figura di riferimento per la sua sicurezza e stabilità.

    Non posso abbandonarla.

    Devo ritrovarla... magari sta pensando a me.. forse le manco...

    Potrebbe essere chiusa nella stanza di qualche triste albergo, sola a piangere, per non farsi vedere dalla madre.

    Rivoglio la mia bambina. Voglio tornare a poter proteggere la mia famiglia. E questo va oltre la delusione delle bugie che mi hanno abbracciato contro la mia volotà sin'ora.

    L'amore, alla fine, vince sempre.

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